Niente benedizioni gay, i copti riaprono il dialogo con Roma
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Tawadros II annuncia la ripresa dei colloqui teologici in seguito alle rassicurazioni di Leone XIV. Rientra così la crisi innescata da Fiducia supplicans, sgradita a cattolici e non cattolici, a riprova del fatto che adeguarsi al mondo mina seriamente anche il dialogo ecumenico.
«I membri del santo Sinodo hanno deciso di riprendere il dialogo teologico con la Chiesa cattolica a seguito delle rassicurazioni relative alla non-benedizione delle coppie dello stesso sesso, espresse durante la conversazione telefonica tra Sua Santità Papa Tawadros II e Sua Santità Papa Leone XIV, venerdì 15 maggio di quest'anno». Una comunicazione scarna, di poche righe, ma che pesa come un macigno nel contesto cattolico odierno. Il Sinodo della Chiesa copta ortodossa – una delle chiese non calcedonesi –, riunitosi il 22 maggio scorso, nella dichiarazione che esprime le deliberazioni maturate nel corso dell’assemblea, ha espresso il via libera per la ripresa del dialogo teologico con la Chiesa cattolica, rassicurata da una telefonata direttamente di papa Leone XIV a Tawadros II, dal 2012 a capo della Chiesa copta.
Il che significa che la creazione di Francesco e Tucho Fernández, Fiducia supplicans, non solo ha fatto insorgere intere conferenze episcopali cattoliche, ma aveva anche raffreddato le relazioni con gli ortodossi (vedi qui) e aveva persino provocato l’interruzione del dialogo ecumenico con i copti. Un disastro su tutta la linea. Dialogo che ora, grazie alla correzione di rotta di papa Leone, è stato ripreso. Per accontentare la potente lobby gay presente nella Chiesa, Bergoglio e Fernández non si sono fatti scrupolo di sacrificare l’idolo dell’ecumenismo. Il quale poi viene nuovamente impugnato quando si tratta di smantellare la dottrina e la disciplina cattolica. La reazione della Chiesa copta alla rassicurazione di Leone XIV è una riprova che il dialogo ecumenico più serio dal Vaticano II in poi, ossia quello con il mondo delle Chiese ortodosse e orientali non cattoliche, viene seriamente minato ogni volta che dal mondo cattolico giungono segnali di adeguamento al mondo ed allontanamento dalla Tradizione apostolica.
Sul volo di ritorno dall’Africa, il Papa aveva dichiarato che, in riferimento alla fuga in avanti dei vescovi tedeschi, «non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari». Rimane una certa perplessità sull’uso dell’aggettivo (“formalizzata”), che sembra pur sempre lasciare aperta la strada a benedizioni non formalizzate, e dunque a quelle benedizioni «la cui forma non deve trovare alcuna fissazione rituale da parte delle autorità ecclesiali», introdotte proprio da Fiducia supplicans.
Anche il cardinale Fernández si mostrava contrario al vademecum che in Germania permetterebbe di benedire le coppie gay, facendo pubblicare sul sito del Dicastero per la Dottrina della Fede la lettera che il Prefetto aveva inviato il 18 novembre 2024 al vescovo di Treviri, mons. Stephan Ackermann.
Problema risolto? Direi di no. Se è piuttosto chiaro che il papa sta cercando di ricompattare la Chiesa al suo interno e di ricucire le relazioni ecumeniche su una questione così spinosa e divisiva come le benedizioni alle coppie omosessuali, è anche vero che l’ambiguità permane per almeno due ragioni. La prima: quelle del papa sono state esternazioni ufficiose, non propriamente atti di Magistero. Nel caso della telefonata a Tawadros II non conosciamo neppure i dettagli del contenuto della conversazione, sebbene la volontà dei copti di riprendere il confronto teologico con la Santa Sede lasci pensare ad una presa di distanza da Fiducia supplicans.
In secondo luogo, se, Francesco vivente, l’aspetto volutamente mantenuto ambiguo dal papa e da Fernández era quello relativo al destinatario di queste benedizioni – singoli o coppie? –, ora l’ambiguità si sposta sulla formalizzazione di queste benedizioni. Nel suo sport preferito, l’arrampicata sugli specchi, Tucho, in illo tempore, aveva tentato un’improbabile distinzione tra benedizioni “liturgiche o ritualizzate” e benedizioni “spontanee o pastorali”, quelle famose di 10 o 15 secondi. La risposta che papa Leone aveva dato in aereo nell’aprile scorso in effetti sembra continuare a lasciare in vita questa tipologia di benedizioni, mentre di quella data al papa copto nulla sappiamo.
Insomma, ancora una volta dalla Santa Sede non arriva una presa di posizione chiara e netta. E dunque il problema delle benedizioni autorizzate da Fiducia supplicans permane, perché anche una benedizione “non formalizzata” (sic) rimane una benedizione e dunque un sacramentale. E la logica dei sacramentali, che deriva dalla loro natura, come ben esprimeva il Responsum del 2021, è che «ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia». Le coppie omosessuali e irregolari, in quanto coppie, non sono ordinate al disegno di Dio e dunque, sempre in quanto coppie, non posso essere benedette in alcun modo. Questa è la verità che scaturisce dalla natura della benedizione da una parte e dal disegno del Creatore dall’altra. Tutto il resto è fuffa.
Non ci sono ancora sufficienti elementi per stabilire se papa Leone non possa o non voglia dare una chiarificazione ufficiale, degna di questo nome. Quello che possiamo auspicare (e per cui dobbiamo seriamente pregare), è che questo lodevole, opportuno ed atteso tentativo di riunificazione delle diverse compagini del mondo cattolico lo si compia sulla solida roccia di Pietro e della verità.
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