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IL LIBRO

Benedetto XVI, l’ultimo europeo. E profeta inascoltato

Alcuni momenti forti del pensiero di Ratzinger trattati in un saggio, opera di 12 autori. Ne esce il quadro di un profeta inascoltato nella disperante società secolare, ma anche nella cattolicità liquida di oggi.
- Il dossier: Addio a Benedetto XVI

Cultura 27_10_2023

A oltre 10 anni dalle sue storiche dimissioni e a quasi un anno dalla morte, è utile ritornare con attenzione ed empatia, ma anche spirito critico unito ad una misurata acribia interpretativa, sulla figura del teologo divenuto papa, Benedetto XVI (1927-2022). La comunità del blog Campari & de Maistre lo ha appena fatto con un saggio a più mani: Benedetto XVI. L’ultimo europeo (Giubilei Regnani, 2023, pagine 214).

Il libro offre un’ottima sintesi del pensiero, delle intuizioni e della stessa personalità del pontefice tedesco, visto dagli autori come «l’ultimo papa europeo» (p. 11). Forse perché difficilmente potrà esserci, almeno nell’immediato, un pontefice che riassuma – con la coerenza intellettuale di un Joseph Ratzinger – gli apporti delle varie tradizioni d’Europa. Ovvero, la latinità romana, la grecità filosofica, la germanicità della cultura del Nord, sublimate e unificate dallo spirito universale del Vangelo.

Dodici autori, tra cui due sacerdoti ben noti (don Samuele Pinna e don Marino Neri), hanno riletto e spiegato alcuni momenti forti del Magistero del papa e del teologo, mostrandone l’attualità, specie in funzione correttiva del presente ecclesiale, più che mai confuso e ingarbugliato. Il libro spazia dalla politica alla liturgia, dalla teologia (costruita sui pilastri di sant’Agostino e san Bonaventura) all’esegesi biblica, dalla profezia alla mistica. Fino al confronto serrato che Benedetto XVI intavolò da un lato con il nichilismo postmoderno, che aggredisce la Chiesa dall’esterno, ma anche e soprattutto con il Concilio Vaticano II, il suo presunto “spirito” e la sua (oggi più che mai) contrastata eredità.

La cosa più significativa è la raccolta di una gran quantità di brani di Ratzinger, scritti anche prima dell’elezione al soglio di Pietro, e l’inserimento della lezione teologica ratzingeriana nel contesto odierno di “auto-secolarizzazione” nella Chiesa e di “dittatura del relativismo” nella società civile. Ne esce un Ratzinger profeta inascoltato nella disperante società secolare, ma anche nella cattolicità liquida di oggi.

Fra tutti i punti forti recuperati e analizzati nel testo, due forse appaiono come i meno eludibili per i cattolici di oggi e di domani. La razionalità del cristianesimo e l’interpretazione del Concilio come un momento di sintesi e di sviluppo omogeneo dell’insegnamento cattolico. «La razionalità – scriveva nel 1986 Ratzinger, citato da Marco Mancini – appartiene all’essenza stessa del cristianesimo, e le appartiene in un modo che non trova riscontro nelle altre religioni» (p. 14.). Qui si capisce meglio il valore del pensiero logico (greco) per la teologia cattolica come sviluppato poi nella celebre allocuzione di Ratisbona del 2006, su cui ha offerto una sintesi mirabile Alfredo Incollingo (pp. 121-136).

Il secondo paletto che Benedetto lascia alla Chiesa e ai posteri è il discorso del Natale 2005 sulla retta ermeneutica del Concilio (pp. 31-39). Alcuni, vedendo che l’apostasia silenziosa si estende e si aggrava, a quasi vent’anni da quel discorso, sostengono ora che quella lettura «non ha funzionato». Ma questo è un grave errore di prospettiva. Una verità vale anche se, per mille ragioni contingenti e storiche, “non funziona”, non dà frutti nell’immediato, non viene capita o recepita da tutti, eccetera. Così, l’unico modo possibile per salvare la coerenza interna del cristianesimo e la continuità del medesimo soggetto Chiesa – pur nelle traversie inopinate del XXI secolo – è quello di leggere le acquisizioni del Concilio alla luce del Magistero precedente; e anche alla luce delle precisazioni contenute nel Magistero successivo (si pensi al Catechismo del 1997 o alle encicliche Veritatis splendor e Fides et ratio). Il Vaticano II è un pezzo di Tradizione, come il Vaticano I e il Concilio di Trento, pur con le particolarità che lo caratterizzano.

Ignoriamo se papa Ratzinger diverrà un nuovo dottore della Chiesa, come richiesto a più voci. Ma senza dubbio è stato un grande dottore e custode della teologia cristiana, un raro interprete del Vangelo nel XX e XXI secolo, un autore profondo che resterà indelebile nello sconfinato patrimonio del pensiero cristiano. Il libro ne offre un prezioso e ragionato compendio.