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equilibri interni

La sfida tra Lega e Fratelli d’Italia si gioca sull’autonomia

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Salvini a Pontida con Le Pen e Meloni a Lampedusa con von der Leyen.  L'opposizione enfatizza il contrasto, ma una competizione c'è ed è destinata a crescere in vista del voto primaverile.

Editoriali 19_09_2023

Il weekend ha regalato il palcoscenico della politica italiana alle principali forze del centrodestra, che hanno lanciato le loro ricette per combattere l’emergenza immigrazione. Una sorta di testa-coda geografico nord-sud in doppia coppia, perché al tradizionale raduno leghista di Pontida ha fatto tappa la leader del centrodestra francese, Marine Le Pen, mentre a Lampedusa, dove continuano a sbarcare migliaia di immigrati, si sono recate in visita Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Giorgia Meloni.

I giornali di opposizione hanno enfatizzato gli elementi di contrapposizione tra i due eventi, giocando a dividere Salvini da Meloni. In effetti a Pontida l’idillio tra il Capitano e la Le Pen si è rinsaldato eccome, pur essendo già molto forte. Entrambi, partendo dalla linea dura dei porti chiusi per evitare invasioni di migranti, hanno rilanciato la sfida per le prossime elezioni europee, auspicando che i socialisti possano rimanere fuori dalla maggioranza che governerà a Bruxelles nel quinquennio 2024-2029. Il premier italiano, invece, con la von der Leyen, ha ribadito la necessità di consolidare la costruzione europea, senza tuttavia rinunciare a battere i pugni sul tavolo per il blocco delle partenze degli immigrati dal nord Africa (le decisioni del consiglio dei ministri di ieri ne sono la conferma). In altri termini, mentre dal prato del raduno del Carroccio sono stati lanciati proclami bellicosi, da Lampedusa, nonostante la situazione davvero molto critica, si è auspicata una risoluzione istituzionale del problema immigrazione, salvaguardando gli equilibri europei attuali. La Meloni di lotta e di governo ha cercato, quindi, di dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

Salvini ha confermato la solidità del rapporto tra gli alleati di governo, dicendo che «con Giorgia governeremo 10 anni insieme». Obiettivo è infatti quello di promuovere, nelle istituzioni europee, un asse tra conservatori e popolari europei, allargato all’estrema destra della Le Pen, lasciando fuori i socialisti. Tuttavia, va detto che Antonio Tajani, attuale guida di Forza Italia in attesa del congresso del partito, ha escluso alleanze con la Le Pen.

Sarà un gioco delle parti? Ufficialmente i leader del centrodestra marcano le differenze e marciano separati per poi colpire uniti? Non è del tutto così perché la competizione tra i partiti della coalizione di governo è reale e appare destinata ad accentuarsi in vista del voto della primavera prossima, in quanto ogni forza politica deve massimizzare i propri consensi, in virtù dell’attribuzione dei seggi su base proporzionale.

E allora il ragionamento va al di là della contingente esplosione della questione Lampedusa. Mentre la sinistra, in evidenti difficoltà e fortemente divisa sia in Italia che in Europa, punta a dimostrare che con il governo Meloni gli sbarchi sono cresciuti a dismisura, a dispetto dei proclami elettorali di blocco navale, Lega e Fratelli d’Italia devono portare a casa qualche risultato identitario da esibire in campagna elettorale ai propri elettori. Mentre Fratelli d’Italia ha dalla sua la popolarità di Giorgia e dunque può vivere abbastanza di rendita sul piano del gradimento nelle urne, la Lega ha la necessità di non perdere terreno al nord e di respingere l’opa dei meloniani, che il prossimo week-end a Milano si incontreranno in un’assemblea di due giorni alla quale parteciperà anche il Presidente del Consiglio. Per il Carroccio è dunque indispensabile un’accelerazione sulla autonomia, già a partire da ottobre, come ha chiarito lo stesso Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha aggiunto che solo realizzando l’autonomia si potranno combattere i parassitismi che si annidano nella società e nell’economia. A onor del vero non tutti i leghisti della prima ora approvano questa battaglia. Ad esempio, l’ex ministro Roberto Castelli parla di deriva meridionalista della Lega salviniana, ritenendo che l’autonomia proposta da Calderoli finirebbe per avvantaggiare solo il sud. In ogni caso dal raduno di Pontida arriva un avvertimento neppure troppo velato alla Meloni, che non fa i salti di gioia se passa in tempi brevi il disegno di legge Calderoli e che invece ha a cuore altri dossier più remunerativi sul piano dei consensi per il suo partito, ad esempio il premierato.

Ecco perché le divisioni nel centrodestra apparentemente riguardano il futuro dell’Europa ma in realtà avranno riflessi anche sugli equilibri interni. Troppo importante per Fratelli d’Italia e Lega raccogliere più consensi delle politiche di un anno fa o quanto meno non perderne.

 



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