Un sacerdote cattolico sotto processo in India
Per aver detto, in chiesa rivolgendosi ai fedeli, che il cristianesimo è l’unica vera fede è stato accusato di “offesa deliberata alla religione altrui”
I fedeli di ogni religione sono ovviamente convinti di essere nel giusto, che il dio o gli dei che venerano siano quelli veri, in cui si deve credere. Non c’è niente di male se lo affermano purché non offendano le altre religioni, non ne parlino in modo offensivo e sprezzante. Ma non sempre è così e non dappertutto. In India, nello stato dell’Uttar Pradesh, un sacerdote cattolico, padre Vineet Vincent Pereira, è sotto inchiesta, denunciato di “offesa deliberata alla religione altrui” per aver detto che il cristianesimo è l’unica vera fede, ferendo così i sentimenti dei membri di altre fedi. “Quello che ho predicato – dice il sacerdote a sua discolpa – era rivolto ai fedeli, in chiesa. Predico la mia fede. Non condanno alcuna religione, ma difendo la giustizia. Predico l’amore di Dio”. Ma questi argomenti non sono valsi a convincere l’alta corte di Allahabad alla quale si è rivolto ad annullare la denuncia contro di lui. Il governo nazionalista indù dell’Uttar Pradesh è intervenuto opponendosi alla richiesta di annullamento e i giudici hanno deciso che il procedimento penale andrà avanti presso il tribunale di primo grado. Sulla questione è intervenuto monsignor Dominic Savio, vescovo ausiliare di Mumbai, preoccupato che accuse simili si moltiplichino specialmente negli stati come l’Uttar Pradesh che hanno adottato leggi contro le conversioni forzate. In quella appena approvata nello stato del Maharashtra – ha spiegato all’agenzia di stampa AsiaNews che lo ha intervistato – è considerato reato anche “glorificare una religione rispetto a un’altra”. “Questa formulazione – sostiene monsignor Savio – solleva serie preoccupazioni. Ogni religione, per sua natura, proclama la verità del proprio credo. Nella tradizione cristiana, ad esempio, la convinzione che la salvezza avvenga attraverso Gesù Cristo è un principio fondamentale. Con l’attuale formulazione della legge, anche la semplice esposizione di questi insegnamenti dottrinali, senza alcun riferimento o critica ad altre religioni, potrebbero essere interpretati come ‘glorificazione’ di una religione rispetto a un’altra, esponendo leader religiosi o istituzioni a controlli legali e possibili arresti”.

