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in commissione covid

Danneggiati infortunati sul lavoro: Inail ammette un vuoto clamoroso

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Il botta e risposta tra Lisei (FdI) e il funzionario dell'Inail in Commissione Covid svela che l'ente che indennizza gli infortuni sul lavoro non ha mai previsto i danneggiati per cause di servizio. Che però sono la quasi totalità della popolazione attiva dato che senza vaccino non si poteva lavorare. Sempre più necessario revisionare la legge 210 per allargare gli indennizzi. 

Attualità 17_03_2026

I danneggiati da vaccino? E chi li ha mai visti? Noi non ce ne siamo proprio occupati. È la clamorosa risposta che un funzionario dell’Inail ha dato al presidente della Commissione Covid Marco Lisei. Una frase che dice molto di come sia stata condotta la campagna vaccinale in Italia e che spiega per quale motivo ad oggi i vaccinati danneggiati non siano stati presi in carico da nessuna struttura dello Stato.

Si scopre che non solo non erano previsti infortuni sul lavoro causati dal vaccino, ma nemmeno è stato creato dall’ente per gli infortuni un codice specifico per quei lavoratori, che, vaccinatisi per motivi professionali, hanno riportato danni da vaccino.

Patrizio Rossi è medico e dirigente dell’Inail. Mercoledì scorso è stato audito dalla Commissione bicamerale Covid sugli effetti dei danni da vaccino nella struttura dello Stato che si occupa di risarcire o indennizzare gli infortunati per causa di servizio. Il tema è sottile, ma nella testa del presidente Marco Lisei, il ragionamento è logico: siccome la maggior parte della popolazione si è vaccinata per poter continuare a lavorare, a fronte di una vaccinazione resa obbligatoria da provvedimenti di legge, allora il danno subito come reazione avversa deve essere catalogato come infortunio sul lavoro. Ragionamento che non fa una grinza.

Con queste premesse Rossi ha iniziato la sua audizione, ma ha subito mandato la palla in fallo laterale illustrando i dati degli infortuni e delle cause di servizio causate dall’aver contratto il Covid 19 in contesto lavorativo (ad esempio un sanitario). Ebbene: Le denunce di infortunio sono state numerose nei primi anni (137mila nel 2020; 46mila nel 2021; 116mila nel 2022; 6400 nel 2023 e 229 nel 2024). Interessante, ma non era quello il tema richiesto, che appunto erano gli infortuni da vaccino covid.

«Non abbiamo evidenze specifiche per coloro che hanno accusato effetti avversi da malattia o decesso per vaccinazione». Ecco qua. Significa che non ci sono denunce di infortuni a seguito della vaccinazione. Eppure, per quanti italiani il vaccino è stata la condizione indispensabile per tornare al lavoro o per non essere sospesi?

In questo senso il vivace battibecco che il dirigente ha avuto con il presidente Lisei è rivelatore di un grave problema. Incalzato da Lisei, infatti, Rossi ha dovuto ammettere di non avere dati relativi al danneggiamento da vaccinazione. «La legge 210/92 infatti – ha spiegato – assorbe tutte problematiche connesse con le vaccinazioni, quindi il flusso di indirizzamento non è stato attraverso il nostro canale».

Ed è così. L’iter per gli indennizzi, infatti, è stato quello seguito da molti cittadini attraverso la legge 210, che passa dal Ministero della Salute, da lì va all’Asl fino alla Cmo, una commissione speciale medica militare che è incaricata di accertare i danneggiamenti da vaccino. Di tutti i vaccini.

Solo che questo iter è stato molto accidentato in questi anni, complice anche il problema che le commissioni mediche militari sono cinque in tutt’Italia e dovevano far fronte fino a ieri a malattie da vaccinazioni obbligatorie (poche) e danni da trasfusione di sangue (ancora meno negli ultimi anni).

Cosicché dei danneggiati da vaccino, non si è occupato nessuno. Non l’hanno fatto le Cmo perché molte volte le Asl hanno messo dei forti paletti nella discussione dei casi, spesso negando addirittura il nesso di causa; e ora si scopre che non l’ha fatto neppure l’Inail, non riconoscendo un infortunio sul lavoro che invece sembra chiarissimo.

Lisei infatti ha lamentato il fatto che l’Inail non abbia creato una speciale codificazione per il danno da vaccino anti Covid e il dirigente alla fine ha dovuto ammettere: «Finché non si modifica la norma noi non possiamo intervenire».

Ecco il punto e il cuore della questione e probabilmente il punto su cui Lisei voleva portare a “sbattere” il suo interlocutore.

Il problema degli indennizzi ai danneggiati da vaccino è un problema strettamente connesso con la revisione della legge 210. E non è un caso che da fonti vicine al Governo, la Bussola abbia scoperto che alcuni parlamentari stanno preparando un emendamento per modificare la legge 210, includendo anche l’Inail tra gli enti dello Stato capaci di certificare e poi riconoscere gli indennizzi.

Ci sarebbe anche la copertura economica, derivante dal Pnrr e non è un segreto di Pulcinella che l’Inail abbia una ingente disponibilità economica per poter investire su personale in grado di certificare gli indennizzi che poi il Ministero della Salute dovrà pagare. La strada della giustizia per i danneggiati passa anche da questi “escamotage” di legge, indispensabili per non perdere per la strada i danneggiati da vaccino proprio ora che sono stati ricevuti dal Parlamento che li ha ascoltati.

Resta un dato clamoroso e sconcertante: lo Stato che ha costretto gli italiani a vaccinarsi pena la perdita del lavoro, ha chiuso loro la porta in faccia quando questi lavoratori si sono presentati per chiedere un indennizzo adeguato a fronte dei grossi problemi di salute che hanno tuttora. E lo ha fatto chiudendo le porte dell’unico ente titolato per rilasciare certificazioni di indennizzo da infortunio sul lavoro. Un altro scaricabarile di Stato a danno dei danneggiati, che la Commissione bicamerale ha il merito di aver denunciato in questa audizione e di cui i governi pandemisti di Conte e Draghi dovranno rendere conto.



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