Maria, Assunta perché Corredentrice. La certezza di Pio XII
Nella bolla che ha definito il dogma sull’Assunta, papa Pacelli ha posto a suo fondamento diverse ragioni teologiche, tra cui spicca quella di «generosa Socia del divino Redentore». Pio XII considerava quindi la corredenzione un’acquisizione teologica certa.
Il contributo più potente di Pio XII all’affermazione della mediazione universale di Maria, e in particolar modo della corredenzione, lo ritroviamo nella bolla dogmatica Munificentissimus Deus con cui definì, nel 1950, il dogma dell’assunzione di Maria Santissima. A sottolineare questo aspetto corredenzionista della bolla fu un interessante intervento di P. Massimiliano De Gasperi, FI, in occasione del Simposio Mariologico Internazionale sull’Assunzione della B. V. Maria al Cielo, tenutosi a Frigento nel 2011 (in Assunta al Cielo perché Corredentrice sulla terra, Frigento 2013, pp. 11-74).
Questo nuovo dogma deve essere compreso e considerato nel suo reciproco e armonico rapporto con tutti gli altri privilegi concessi da Dio alla Vergine. Partendo da questa prospettiva, si può vedere come l’assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo sia profondamente legata alla sua Immacolata Concezione (colei che è stata esente dalla colpa originale doveva essere esente anche dalla pena conseguente), alla sua verginità perpetua (incorrotta nella generazione e nel parto, incorrotta nel trapasso), e ovviamente alla sua divina maternità, per l’intima relazione tra la Madre e il Figlio.
Ma nel documento magisteriale del 1950 c’è un’altra ragione teologica addotta a fondamento dell’assunzione di Maria, ossia la sua associazione all’opera della redenzione. Potremmo riassumere così questo argomento: poiché Maria è stata partecipe della sorte del Figlio sulla croce, è stata associata anche alla sua sorte gloriosa; se si preferisce, la stessa idea può anche essere resa in questo modo: partecipe della lotta del Figlio contro il maligno, il peccato e la morte, essa lo è anche nella vittoria sul maligno, sul peccato e sulla morte.
Veniamo al testo della bolla dogmatica. Il papa sottolinea la costanza con cui la Tradizione della Chiesa identifica Maria come la nuova Eva, «strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com’è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3, 15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1Cor 15, 21-26.54-57)». Abbiamo dunque una lotta combattuta dal nuovo Adamo, che associa a sé la nuova Eva. In forza di questa comune lotta, «come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale, perché, come dice lo stesso apostolo, “quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria” (1Cor 15, 54)».
Il Protovangelo (inteso, senza timore, da Pio XII in senso mariano), i Padri, san Paolo vengono richiamati per costruire un’argomentazione forte a sostegno dell’assunzione gloriosa della Madonna, in virtù della sua associazione a Cristo nella lotta della redenzione. Il paragrafo appena riportato precede immediatamente quello che possiamo considerare come il punto centrale del nostro tema. Vediamolo: «In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità “con uno stesso decreto” di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1Tm 1, 17)».
Si tratta di un testo di straordinaria densità teologica e ottima realizzazione espressiva. Tutti i dogmi mariani vengono compresi come realizzazione di quell’unico decreto di predestinazione, di cui aveva parlato la costituzione apostolica Ineffabilis Deus, con cui Dio ha stabilito l’incarnazione del Figlio insieme alla persona di Maria, con tutti i suoi singolari privilegi. Ma tra essi fa capolino l’associazione della Vergine al Redentore, che ha portato alla vittoria sul peccato e sulle sue conseguenze, e in virtù della quale essa ottenne, come il Figlio, il privilegio della preservazione dalla corruzione della morte e la sua assunzione in anima e corpo al Cielo. È interessante notare come sia proprio sulla corredenzione che la bolla faccia perno per fondare l’Assunzione, più che sugli altri privilegi; ma dal momento che gli altri privilegi sono certi, in quanto dogmi di fede, altrettanto certa appare l’associazione di Maria all’opera della Redenzione. Il minimo che si possa dire è che il papa considerava la corredenzione – al netto del termine – come un’acquisizione teologica certa; diversamente, non l’avrebbe mai riportata come argomento fondamentale del dogma che stava definendo.
Eppure, l’inserimento della corredenzione nella “lista” dei dogmi che riguardano Maria suggerisce qualcosa di più. Se ne rese conto il teologo milanese Carlo Colombo (poi vescovo ausiliare di Milano e preside della Facoltà Teologica di Milano), quando, l’anno successivo alla pubblicazione della bolla, scrisse: «L’associazione a Cristo Redentore viene presentata così sullo stesso piano dell’Immacolata Concezione, della Verginità e della Maternità divina. Si comprende subito l’importanza di questo fatto per gli ulteriori sviluppi della dottrina della cooperazione di Maria alla Redenzione» [La Costituzione dogmatica “Munificentissimus Deus” e la teologia, in «La Scuola Cattolica» 79 (1951), p. 65].
E in effetti, questa bolla dedicata all’Assunzione si rivelerà un eccezionale impulso a favore della corredenzione; diversi teologi si assesteranno nel riconoscerla come una dottrina proxima fidei, ossia ormai pronta per poter essere definita, e definitive tenenda, ossia da tenere in modo definitivo. Il terzo Congresso Mariologico Internazionale di Lourdes, tenutosi dal 10 al 14 settembre 1958, secondo la sintesi che ne fece uno dei suoi protagonisti, il clarettiano P. Joaquín María Alonso [in «Revista Española de la Teología», 18/4 (1958), pp. 447-455], aveva archiviato le posizioni teologiche contrarie ad una vera e propria cooperazione di Maria alla Redenzione nell’acquisizione delle grazie, ritenendo che si potesse ormai parlare di «un “consensus theologorum” sulla vera cooperazione di Maria alla redenzione oggettiva». La divergenza che si era manifestata al Congresso riguardava il modo di intendere questa cooperazione, cristotipica da una parte ed ecclesiotipica dall’altra. Ma mons. Gérard Philips, che sarà poi uno dei principali redattori del capitolo ottavo della costituzione dogmatica Lumen Gentium, aveva già sottolineato che le due posizioni risulterebbero inconciliabili solamente quando sostenessero una esclusività: Maria dalla sola parte di Cristo ed estranea alla Chiesa o, al contrario, Maria dalla sola parte della Chiesa e separata da Cristo. Una inconciliabilità pertanto risolvibile.
Il papa che mai pronunciò il termine “corredenzione” finì per essere quello che, fino a quel momento, aveva espresso nel Magistero (e in quale documento!) la certezza della cooperazione attiva di Maria all’opera della Redenzione oggettiva. La corredenzione, appunto.
La maternità spirituale di Maria – Il testo del video
Il fondamento della maternità spirituale di Maria è la divina maternità, che la costituisce madre degli uomini in modo indiretto. Grazie alla sua singolare partecipazione alla redenzione operata dal Figlio (corredenzione), la Madonna è madre degli uomini in modo diretto. Maternità di Maria e della Chiesa.
Pio XII e la Mediatrice
Il cardinale Eugenio Pacelli era stato tra i firmatari della petizione del 1925, che domandava di proclamare il dogma di Maria Mediatrice. Da papa, nell’enciclica Mystici Corporis, affermò la dottrina della corredenzione, pur senza utilizzarne il termine. E ribadì il concetto nella Ad Cæli Reginam.
Maria Mediatrice e Corredentrice, gli interventi di Benedetto XV e Pio XI
Sia Benedetto XV che Pio XI ritenevano pacifica la cooperazione di Maria alla Redenzione, non solo per il fatto di aver portato in grembo e aver dato alla luce il Redentore, ma anche per un contributo proprio e specifico nell’associazione alla passione del Signore.
