Battaglia per la vita: l’embrione protagonista e la cura di chi soffre
Lo straordinario protagonismo dell’embrione fin da subito dopo il concepimento spiegato dal professor Giuseppe Noia, luminare nel campo delle cure prenatali. Le «conseguenze terribili» che avrebbe una legge pro suicidio e l’importanza di cure e compagnia, nelle parole di Maria Rachele Ruiu, portavoce della Manifestazione per la Vita in programma oggi a Roma. Ecco le loro interviste con la Bussola.
L’embrione è un mero “grumo di cellule” come sostiene la propaganda abortista o è invece persona, in relazione, fin dall’istante del concepimento? Quanto è importante accompagnare e consigliare le coppie o le singole mamme che non sanno se continuare una gravidanza? Perché una eventuale legge sul suicidio assistito sarebbe una sciagura per gli ammalati e in generale per i più fragili? E qual è la vera risposta alla sofferenza di questi ultimi?
Su questi e altri temi si è concentrato il Venerdì della Bussola di ieri, intitolato Battaglia sulla vita e che ha avuto come ospiti due volti ben noti del panorama pro vita italiano, intervistati da Ermes Dovico: il professor Giuseppe Noia, docente di Ginecologia e Medicina prenatale all’Università Cattolica di Roma e presidente della fondazione “Il Cuore in una goccia”; Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia nonché della Manifestazione per la Vita, in programma oggi pomeriggio a Roma, con inizio alle 14.30 da Piazza della Repubblica.
Il professor Noia, luminare nel campo della medicina fetale e delle cure prenatali, ha sottolineato lo straordinario protagonismo biologico dell’embrione fin dai primissimi momenti di vita e che è chiaro agli scienziati da almeno cinquant’anni. «Contra factum non valet argumentum, contro l’evidenza non c’è bisogno di discutere. E qual è questa evidenza? L’evidenza è che subito dopo il concepimento, che è il vero big bang esistenziale della nostra vita, inizia il protagonismo del nuovo essere umano, caratterizzato da una sua individualità genetica: pochi secondi dopo vengono attivati più di duecento geni. E anche a livello submicroscopico c’è già una relazione» tra la madre e il figlio che ha in grembo. «Questa relazione continua man mano che si sviluppano le cellule e questo progetto era già insito nel momento in cui si forma il primo DNA. Questo è quello che ci dice la scienza», ha aggiunto Noia, che poi è passato ad elencare cinque particolari meraviglie dell’embrione.
Di grande interesse anche le risposte di Noia su qual è l’atteggiamento essenziale alla base dell’aiuto da dare alle donne che sono indecise se proseguire o meno la gravidanza. Il professore sottolinea che bisogna garantire «prima di tutto una scienza veritiera» e spiega che c’è assoluta armonia tra una scienza così intesa e la fede. Il professore ha poi raccontato come l’incontro personale con alcuni santi, da Madre Teresa di Calcutta a Giovanni Paolo II, ha ispirato e incoraggiato il suo lavoro a difesa dei bambini nel grembo materno.
Maria Rachele Ruiu ha parlato di come si svolgerà la Manifestazione per la Vita odierna e le novità di quest’anno. Previste anche delle testimonianze. «Penso che sia molto importante ogni anno questo appuntamento perché permette a tutti di vedere che il popolo della vita in Italia è presente, è numeroso, è festoso: veniamo sempre dipinti come mostri, invece la manifestazione vuole anche dare una testimonianza ai giovani. Spesso si parla di educazione: una delle maniere per educare è testimoniare, allora bisogna testimoniare che non solo è giusto, non solo è urgente, ma è anche bellissimo scegliere la vita».
La Ruiu ha affrontato anche il tema del Ddl sul suicidio assistito, il cui iter è ripreso nei giorni scorsi in Senato, dove sono stati presentati alcuni emendamenti al testo voluto dalla maggioranza di centrodestra. Di fronte alla logica errata del “male minore”, sostenuta purtroppo anche da una parte importante del mondo cattolico, va ribadito il “no” a qualsiasi legge pro suicidio. Una legge che, come ha spiegato efficacemente la portavoce di Pro Vita, avrebbe «conseguenze terribili» perché «qualsiasi legge che consenta l’eutanasia e il suicidio assistito, quali che siano i paletti che vogliamo mettere, sta dicendo una cosa: che esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B», dove nella seconda categoria si fanno rientrare i disabili e tutti quegli ammalati che hanno i “requisiti” fissati dalla Corte costituzionale.
Invece, una società veramente a misura d’uomo si batte per aiutare l’altro a vivere, nel solco di quanto detto anche da Leone XIV parlando ai parlamentari spagnoli durante il suo ultimo viaggio apostolico. La Ruiu ha richiamato la sua stessa esperienza personale, spiegando come nella propria battaglia contro un tumore siano state fondamentali le persone del servizio sanitario che si sono messe in moto per il suo bene, le cure ricevute, la compagnia di chi le è stato accanto. Tutti elementi che sono di grande sostegno e aiutano ad apprezzare, anche nella sofferenza, la preziosità di ogni momento della nostra vita.
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