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nicaragua

Persecuzioni natalizie: il "regalo" di Ortega ai cattolici

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A ridosso del Natale sono aumentati gli arresti di vescovi e sacerdoti nicaraguensi. Non si placa la furia del dittatore e si teme il peggio.

Libertà religiosa 03_01_2024

Al momento sono almeno 14 i sacerdoti arrestati in Nicaragua, tra cui due vescovi, in una ripresa delle persecuzioni che dal 20 dicembre dello scorso anno pare non volersi fermare. Ad essere colpiti sono coloro che pregano anche per mons. Rolando Àlvarez, ormai divenuto simbolo della resistenza cristiana nei confronti delle angherie e violenze del regime di Ortega, in una situazione che potrà solo peggiorare.

Il primo degli arrestati, a pochi giorni dal Santo Natale, era stato il vescovo di Siuna, mons. Isidoro Mora, prelevato lo scorso 20 dicembre ed incarcerato, mentre il 29 dicembre a finire nelle galere del regime è stato il vicario generale della diocesi di Managua, mons. Carlos Avilés. Tra i sacerdoti arrestati ci sono anche mons. Óscar José Escoto Salgado e padre Jader Guido – che di fatto svolgono le funzioni di vicari della diocesi di Matagalpa da quando lo scorso annoè stato arrestato il vescovo Àlvarez – condotti in carcere tra il 21 e il 22 dicembre scorsi.

Non sfugga che la dittatura comunista del Nicaragua ha recentemente approvato il ripristino delle funzioni del Ministero degli Interni (MINT), riportando i suoi poteri allo stesso status che aveva negli anni '80, durante il primo governo guidato da Ortega. All'epoca, questo organismo era noto per le sue pratiche di spionaggio e censura nei confronti della popolazione, ma soprattutto dei giornalisti e dei membri della Chiesa cattolica. Il presidente Ortega ha salutato la decisione come «un passo che ci dà una forza enorme», poiché «abbiamo di nuovo i due grandi strumenti con cui abbiamo sconfitto la controrivoluzione: l'esercito e il Ministero dell'Interno».

Ortega ha affermato che con la nuova legge, la Polizia Nazionale, il Sistema Penitenziario, la Direzione delle Migrazioni e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco faranno parte del Ministero degli Interni, al fine di «tornare alle radici del sandinismo». Con la medesima logica, la polizia di Ortega aveva proibito, nel periodo natalizio le tradizionali “Posadas”, i presepi viventi realizzati per le strade di moltissime città del Paese, nei giorni precedenti le festività. Le “Posadas” natalizie prevedono una processione con le figure di Giuseppe e Maria, in genere rappresentati da bambini o adolescenti, che girano per le case alla ricerca di un rifugio (posada) per il Bambino Gesù che nascerà. In cambio dell’accoglienza, i bambini intonano canti di fronte al presepe. Il divieto imposto da Ortega, come era già avvenuto per le processioni tradizionali della Settimana Santa dello scorso anno, ha previsto che le eventuali “Posadas” si possano svolgere solo all’interno delle chiese. Ennesima misura che restringe la libertà religiosa e costringe alla privatizzazione della fede popolare, distruggendone la dimensione culturale e pubblica.

Tutto ciò che sta accadendo fa temere per il peggio, la situazione può solo peggiorare e la stretta dittatoriale di Ortega colpirà ancor più duramente la comunità cattolica, inclusi i sacerdoti e i vescovi. Il Santo Padre Francesco, nel primo Angelus dell’anno, lunedì 1° gennaio 2024, ha denunciato una crescente repressione della Chiesa cattolica in Nicaragua da parte del governo del presidente Daniel Ortega, dicendo di seguire con «preoccupazione quanto sta accadendo in Nicaragua, dove vescovi e sacerdoti sono stati privati della loro libertà» ed esprimendo «la mia vicinanza nella preghiera a loro, alle loro famiglie e a tutta la Chiesa in Nicaragua... Auspico che si possa seguire la via del dialogo per superare le difficoltà».

Anche l'arcivescovo di Managua, il cardinale Leopoldo Brenes, ha chiesto l'unità della Chiesa cattolica locale con un «messaggio di incoraggiamento, di speranza e soprattutto un messaggio in cui ci uniamo fortemente nella preghiera alle famiglie e alle comunità che in questo momento sentono l'assenza dei loro sacerdoti o vivono altri tipi di dolore, voglio esprimere la mia vicinanza. È il momento di cercare insieme nella preghiera la consolazione di Dio e, nell'unità ecclesiale, la nostra forza», ha aggiunto.

L’accordo di totale libero scambio del Nicaragua con la Cina, entrato in vigore nei giorni scorsi, unito alla recrudescenza delle repressioni nei confronti di sacerdoti e vescovi degli ultimi giorni, ha indotto una delle poche voci libere della stampa nicaraguense, La Prensa, a temere che Managua punti ad un accordo con il Vaticano simile a quello con Pechino: la condivisione delle nomine dei vescovi, una gestione comune di seminari e un reale controllo della Chiesa e dei fedeli cattolici.

Per il momento ciò che emerge con certezza sono i guadagni che Ortega e l’economia del Paese ricevono grazie ai propri emigrati. Infatti, dalla fuga dal Paese di centinaia di migliaia di nicaraguensi ogni anno a causa delle repressioni, soprattutto negli Usa, il Nicaragua ha ricevuto rimesse record per oltre 4,2 miliardi di dollari da gennaio a novembre 2023, quasi il 50% in più rispetto allo stesso periodo del 2022. Tuttavia, Daniel Ortega sta speculando sulla fuga e le deportazioni all’estero non solo dei propri cittadini ma ha trasformato il Paese anche nel principale crocevia per l’immigrazione illegale mondiale verso gli Usa, nel tentativo di destabilizzare il nemico di sempre.

La fitta rete di immigrazione illegale dal Senegal e da altri Paesi africani verso il Nicaragua con destinazione Washington, scoperta lo scorso settembre, e il fermo in Francia a fine dicembre di un aereo charter diretto in Nicaragua dagli Emirati Arabi Uniti con 303 passeggeri di nazionalità indiana diretti a Managua, ha permesso di svelare la fitta rete di connivenze e guadagni degli apparati del regime di Ortega con i trafficanti mondiali di esseri umani.



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