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TERRORISMO

Ambiguità turca sul defunto leader dell'Isis

Il leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, successore di Al Baghdadi dal 2019, si è suicidato, assieme alla famiglia, per non farsi catturare dalle forze speciali statunitensi, che avevano scoperto il suo nascondiglio. Si trovava in Siria, in un'area controllata dai turchi e a due passi dal confine con la Turchia. Possibile che Ankara non ne sapesse nulla? 

Esteri 05_02_2022
Siria, il rifugio del leader dell'Isis

Il Califfato perde anche il suo ultimo leader, erede di Abu Bakr al Baghdadi ucciso nel 2019 dalle forze speciali statunitensi. Il leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi (noto anche come Amir Muhammad Sa'id Abdal-Rahman al-Mawla) è stato ucciso in un’incursione condotta dalle forze speciali statunitensi nella notte tra il 2 e il 3 febbraio nella provincia settentrionale siriana di Idlib.

L’attacco contro il covo del successore di Abu Bakr al-Baghdadi, è stato effettuato con elicotteri e truppe elitrasportate e secondo quanto rivelato è durato circa due ore, concentrato intorno a una casa di due piani nel villaggio di Atmeh, in una zona vicina al confine con la Turchia e circondata da campi di sfollati. Il presidente statunitense Joe Biden ha precisato che tutti i militari statunitensi coinvolti nell'operazione sono rientrati alla base in sicurezza. "Grazie al coraggio delle nostre truppe questo orribile leader terrorista non c'è più", ha detto Biden definendo Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi responsabile del genocidio degli Yazidi nel 2014 nei territori iracheni occupati dal Califfato e anche del recente assalto alla prigione di Ghwayran ad Hasaka dove sono detenuti 3mila prigionieri dello Stato Islamico sotto il controllo delle milizie curdo-arabe delle Forze Democratiche Siriane, sostenute dagli Stati Uniti. Nell’attacco jihadista del 20 gennaio e nelle operazioni successive protrattesi per sei giorni sono morti almeno 120 combattenti e guardie carcerarie curde e forse qualche centinaio di jihadisti.

Fonti siriane a Idlib riferiscono che le vittime del raid sarebbero 13, fra cui 6 bambini e 4 donne, anche se Biden ha assicurato che è stata presa "ogni precauzione disponibile per ridurre al minimo le vittime civili" ed è per questo che è stato scelto di non condurre un raid aereo contro la casa. Ma - ha aggiunto - mentre le forze Usa si avvicinavano, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi ha scelto di farsi saltare in aria anziché affrontare la giustizia, uccidendo anche moglie e figli, proprio come aveva fatto il suo predecessore Abu Bakr al-Baghdadi. Un numero così limitato di vittime potrebbe lasciare intendere che non vi fossero miliziani pronti a difendere il leader dell’IS o che non fossero in numero sufficiente a opporre una resistenza credibile.

Uno degli elicotteri americani impiegato nel raid è stato fatto esplodere in seguito ad un’avaria dalle stesse forze speciali, come hanno riferito alcuni funzionari del Pentagono al Washington Post. Una curiosa coincidenza con il raid ad Abbottabad, in Pakistan, in cui nel maggio 2011 venne ucciso il leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden. Anche allora un elicottero delle forze speciali americane venne fatto esplodere, perché non in grado di volare in seguito a un incidente in fase di atterraggio. Al-Qurayshi aveva assunto la guida dello Stato Islamico il 31 ottobre del 2019, pochi giorni dopo la morte di Al-Baghdadi in un raid Usa effettuato sempre nella stessa zona, nella provincia siriana di Idlib a pochi chilometri dal confine turco.

Nelle ultime settimane l'Isis era tornato a colpire in modo incisivo in Iraq e Siria e ieri il portavoce dell'esercito iracheno, Yahya Rasool, ha riferito che l'intelligence di Baghdad ha fornito informazioni dettagliate alla coalizione militare guidata dagli Stati Uniti per poter individuare il luogo dove si nascondeva il leader dell’IS che secondo il generale Kenneth McKenzie, alla testa del Central Command (CENTCOM), avrebbe dovuto essere catturato in base agli ordini impartiti alle forze speciali. "Le forze speciali statunitensi sotto il comando operativo del CENTCOM hanno condotto un raid in elicottero nei pressi di Idlib per catturare il leader dell'IS, e dico catturare. Questo era l'intento della missione", ha detto McKenzie. Parole che sembrano replicare alle dichiarazioni del vice portavoce delle Nazioni Unite (Onu), Farhan Haq, che si era definito "preoccupato dal numero di vittime civili riportate nell'operazione di Washington" ritenendo "necessaria un'indagine".

Nel lanciare l’assalto dal cielo alla casa del leader dell’IS gli americani avrebbero diffuso dagli elicotteri messaggi in arabo in cui si avvertivano i miliziani: ''Chi si arrende sarà salvo, gli altri moriranno'', riporta il New York Times citando testimoni oculari. Fonti del Pentagono hanno invece rivelato alla CNN che gli Stati Uniti si sono coordinati con la Russia per liberare lo spazio aereo nell’area interessata dall’incursione solitamente frequentata dai velivoli russi che sostengono le truppe di Damasco.

Restano aperti diversi interrogativi circa la morte dell’ultimo (per ora) leader del Califfato. Come al-Baghdadi, anche al-Qurayashi viveva in apparente tranquillità, con la famiglia, nella provincia settentrionale siriana di Idlib presidiata da milizie jihadiste e da truppe turche che hanno finora impedito alle forze di Damasco e ai loro alleati russi di riconquistare totalmente quel territorio. I due ultimi leader dell’IS sono stati uccisi, quindi, in un territorio sotto stretto controllo turco e a due passi dai confini con la Turchia.

Difficile immaginare che il governo di Ankara non ne fosse al corrente a conferma delle mille ambiguità che in questi anni hanno visto intrecciarsi gli interessi dello Stato Islamico e della Turchia, accomunati dalla volontà di colpire il governo siriano e i curdi. Ankara mantiene peraltro l’occupazione illegale, per il diritto internazionale, di parte della provincia di Idlib, di una fascia di 30 chilometri di confine siriano e di alcune aree del territorio iracheno a nord di Mosul con la motivazione di dover combattere i “terroristi” curdi.

Non a caso ieri le Forze Democratiche Siriane (FDS) hanno ringraziato gli USA per il raid che ha ucciso al-Qurayshi, accusando la Turchia di aver protetto il leader dell’IS, che aveva affittato una casa vicino alla frontiera turca.