a cura di Anna Bono
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Continua in Myanmar la campagna per la soppressione del Cristianesimo

Prosegue in Myanmar, nello stato di Shan, la campagna per la soppressione del cristianesimo lanciata dallo United Wa State Army, i ribelli filo cinesi. Il 27 settembre il reverendo Lazaru, protavoce della comunità battista di etnia Lahu, ha denunciato in un comunicato le violenze compiute di recente a Mongpauk e nei pressi della città. Tra queste – riferisce l’agenzia di stampa AsiaNews – “l’arresto di 92 pastori, la chiusura di tutte le scuole battiste e l’arruolamento forzato di 41 tra ragazzi e ragazze”. In segno di scherno inoltre i miliziani hanno rasato la testa di tutte le persone fermate. Nel villaggio di Mong Mau a essere presa di mira è stata una missione di suore salesiane che fornivano istruzione e assistenza sanitaria alla popolazione. Il 9 settembre le religiose erano state interrogate sulle loro attività da alcuni funzionari che, terminati i colloqui, le avevano rilasciate complimentandosi persino per il lavoro svolto. Tuttavia il 24 settembre, nonostante l’opposizione degli abitanti del villaggio, le suore e, insieme al loro, cinque giovani cattolici che le aiutavano, hanno ricevuto l’ordine di andarsene. Nel 1992, su richiesta dei leader delle tribù Wa, la Chiesa cattolica aveva aperto scuole e ospedali. “Le autorità sanno bene chi sono i cattolici e che cosa fanno – commenta Padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar – sono a conoscenza del fatto che non vogliamo convertire nessuno”.