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Chiesa cattolica

Una comunità pakistana festeggia la sua chiesa ristrutturata

Al restauro hanno contribuito anche tante vedove povere offrendo piccole, ma significative offerte

Il Pakistan non è un paese facile per i cristiani. Nonostante l’impegno del governo in loro favore, spesso sono vittime di violenza e ad aggravare la loro situazione si aggiunge il fatto che chi li dovrebbe tutelare non sempre lo fa, o non con la dovuta solerzia. Eppure vivono la fede con fiducia e speranza, raccolti attorno alle loro chiese. La comunità cattolica del villaggio di Mogian, nella provincia del Punjab, ha appena ultimato i lavori di ristrutturazione della chiesa di Santa Maria, resi possibili grazie all’intervento della Heal Foundation Pakistan e ai tanti fedeli che hanno contribuito con le loro offerte. La ristrutturazione, eseguita in meno di un mese, è costata 443.223 rupie pakistane, circa 1.350 euro. La Heal Foundation Pakistan ha fornito gran parte dell’importo, 1.075 euro. 64 euro sono arrivati dai parrocchiani. Altri 210 euro sono stati raccolti dalle 80 vedove assistite dalla fondazione, nonostante le limitatissime risorse di cui dispongono. Il loro contributo, commenta l’agenzia di stampa AsiaNews, “dimostra profonda fede, gratitudine e impegno nei confronti della chiesa”. Al di là del valore monetario, le offerte delle vedove hanno un grande valore spirituale e costituiscono un esempio per tutta la comunità dei fedeli. A conferma di quanto possa essere difficile la vita dei cristiani nel paese, Human Rights Focus Pakistan riporta un nuovo caso di falsa accusa di blasfemia. La vittima è Sarwar Masih, un cristiano di Gujranwala. Alcuni musulmani vicini di casa stanno tentando di impadronirsi dell’abitazione in cui la sua famiglia risiede da oltre 70 anni sostenendo che la occupa illegalmente e minacciano di accusare lui, suo fratello e altri famigliari di atti blasfemi se si opporranno al sequestro. Per questo hanno appeso sulla casa degli striscioni con versetti del corano e immagini di Medina, la città santa insieme a La Mecca. Sarwar e i suoi famigliari non osano toglierli perché sarebbero appunto accusati di blasfemia. Potrebbe farne le spese l’intera comunità cristiana del villaggio, come è già successo in diverse occasioni.