Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier
Dietro impulso della mistica carmelitana Madre Maddalena di Gesù, il cardinale Mercier si adoperò perché la Chiesa proclamasse dogmaticamente la verità della mediazione universale di Maria Santissima. L’importante contributo teologico del canonico Bittremieux.
Nella ricerca delle testimonianze a favore della corredenzione mariana, è doveroso dedicare qualche articolo all’intensa attività del cardinale Mercier, arcivescovo di Malines dal 1906 al 1926, e agli effetti delle iniziative da lui intraprese. A ben vedere, Désiré-Joseph Mercier (1851-1926) fu un attivo promotore della proclamazione del dogma di Maria, Mediatrice di tutte le grazie, più che della Corredentrice; ma, come avremo modo di vedere, egli arriverà a maturare che sotto il “cappello” della Mediatrice si ritrova anche la sua unica e singola cooperazione alla Redenzione oggettiva, nell’acquisizione delle grazie.
Il cardinale Mercier si trovò quasi “trascinato” in questo ruolo dalla priora del Carmelo di Uccle, Madre Maddalena di Gesù, al secolo Palmyre Ryckaert (1862-1946), religiosa beneficiaria di innumerevoli doni mistici, alla quale il Signore manifestò interiormente il suo vivo desiderio che la Chiesa glorificasse la Madre sua, proclamando dogmaticamente la verità della sua mediazione universale.
Mercier si era particolarmente legato alla monaca carmelitana: egli stava cercando una religiosa che potesse sostenere, con l’offerta di se stessa e della propria preghiera, il suo apostolato in favore del cattolicesimo belga. Fu dom Columba Marmion a favorire l’incontro tra i due; Madre Maddalena corrispose alla richiesta del cardinale, ricevendo anche una benedizione speciale di papa san Pio X, e rimase in stretto contatto con Mercier per vent’anni, fino alla sua morte. Il primo incontro tra i due avvenne nel maggio del 1906; nell’occasione la monaca chiese esplicitamente al cardinale di parlare con il papa della possibilità del nuovo dogma. Mercier acconsentì alla richiesta, ma non si hanno al riguardo comunicazioni sulla loro conversazione. Il 4 agosto 1914, la religiosa tornò alla carica e, questa volta, sempre con l’approvazione del cardinale, scrisse ella stessa una lettera perché venisse consegnata al Santo Padre; ma il 20 agosto, all’alba dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, questi fu chiamato a rendere la sua anima a Dio.
Il Belgio, insieme alla Francia, fu la prima nazione a dover sperimentare gli orrori del conflitto. Il cardinale Mercier comprese la necessità di rispondere alle enormi tribolazioni della Chiesa e del popolo belga, promuovendo il più possibile la devozione a Maria SS., in particolare nel ricorso alla sua materna mediazione. Nella sua lettera pastorale del 25 aprile 1915, egli manifestava il desiderio che potesse essere presto proclamato il dogma della Mediazione universale, e, a questo scopo, chiese a tutti i fedeli di unirsi con una preghiera che egli indulgenziò. Egli sentiva l’urgenza che la Chiesa non solo riconoscesse, ma proclamasse al mondo intero che non vi è grazia che venga concessa senza la mediazione di Maria Santissima, proprio nel momento in cui l’oscurità della morte, della miseria e della distruzione era scesa sul Belgio e minacciava di avvolgere l’Europa intera.
Poco dopo, nello stesso anno, due richieste giunsero a Benedetto XV dal Belgio. La prima fu inviata dai Provinciali degli Ordini religiosi presenti sul territorio; nella sostanza, la petizione richiamava la mediazione universale di Maria nella sua prima e fondamentale cooperazione con la Santissima Trinità nel piano dell’Incarnazione del Verbo; da questo fondamento, per convenienza, e non per stretta giustizia, come per Cristo, unico Mediatore, Maria è stata chiamata anche alla maternità spirituale, divenendo Madre della divina grazia e costituendosi così come Mediatrice di tutte le grazie, come attestano numerosi santi e dottori della Chiesa.
Fu quindi il turno del clero di Malines, che chiese al Papa di «far brillare di nuovo splendore la magnifica corona della beata Vergine Maria e di definire solennemente come articolo della fede cattolica la realtà che l’eccelsa Madre di Dio è la Mediatrice universale del genere umano»; non perché Maria abbia una mediazione indipendente e parallela a quella di Cristo, ma perché «partecipe in modo inseparabile con Lui alla Redenzione degli uomini». Nella supplica si domandava intanto al Santo Padre di istituire una festa liturgica dedicata alla mediazione universale di Maria e il titolo di «Mediatrice universale del genere umano» nelle Litanie lauretane.
Non andò così liscia, invece, la richiesta del cardinale Mercier alla Facoltà Teologica dell’Università Cattolica di Lovanio, perché supportasse con una perizia la richiesta del dogma. La Facoltà incaricò il canonico Jacques Bittremieux (1878-1950), professore di Teologia dogmatica, il quale non risultò però così incline ad assecondare l’urgenza del cardinale nel voler ottenere un supporto teologico della Facoltà da presentare a breve alla Santa Sede. Non si trattava di una divergenza di sostanza, ma di differenti priorità: Bittremieux esigeva tempo per un serio approfondimento, chiedendo anche l’istituzione di una commissione teologica internazionale dedicata al tema; Mercier, da parte sua, avvertiva l’urgenza del pastore, ancora più comprensibile nel contesto bellico. Il canonico ammetteva senza difficoltà che la mediazione di Maria Santissima era verità ampiamente riconosciuta e mai messa in discussione fino alla rivolta protestante prima e nell’ambito nel “raffreddamento mariano” giansenista poi. I Padri, la liturgia, il sensus fidei testimoniavano a favore; anche il Magistero più recente insegnava la mediazione universale, e i teologi contemporanei consideravano l’insegnamento come certo e implicitamente rivelato, o almeno come probabile. Tuttavia, Bittremieux, non a torto, insisteva per approfondimenti ulteriori, che potessero affrontare e sciogliere alcune difficoltà, prima di impegnare la Chiesa in un atto così solenne. Mercier tuttavia sembrò non gradire questo temporeggiamento e preferì che, ad interloquire con la Santa Sede, fosse il domenicano Benoît Henri Merkelbach (1871-1942).
Con grande pazienza e professionalità, Bittremieux continuò il suo lavoro di studio e approfondimento, che consegnò infine nell’importante pubblicazione del 1926, De Mediatione universali B. Mariæ Virginis quoad gratias. Si tratta di un testo la cui importanza non può essere sottovalutata e che, dal punto di vista teologico, risulta di fatto come il frutto più maturo dell’iniziativa di sensibilizzazione avviata dal cardinale Mercier. La mediazione di Maria viene colta nella triplice dimensione del suo consenso all’Incarnazione, della sua cooperazione meritoria all’opera della Redenzione e della sua compassione alle sofferenze di Gesù Cristo. Questa prospettiva gli permette di cogliere con completezza l’ampiezza della mediazione di Maria: essa non si limita alla sua intercessione presso Dio, né alla sola distribuzione delle grazie, ma abbraccia anche la sua cooperazione nell’acquisizione di quelle stesse grazie. Sotto il manto della Mediazione dovevano perciò essere comprese sia la Corredenzione che la dispensazione di tutte le grazie.
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