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Eutanasia, schiaffo di Sanchez al discorso pro-life del Papa

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Il Parlamento spagnolo accelera le modifiche alla legge sul fine vita per bloccare i possibili ricorsi dei congiunti e rendere ancora più rapida la procedura. Dopo aver applaudito Leone XIV la maggioranza che sostiene il premier socialista risponde così al monito papale sull'«inviolabile dignità della persona umana». 

Vita e bioetica 16_06_2026

La scorsa settimana, a pochi giorni dal puntuale rilancio dei principi non negoziabili da parte di Leone XIV nel Parlamento spagnolo, la maggioranza che sostiene il governo Sanchez ha risposto con le modifiche alla legge sull’eutanasia per accelerarne i tempi, bloccare ricorsi dei congiunti e facilitarne l’accesso. Schiaffo sonoro al Pontefice e a coloro che anche in Vaticano si erano adoperati per far apparire il premier spagnolo un buon politico, paladino della solidarietà verso i migranti.

Ebbene alle parole chiare del Papa dell’8 giugno scorso sul «riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona umana» – che «non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento», ha detto Leone XIV, specificando che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto» – la maggioranza che sostiene l’esecutivo socialista spagnolo ha risposto in maniera inequivocabile. L’11 giugno, quando ancora il premier Sanchez si beava di accompagnare il Pontefice nel suo peregrinare in terra iberica, il comitato di presidenza del Congresso dei Deputati aveva già deciso di promuovere la riforma legislativa, per abbreviare i termini giudiziari in caso di ricorso e accelerare le procedure. 

L'iniziativa legislativa propone che la procedura giudiziaria di controllo della decisione amministrativa della commissione che autorizza l’ eutanasia «sia la più breve possibile e non si protragga oltre quanto strettamente necessario», al fine di evitare di prolungare «in modo inutile e disumano la sofferenza della persona avente diritto a ricevere l'aiuto» e azzeri i ricorsi dei congiunti del malato. Il giorno seguente, 12 giugno, mentre Leone XIV lasciava Tenerife ed il suolo spagnolo, la plenaria del Congresso approvava l'esame della riforma, primo passo dell'iter parlamentare, con 178 voti a favore, mentre solo il PP, Vox e l'UPN (partito autonomista della Navarra) si sono espressi contro, per un totale di 169 deputati. La proposta è di iniziativa del Parlamento della Catalogna.

Una iniziativa che cerca, nella sostanza e nella forma, di contravvenire alla decisione della Corte Suprema che il 19 maggio scorso aveva riconosciuto come legittimo che una persona «con un legame particolarmente stretto» con un paziente che ha chiesto l'eutanasia, possa ricorrere in giudizio contro l'applicazione dell'eutanasia stessa. Una decisione non banale, poiché ha aperto, per il momento, la porta affinché i familiari di una persona che desidera essere sottoposta a eutanasia possano contestarla in tempo.  

Questa sentenza, sommata alle notizie secondo cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo starebbe indagando sul caso dell’omicidio di Stato verso Noelia e alle parole di Leone XIV al Congresso, ha messo in allarme la maggioranza di governo, timorosa che questi tre fatti possano risvegliare la società spagnola sul gravissimo vulnus civile e sociale civile rappresentato dall’eutanasia. 

Dunque, non potendo contraddire la sentenza della Corte Suprema, impedire l’eventuale indagine della Corte Europea e contraddire il Papa dopo averlo applaudito platealmente, la maggioranza del "buon" Sanchez si è attivata per approvare a stretto giro una riforma che accorci i termini di attesa previsti dalla norma attuale, rendendo praticamente impossibile che una persona «con un legame particolarmente stretto» eserciti il proprio diritto in Tribunale per ritardare l’omicidio statale di un congiunto. Uno schiaffo in piena regola al Papa e al suo richiamo.



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