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intervista a annamaria cisint

«Io, minacciata di morte dagli islamisti e la Chiesa che gli apre le porte»

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Il Ramadan in parrocchia a Staranzano inizia con la chiusura delle moschee di Monfalcone. L'ex sindaco Annamaria Cisint, racconta alla Bussola l'impossibilità di convivere con i musulmani: «Chiusi le moschee perché irregolari, mi minacciarono di morte. La Diocesi non capisce che è un problema politico. L'anno scorso 3500 islamici coprirono la statua di Gesù. Solo io protestai».
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Attualità 19_03_2026

Vive sotto scorta da quando è stata pesantemente minacciata da una fitta rete internazionale islamista, colpevole di aver chiuso tre moschee della città di cui era sindaco, Monfalcone, che non erano regolari. Ed è per questo che quando ha letto sulla Bussola la vicenda della preghiera del Ramadan ospitata nei locali della parrocchia di Staranzano, Annamaria Cisint, oggi europarlamentare della Lega, ha fatto un balzo sulla sedia: «Io li conosco – ha tuonato -, la radicalizzazione islamista si compie anche attraverso la penetrazione nei luoghi di culto. È incredibile che la mia diocesi di Gorizia non se ne voglia accorgere».

La storia di questa «ipocrita ospitalità» come l’ha ribattezzata don Francesco Fragiacomo sulle colonne della Bussola nasce proprio da qui.

Dalla sua decisione di chiudere a Monfalcone?
Esatto. C’è un enorme problema sottovalutato che è quello della radicalizzazione islamica con cui noi amministratori ci troviamo ad aver a che fare. E il primo allarme è quando i numeri crescono, ma sbaglia la Chiesa nel catalogare il tutto come una mera applicazione del diritto di culto a cui dare ospitalità. Non è questo il punto.

Perché le ha chiuse?
Le ho chiuse tra il novembre 2023 e la fine del 2025 semplicemente perché erano irregolari. Non era stato rispettato l’articolo della Costituzione che prevede un’intesa. Del resto, l’Islam non ha mai voluto approvare un’intesa, il loro sistema ordinamentale e religioso è teocratico; quindi, non è compatibile con il nostro ordinamento giuridico.

Eppure, le comunità musulmane si lamentano, così sono dovute “emigrare” nella attigua Staranzano, dove però hanno trovato la Diocesi…
È inutile che si lamentino: finché non firmano un accordo nel quale si impegnano a rispettare la legge anche se contraddice il Corano, non possono fare un passo.

Ma le moschee erano irregolari per motivi igienici?
Meramente urbanistici. Dal punto di vista del Piano regolatore: una era pizzeria, una era adibita a libreria e una a pescheria. Destinazioni commerciali diverse. Abbiamo fatto le verifiche e ho portato polizia e tecnici a chiudere quei tre luoghi.

Da lì è entrata nel mirino?
Il fatto è che gli islamici pretendono che sia l’amministrazione pubblica a dare loro i luoghi di preghiera perché per loro è così che deve essere. Ma siamo in assenza di intesa e in assenza di controllo. Tutti i rapporti di intelligence che vengono dalla Francia mettono l’accento su tre canali di radicalizzazione: social, scuole e moschee. Così, da sindaco ho fatto la mia parte: finché non accettano di essere controllati devono stare chiusi.

Com’è la vita sotto scorta?
Non è semplice: mi hanno minacciato di morte in maniera brutale, ovunque: dall’Inghilterra all’Egitto fino Qatar con video allucinanti e per giunta sono stata accusata dalla Sinistra e da una delle associazioni delle peggiori cose.

Bè, immaginiamo che ci sia anche l’accusa di non farli pregare…
Esatto, ma in Consiglio di Stato ho vinto. È stato sancito che aveva ragione il Comune di Monfalcone e che il diritto di culto, quando è collettivo, deve soggiacere alla legge; perciò, devono stare nei luoghi individuati dal Prg, ma hanno l’appoggio della Sinistra.

Il Comune può aiutarli a individuare dei luoghi, però?
Non ci occupiamo di moschee, il culto è libero; quindi, allo stesso modo è una pretesa che trovo arrogante e vergognosa. Infatti, queste comunità anziché dire: «Hai ragione, cerchiamo di trovare un modo per rispettare la legge italiana», loro non hanno nessuna intenzione di integrarsi. Abbiamo scoperto che c’è una moschea a Roma che ha dei link e dei siti dove raccontano come comportarsi, dove dicono ai fedeli: «Non dovete integrarvi perché l’Occidente è il male»; quindi, quando qualcuno parla di integrazione deve capire molto bene di che cosa parla.

A proposito di “integrazione”, “carità”, “dialogo”. Sono solo alcune delle parole utilizzate dalla diocesi per giustificare l’utilizzo delle “stalle rosse” della parrocchia di Staranzano.
Dopo essere stati chiusi a Monfalcone hanno iniziato a girare e la Diocesi è andata in loro soccorso. Ora, io non voglio polemizzare, ma la Diocesi di Gorizia non si preoccupa delle conseguenze di questa falsa ospitalità? Sento che non parla di Quaresima, non si preoccupa dei riti dei cattolici. E non è nemmeno la prima volta che va in soccorso dell’islamismo.

A che cosa si riferisce?
Io le ho viste le conseguenze. Le racconto un episodio accaduto l’anno scorso.

Prego…
Festa del sacrificio, primi di giugno ’25. A Monfalcone, nel giardino della chiesa della Beata Vergine Marcelliana. Mi telefonano alle 6 di mattina i cittadini sconcertati svegliati dal canto del muezzin. Sono accorsa e ho trovato una statua di Gesù coperta da un telo, anzi un sacco. Questo è il rispetto che hanno avuto 3500 maschi islamici. E sottolineo maschi.

E la Diocesi?
Niente, abbiamo dovuto protestare, sono andata a fare dei video, ma la Diocesi non ha detto nulla. Io ho scritto a Papa Leone. Non capisco: continuano a dire “camminiamo insieme”, ma insieme verso dove? C’è una pericolosa ambiguità che questa Chiesa cavalca, come se la verità sia negoziabile, come se l’identità cristiana debba essere solo un dettaglio.

Lei è credente?
Sì.

E come giudica la Chiesa che si piega all’Islam?
Una Chiesa che cerca l’applauso del mondo e che dimentica la sua missione che è quella di annunciare Cristo risorto. Invece vedo attorno a me una Chiesa da ong, da progetto umanitario. Ma, vede, il fatto è che proprio non si accorge di quello che sta per accadere…

Che cosa?
Prima le parlavo dei rapporti di intelligence…

Sì…
Ebbene, quando l’islamico entra in un posto, quello è suo. È una modalità di impadronirsi del territorio che non gli può essere consentita. Così facendo preti e vescovi non fanno altro che fare il loro gioco. E la predicazione nelle moschee è uno dei luoghi più caldi della penetrazione dell’islamismo. Io ho visto a Monfalcone che cosa significa quando si comprano tutti i negozi, il loro numero cresce a dismisura e il loro obiettivo è quello di avere una rappresentanza politica. Perciò metto in guardia, perciò denuncio: non è un problema di rapporto con le religioni, è un progetto politico che passa anche dall’occupazione degli spazi.

Ma lei da sindaco ha mai provato a dialogare con loro?
Il dialogo è un mezzo, non è un fine. Io le comunità islamiche le ho chiamate tutte. Ho detto loro: «Sigliamo un protocollo dove vi prendete l’impegno a lasciare le donne libere di lavorare, di imparare l’italiano, di permettere alle vostre figlie di organizzare il loro futuro con libere nozze…».

E il risultato?
Nessuna firma, hanno rifiutato tutto. Che ingenua sono stata. In compenso il numero delle velate in strada a Monfalcone è triplicato in pochi giorni.



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