La Corredentrice negli scritti della venerabile Costanza Zauli
In ogni evento della Passione del Signore la venerabile Madre Zauli contempla Maria associata a Cristo. Ma la monaca di clausura e fondatrice conferma come per tutta la vita la SS. Vergine ha svolto il «suo mandato di Corredentrice».
L’articolo di domenica scorsa, dedicato alla “presenza” della Corredentrice nelle riflessioni di suor Lucia di Fatima, ha permesso di fare una rapida incursione nel mondo dei contemplativi. La contemplazione ha la peculiarità di essere come la piena maturazione sia della riflessione teologica speculativa sia del sensus fidei; la vera contemplazione è infatti il frutto di quella conoscenza per connaturalità che nasce dalla carità ed è animata dai doni della sapienza e dell’intelletto, e che deve crescere in ogni cristiano, teologo o semplice fedele che sia. Di particolare interesse è quando, a sostenere una certa dottrina, convergono sia la teologia speculativa che il sensus fidei, soprattutto alle altezze della vita contemplativa che caratterizza i santi.
In questo contesto, appare importante ricercare la corredenzione mariana negli scritti di santi e sante (canonizzati o meno), nella loro contemplazione dei misteri della vita di Cristo, come prova del fatto che questa dottrina (e il relativo titolo mariano) è stata confermata da cuori illuminati dalla luce divina e non lanciata da «piattaforme mediatiche» che, come si esprimeva purtroppo la Nota Mater populi fidelis, avrebbero generato «dubbi nei fedeli più semplici». Ciò che stiamo scoprendo domenica dopo domenica è che la verità della corredenzione mariana è patrimonio pacifico del sensus fidelium, soprattutto in quella porzione che ha particolarmente corrisposto alla luce interiore della grazia nella via della contemplazione.
La venerabile Madre Maria Costanza Zauli (1886-1954), fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento, monaca di clausura morta ben prima dell’arrivo delle «piattaforme mediatiche», appartiene a questi fedeli più semplici, ma animati dalla luce divina, tutt’altro che dubbiosi circa la corredenzione mariana. «Appena Ella apparve alla luce del tempo […] in quello [Sole divino] s’immerse con un moto spontaneo di amore, offrendosi incondizionatamente a Dio, disposta a lasciarsi operare per i suoi altissimi fini […]. Nessuno come la Vergine Santissima ha tanto sofferto per le gravissime offese fatte all’Altissimo, e, pur di riparare, si offrì ad ogni genere di sofferenza. La sua eroica offerta di disinteressato amore diede un grande contributo alla Redenzione e le meritò il glorioso titolo di Corredentrice» (Rosario ed Eucaristia, 1995, p. 18).
Madre Zauli contempla la Vergine Maria al suo primo apparire in questo mondo creato in un atto di piena offerta di se stessa alla volontà di Dio e di volontaria riparazione delle innumerevoli offese commesse dagli uomini prima, durante e dopo la sua vita terrena. La persona di Maria Santissima appare connotata da una singolare e attiva cooperazione alla Redenzione fin dagli albori della sua esistenza. E dell’Incarnazione redentrice. La corredenzione risuona già infatti sia nell’Annunciazione che nella Natività. Consapevole della presenza del Verbo incarnato nel suo grembo, Maria «adorava e amava Dio in lei come Madre del Figlio suo e come Madre dei redenti; e questa adorazione traeva il suo alimento dallo spasimo del suo cuore, che iniziava lo svolgimento del suo mandato di Corredentrice» (Ibi, p. 26). Madre Zauli esprime efficacemente la creaturalità e la grandezza di Maria: ella è stata la prima di tutte le creature ad adorare il suo Dio fattosi uomo, ma in forza della sua pienezza di grazia è anche colei che ha offerto l’adorazione più perfetta e più pura. All’origine della sua chiamata come Corredentrice vi è perciò l’atto più doveroso che una creatura offra al suo Creatore; nessun dubbio, agli occhi di Madre Zauli, che anche Maria sia creatura chiamata ad essere la prima adoratrice del Verbo incarnato, ma una creatura chiamata alla singola vocazione di essere unita al Redentore nel piano di salvezza degli uomini.
La stessa idea ricorre nella sua contemplazione della Natività, del 2 gennaio 1951: «Il gaudio ineffabile della maternità divina fioriva spontaneo nella più profonda e compresa adorazione del Dio bambino. Appena ne ebbe fatta l’offerta al Padre, nella luce effusa del divino compiacimento, le vennero svelati i segreti riguardanti lo svolgimento del piano della Redenzione. Lei, vera Madre e Corredentrice, era la sola che avrebbe potuto rendere a Dio […] l’omaggio di adorazione che gli si doveva» (Adorazione, 1996, p. 137-138), prima fiamma di tante lampade che avrebbero in seguito brillato in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. L’essere Corredentrice non pone dunque Maria al di sopra di Cristo o al suo stesso livello. Nondimeno, la pone al suo fianco, come vera cooperatrice.
La Presentazione di Gesù al tempio è un altro squarcio di luce sul mistero della sua corredenzione; in risposta alla profetizzata spada di dolore che avrebbe trafitto il cuore della SS. Vergine, «con piena generosità, in unione a Gesù, Maria ripeté il suo eroico “fiat”, pronta a tutto pur di cooperare alla nostra salvezza» (Rosario ed Eucaristia, p. 44). Anche tutta la sua vita nascosta, in particolare gli anni di solitudine in cui il Signore Gesù ha lasciato Nazareth per darsi alla predicazione del Regno dei Cieli, è stata un tempo in cui ella ha realizzato in ogni istante la sua vocazione di Corredentrice: «La Vergine Santissima […] riprese il suo posto di umilissima creatura, compresa del compito che doveva assolvere quale Corredentrice» (Ibi, p. 58).
Non c’è evento della Passione del Signore in cui la venerabile Madre Zauli non contempli Maria associata a Cristo, in un’attitudine di costante offerta dei patimenti propri e del Figlio. Si unì al Figlio per essere una cosa sola con Lui nell’Ultima Cena; nella flagellazione, «poiché la generosa Corredentrice si era offerta con tutto lo slancio del suo amore materno ad assorbire la parte più amara del calice per alleviare il Figlio, sembrava che i colpi facessero più presa su di Lei che non sulle membra del Cristo» (Ibi, p. 86).
Dal Getsemani alla morte di Cristo, Maria si è unita pienamente al Figlio, vivendo in se stessa la sua Passione. Madre Zauli fa al riguardo un’osservazione particolarmente acuta: «Se la partecipazione alla Passione è stata data a tante anime privilegiate, è ben naturale che sia stata data nel grado massimo alla Madre, che è una cosa sola col Figlio. Ogni strazio subito da Gesù fece stigma sul Cuore di Maria. Entrava nel piano divino, che, col Redentore, fosse la Corredentrice» (Offriamo a Dio il Sangue del Figlio suo, 1984, p. 28). Troviamo applicato con grande naturalezza un principio fondamentale della mariologia, quello di eminenza (vedi qui), per cui, in forza della pienezza di grazia di Maria, ella ha ricevuto in modo più eminente quelle grazie che Dio ha concesso ad altri santi. Se molti santi sono stati resi partecipi di un’intimità singolare con la Passione del Signore, tanto più la Madre di Dio, la piena di grazia, colei che «nel piano divino» è stata predestinata ad essere Corredentrice; se a molti santi è stato concesso di meritare, in forza di questa unione alla Passione del Signore, grazie di salvezza per sé e per i propri fratelli, quanto più la Tutta Santa.
Abramo e Maria – Il testo del video
Il parallelo Abramo-Maria è legato al parallelo Isacco-Cristo: come il grande patriarca offre il figlio al Padre, così la Santissima Vergine offre il Figlio al Padre, «piena di zelo per l’onore di Dio ben più di Abramo» (sant’Alfonso de Orozco). Il parallelo nella Redemptoris Mater. E la tradizione rabbinica.
Una con Cristo, cioè Corredentrice: la lezione di suor Lucia
La veggente di Fatima spiegava il titolo di Corredentrice fondandosi sulla contemplazione dei diversi misteri della vita di Gesù. Maria è unita al Figlio in ogni tappa dell’opera della redenzione da Lui compiuta, dall’Annunciazione al Calvario.
I principi della mariologia (II parte) – Il testo del video
Il principio di eminenza ci dice che quei privilegi che Dio ha concesso ai santi li ha concessi anche alla Madre: tre modi possibili. Il principio di analogia, o di somiglianza, con Cristo: privilegi comuni e differenze.

