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Cattedra di San Pietro a cura di Ermes Dovico
Ora di dottrina / 198 – La trascrizione

Abramo e Maria – Il testo del video

Il parallelo Abramo-Maria è legato al parallelo Isacco-Cristo: come il grande patriarca offre il figlio al Padre, così la Santissima Vergine offre il Figlio al Padre, «piena di zelo per l’onore di Dio ben più di Abramo» (sant’Alfonso de Orozco). Il parallelo nella Redemptoris Mater. E la tradizione rabbinica.

Catechismo 22_02_2026

Continuiamo le nostre catechesi per rintracciare l’annuncio di Maria Santissima nell’Antico Testamento, avvalendoci della lettura detta “tipologica” che la Chiesa ha sempre utilizzato e che i Padri della Chiesa hanno in qualche modo appreso dalla letteratura rabbinica, aggiustandola. Questo approccio è andato sviluppandosi nei secoli e in sostanza rintraccia, senza violentare il testo evidentemente, dei “tipi” che precedono e annunciano Cristo e anche Maria Santissima. Quella di Maria Santissima non è un’aggiunta, ma è il corollario di quella lettura tipologica che ha per suo fondamento una lettura cristologica. Come andiamo dicendo da diverse domeniche, il principio fondamentale è proprio la predestinazione comune di Cristo e di Maria nell’opera della redenzione e anche nel progetto della creazione; per cui come abbiamo una lettura tipologica che riguarda la figura di Cristo – che è anticipato nell’AT da altri personaggi come Adamo, Mosè, Davide, Salomone, ognuno dei quali tratteggia un aspetto di Cristo, che poi viene a compierlo – analogamente abbiamo questo approccio in Maria Santissima.

Oggi vediamo di considerare un aspetto interessante, cioè Maria nel suo rapporto con Abramo. Domenica scorsa abbiamo visto il parallelo Eva-Maria, che discende ed è legato al parallelo Adamo-Cristo. Oggi vediamo il parallelo Abramo-Maria che è legato al parallelo Isacco-Cristo. Di Isacco, in particolare, consideriamo quell’episodio centrale della storia dell’AT e di tutta la tradizione cultuale giudaica, cioè il suo sacrificio per mano di Abramo sul monte Moria, che poi sarà, secondo la tradizione ebraica, il monte del tempio.

Ritroviamo questo parallelo in autori che appartengono abbastanza all’epoca moderna, ma non per questo manca un fondamento: la storia conosce uno sviluppo di riflessione; talmente vasto è il mistero di Cristo e di Maria che, sulla base di alcuni temi comuni, abbiamo lo sviluppo di molte altre riflessioni, alcune molto pertinenti e fondate, altre più estemporanee.

Il primo testo che voglio citarvi viene dall’enciclica Redemptoris Mater, l’enciclica mariana di san Giovanni Paolo che al n. 14 pone proprio questo parallelo tra la fede di Abramo e la fede di Maria Santissima: «Anche la fede di Maria può essere paragonata a quella di Abramo, chiamato dall’Apostolo “il nostro padre nella fede” (Rm 4,12). Nell’economia salvifica della rivelazione divina la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’Antica Alleanza; la fede di Maria nell’annunciazione dà inizio alla Nuova Alleanza».

Le due alleanze hanno alla loro origine un padre e una madre, la fede di Abramo e la fede di Maria. San Giovanni Paolo II presenta subito il parallelo: «Come Abramo “ebbe fede sperando contro ogni speranza che sarebbe diventato padre di molti popoli” (Rm 4,18), così Maria, al momento dell’annunciazione, dopo aver indicato la sua condizione di vergine (“Come avverrà questo? Non conosco uomo”), credette che per la potenza dell’Altissimo, per opera dello Spirito Santo, sarebbe diventata la Madre del Figlio di Dio». Ricordiamo che Abramo per molto tempo non riuscì ad avere figli dalla moglie Sara, mentre ne ebbe uno dalla schiava; Dio gli promise una discendenza e Abramo credette contro ogni speranza che la moglie, ormai avanzata negli anni e quindi sterile anche per l’età, gli avrebbe dato un figlio e che questo figlio sarebbe stato l’inizio di una discendenza sterminata, numerosa.

San Giovanni Paolo II continua: «Tuttavia le parole di Elisabetta: “E beata colei che ha creduto” non si applicano solo a quel particolare momento dell’annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo “itinerario verso Dio”, tutto il suo cammino di fede». Questa fede nell’Annunciazione è sì un compimento, ma è anche un inizio. E anche per Abramo è stato così: la sua fede, cioè la fede all’annuncio che Sara gli avrebbe dato un figlio e che questo figlio sarebbe stato il primogenito di una discendenza che non si sarebbe potuta contare, crebbe nella sua vita e raggiunse in qualche modo la sua prova più alta nella richiesta da parte di Jahvè di sacrificargli proprio quel figlio. Analogamente abbiamo questo itinerario in Maria Santissima: il fiat dato nell’Annunciazione è sì un compimento, ma è anche un inizio: è l’inizio di un cammino di fede la cui prova più elevata fu senza dubbio su un altro monte, il Calvario, quando il Padre le ha chiesto di immolargli il Figlio, come a un nuovo Abramo.

Questo riferimento lo troviamo ancora nell’enciclica Redemptoris Mater, al n. 26: «L’angelo le aveva detto allora: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande..., e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine”. I recenti eventi del Calvario avevano avvolto di tenebra quella promessa; eppure, anche sotto la Croce non era venuta meno la fede di Maria. Ella era stata ancora colei che, come Abramo, “ebbe fede sperando contro ogni speranza”» (Rm 4,18). Dunque, c’è un parallelo che Giovanni Paolo II vede non solo al momento dell’Annunciazione, ma anche ai piedi della Croce. Questo parallelo con Abramo è molto forte, se andiamo a leggere proprio i due testi del libro della Genesi, al capitolo 22, e i racconti della Passione, in particolare il Vangelo di Giovanni.

Questo parallelo non è una novità assoluta del magistero di Giovanni Paolo II, ma ha delle radici. Un testo interessante lo troviamo in un santo poco conosciuto, ma al suo tempo molto importante, e che fu anche predicatore alla corte di Spagna: sant’Alfonso de Orozco (1500-1591), sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino. Fu un personaggio molto conosciuto, molto apprezzato nella sua epoca come predicatore e consigliere. In una delle sue omelie, l’Omelia per la Quinquagesima, egli scrive: «Il Padre buono non risparmiò suo Figlio. Dirò di più. Cristo non fu consegnato dal Padre ma dalla Madre benedetta, Maria. Essa, piena di zelo per l’onore di Dio ben più di Abramo, offrì il suo Isacco, offrì il Figlio in olocausto al Padre del cielo, quando lo vide pendere dalla croce. E come l’umile Abigail pregava dicendo: “Ricevi, Signore, questa benedizione a te offerta dalla tua serva, poiché l’unigenito Figlio di Dio, Cristo, è colui del quale il Signore ha detto ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette le genti”. Ecco quale offerta e benedizione la Vergine Maria offrì al Padre celeste». In questo testo, il parallelo Abramo-Maria si fa più serrato. Sant’Alfonso de Orozco parla di un’offerta parallela a quella di Abramo. Abramo offre il figlio al Padre, Maria offre il Figlio al Padre; il santo lo chiama addirittura «il suo Isacco». E come Abramo offrì Isacco in olocausto, almeno nella disposizione interiore, così Maria.

Un altro autore, siamo sempre nel XVI secolo, è Alfonso Salmerón (1515-1585), un gesuita, anche lui un personaggio molto importante, coevo e compagno della prima ora di sant’Ignazio di Loyola. Alfonso Salmerón, commentando il passo del cap. 19 del Vangelo di San Giovanni che vede Maria sotto la croce, richiama questo parallelo biblico: «Gesù chiamò la madre presso la croce affinché la madre stessa offrisse suo Figlio in sacrificio per il mondo al Padre eterno come Abramo per obbedienza volle offrire suo figlio». Poi richiama l’immagine della madre dei sette Maccabei, cioè della donna che esortava i suoi figli a sopportare la morte per Dio e «nello stesso modo Maria Vergine rappresenta la Santa Chiesa che non smette di offrire al Padre per la salvezza dei suoi figli questo sacrificio della croce».

Dunque, abbiamo alcuni autori che pongono questo parallelo interessante. Qualche domenica fa, abbiamo già affrontato questo tema perché lo abbiamo ritrovato in alcune opere del beato Giacomo Alberione, il santo fondatore della Famiglia Paolina, dove veniva posto appunto questo parallelo: un parallelo che non riguardava solo la fede di Abramo e Maria, con Abramo che crede ai tre personaggi che gli annunciano un figlio dalla moglie sterile e con Maria che dà il proprio consenso di fede a Dio mediante l’angelo che le annuncia che sarebbe diventata Madre di Dio senza conoscere uomo, quindi qualcosa di più grande ancora, sia quanto alla circostanza sia quanto a Colui che doveva nascere, cioè il Figlio di Dio. Il parallelo c’è anche nel sacrificio di Isacco e in quello di Cristo sul Calvario.

Adesso, dopo aver citato queste fonti autorevoli, andiamo a vedere se è un parallelo che effettivamente si accorda con quello che noi abbiamo nel testo biblico oppure se è magari un’intuizione devota, ma senza o con poco fondamento. La scorsa volta siamo andati a vedere, essendo Maria legata a Cristo, perché Cristo è realmente il nuovo Adamo e dunque perché è legittimo affermare Maria come nuova Eva. Qui il parallelo che stiamo facendo è invece tra Abramo-Maria e Isacco-Cristo. Veramente Cristo è il nuovo Isacco. Quando guardiamo ai testi rabbinici sul sacrificio, noi troviamo questa insistenza sul fatto che Isacco non fosse un personaggio ignaro di quello che stava accadendo, ma che a un certo punto dà il proprio consenso a questa offerta e addirittura esorta il padre Abramo a compiere questo sacrificio in onore di Jahvè. Vi riporto alcuni di questi testi che avevo già citato nell’articolo a cui ho già fatto riferimento. C’è un Midrash che riporta questo racconto relativo al sacrificio di Isacco: «Subito Isacco tremò e si scossero le sue membra, perché comprese il pensiero di suo padre, perché non c’era nulla nella sua mano da offrire in olocausto. Tuttavia si fece forza e disse a suo padre: Se è vero che il Santo – benedetto egli sia – mi ha scelto, ecco la mia anima è donata a lui». Pensiamo a questo tremore: questo essere profondamente scosso, richiama molto da vicino l’agonia di Cristo nel Getsemani, dove il Signore Gesù, come Isacco, deve combattere una lotta interiore e farsi forza per dire al Padre: “Se è vero che mi hai scelto, la mia anima è donata a te”. Prosegue il Midrash: «E Isacco accettò con pace la sua morte per adempiere il precetto del suo creatore. Gli disse allora Avraham: Io so al tuo riguardo, figlio mio, che tu non ti opponi al comando del tuo creatore e al mio comando. Rispose Isacco a suo padre: Padre mio, fa’ presto! Compi il volere del tuo creatore ed egli compirà il tuo».

Un altro commentario, stavolta di Rashi di Troyes (1040-1105), un commentatore ebreo medievale, insiste su questa linea: «Dio provvederà da sé l’agnello – Dio vedrà e si sceglierà da sé l’agnello, ma se non vi sarà alcun agnello per l’olocausto, sarai tu, figlio mio, l’agnello per l’olocausto. Sebbene allora Isacco comprendesse che andava a esser sgozzato, ciononostante andarono tutti e due insieme, con lo stesso cuore». Vedete questa doppia enfasi: da un lato la necessità di mettere in luce l’offerta stessa di Isacco e dall’altro la profonda unione tra Abramo e Isacco, un unico intento, un unico cuore. Vi rimando al riguardo al supplemento di domenica scorsa quando abbiamo visto questa idea chiave negli appelli di suor Lucia di Fatima. Sono temi che tornano e ritornano e che alla fine suoneranno una sinfonia armonica.

Di questa lettura, presente nella tradizione rabbinica contemporanea a Cristo e successiva, troviamo un segno importantissimo nel Vangelo. Ed è il riferimento al cap. 8 del Vangelo di San Giovanni, in cui c’è la famosa disputa dove si arriva al vertice dell’incomprensione tra il mondo giudaico e Cristo; il Signore Gesù dice: «Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e se ne rallegrò» (Gv 8, 56). Che cosa vuol dire questo testo? È un testo importante. Cosa vuol dire che Abramo «lo vide e se ne rallegrò»? Pensiamo al contesto. Gesù sta cercando di convincere i suoi avversari che Lui è il Figlio di Dio, quindi deve citare qualcosa che può essere presente e compreso nel contesto della tradizione rabbinica. Ora, quando Abramo vide il giorno di Cristo e se ne rallegrò? Nel passo di Genesi 22, alorché Jahvè ferma la mano di Abramo, cosa fa Abramo? Letteralmente, «alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e l’offrì in olocausto invece del figlio» (Gn 22, 13). Cioè, quello che Abramo vide non fu semplicemente un animale, ma fu in visione, in profezia, Colui che doveva essere la vittima da offrire in olocausto, vide il Messia che doveva essere offerto in olocausto. Questo fu il giorno in cui Abramo vide il giorno di Cristo e se ne rallegrò.

Poco dopo, sempre nel cap. 8 del Vangelo di Giovanni, Gesù dice: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» (Gv 8, 58). Questo testo è importante, perché quando andiamo a vedere il libro della Genesi, in conclusione di questo episodio del cap. 22 troviamo un’espressione strana: «Abramo chiamò quel luogo “Il Signore provvede”, perciò oggi si dice: “Sul monte il Signore provvede”» (Gn 22, 14). Ora, questa espressione ha due possibilità di lettura. La prima è che il Signore provvede Lui stesso la vittima, e il luogo. Nell’interpretazione rabbinica, questo ha significato che in quel momento Dio ha provveduto al luogo e alla vittima dove avrebbe fatto dimorare la sua Shekinah, la sua presenza. E lì, sul Moria sarebbero stati offerti i sacrifici. Questo episodio segna così l’inizio di quella presenza che Dio stabilirà in mezzo al suo popolo nel tempio dove verranno offerti i sacrifici. Ma noi sappiamo anche che sia il tempio sia i sacrifici sono figura del vero tempio e dei veri sacrifici. Gesù stesso, nel Vangelo di Giovanni, parla del proprio corpo come del vero tempio: «Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo ricostruirò». San Giovanni commenta: «Ma egli parlava del tempio del proprio corpo» (Gv 2, 19. 21). E Lui stesso è la vittima offerta. Nei quattro Vangeli, e in particolare in san Giovanni, Cristo è compreso letteralmente come l’agnello del sacrificio.

“Il Signore provvede” vuol dire dunque da un lato che il Signore ha provveduto non solo al tempio e alle vittime dell’Antico Testamento, figura di Cristo, ma ha provveduto a Cristo stesso, che è tempio e agnello. Ma vuole anche dire che lì il Signore fu visto, cioè: non solo il Signore ha provveduto, ma anche è stato visto. E dov’è stato visto? Nella vittima stessa. Quindi qui abbiamo un mistero abbozzato del futuro sacrificio pieno e compiuto del Messia, ma anche della natura divina di questo Messia, perché Lui stesso è stato visto sul monte. Ecco perché Gesù può dire: Abramo ha visto il mio giorno, «lo vide e se ne rallegrò». E subito dopo annuncia: «Io Sono», che è il nome per eccellenza di Jahvè, il nome che poteva essere nominato solo una volta all’anno dal Sommo Sacerdote.

Dunque, vedete che il parallelo Isacco-Gesù è molto forte, stringente. Allora ci poniamo di nuovo la domanda: dov’è il nuovo Abramo, se il nuovo Isacco è Cristo? Gli autori che abbiamo citato ce lo dicono chiaramente: il nuovo Abramo è Maria Santissima. E lo è, come abbiamo visto anche nel magistero di Giovanni Paolo II, in virtù di quel parallelo sulla loro fede nel momento delle due annunciazioni – l’annunciazione ad Abramo relativa a Isacco e l’annunciazione a Maria relativa a Cristo –, ma anche in quel momento culmine in cui questa fede viene provata e si dilata: il sacrificio di Isacco e il sacrificio di Cristo. E quale fu la conseguenza della risposta di fede di Abramo che non esitò a sacrificare il figlio? Fu un’ulteriore benedizione: Dio dice che avrebbe reso molto numerosa la discendenza di Abramo, «come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare» (Gn 22, 17), perché «non mi hai rifiutato il tuo figlio, il tuo unico figlio» (Gn 22, 16). Maria Santissima riceve la “conferma” di quella benedizione: «Benedetta tu fra le donne, benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1, 42), le dirà in profezia Elisabetta. Maria riceverà quindi in qualche modo la conferma, la maturazione piena, l’esplosione di questa benedizione precisamente sul Calvario, perché ella stessa non ha rifiutato il suo figlio, il suo unico Figlio.

In questa luce comprendiamo il famoso reciproco affidamento che Cristo fa di Maria a Giovanni, e di Giovanni a Maria (cf. Gv 19, 26-27). I Padri dicono che in Giovanni abbiamo la Chiesa; cioè lì, in questa offerta che Maria stessa fa del proprio Figlio, in una fede eroica, abbiamo la sua fecondità piena: ella diventa Madre non solo del Figlio ma di tutta la discendenza del Figlio, perché il Figlio è il primogenito di coloro che sono salvati. Non è semplicemente l’unigenito del Padre, è il primogenito di molti fratelli (cf. Rm 8, 29). Maria diviene in questo momento la Madre di tutta questa discendenza di cui Cristo è il primogenito. Dunque, è un parallelo veramente splendido, che ci permette di cogliere un altro aspetto della figura di Maria Santissima. Il nostro approccio, scrutando le Scritture, è proprio quello di vedere come da ognuna di queste figure che anticipano Maria, nella lettura tipologica, noi possiamo acquisire degli aspetti in più dello straordinario mistero di Maria Santissima, sempre in unione, in relazione a Cristo.



Ora di dottrina / 198 – Il video

Abramo e Maria

22_02_2026 Luisella Scrosati

Il parallelo Abramo-Maria è legato al parallelo Isacco-Cristo: come il grande patriarca offre il figlio al Padre, così la Santissima Vergine offre il Figlio al Padre, «piena di zelo per l’onore di Dio ben più di Abramo» (sant’Alfonso de Orozco). Il parallelo nella Redemptoris Mater. E la tradizione rabbinica.

Ora di dottrina / 197 – La trascrizione

La nuova Eva – Il testo del video

15_02_2026 Luisella Scrosati

Non meno importanti delle profezie dirette su Maria, sono quelle indirette: in primis, quella di nuova Eva insieme a Cristo, nuovo Adamo. Un parallelo evidente già per sant’Ireneo e molti altri Padri della Chiesa. Il fondamento nelle Scritture: «la donna», per san Giovanni.

Ora di dottrina / 197 – Il supplemento

Una con Cristo, cioè Corredentrice: la lezione di suor Lucia

15_02_2026 Luisella Scrosati

La veggente di Fatima spiegava il titolo di Corredentrice fondandosi sulla contemplazione dei diversi misteri della vita di Gesù. Maria è unita al Figlio in ogni tappa dell’opera della redenzione da Lui compiuta, dall’Annunciazione al Calvario.

Ora di dottrina / 195 – Il supplemento

La corredenzione e il parallelo Maria-Abramo

01_02_2026 Luisella Scrosati

Con riferimento esplicito alla corredenzione mariana, il beato Giacomo Alberione scrive più volte del parallelo fra Abramo e Maria, spiegando che lei, «più forte di Abramo, offrì il suo Unigenito al Padre, rimanendo ferma nella fede e nel proposito di tutto soffrire per la redenzione del mondo».