Accordo quadro tra USA e Iran, pesa l'incognita Israele
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Firmato un memorandum che sarà confermato venerdì prossimo, 19 giugno, a Islamabad: 60 giorni per negoziare un accordo definitivo, soprattutto sul nucleare. Intanto dovrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz e saranno tolte le sanzioni a Teheran. Ma Netanyahu non accetta diktat sul Libano.
- Una guerra illegittima, di Alessandro Rimoldi
Dopo due mesi di difficili negoziati intervallati da sporadici scontri armati il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Vicepresidente JD Vance e il Presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf hanno firmato ieri l'accordo quadro che dovrebbe porre fine a oltre tre mesi di guerra aperta.
L'annuncio della firma elettronica è stato rilasciato da un alto funzionario statunitense che, parlando alla stampa a condizione di anonimato, ha spiegato che «il presidente ha voluto firmarlo personalmente perché desiderava dimostrare il suo impegno a trovare una soluzione favorevole».
A Évian-les-Bains, in Francia, all'apertura del vertice del G7, il presidente USA ha espresso viva soddisfazione per l'evoluzione dei negoziati, affermando che «siamo andati molto d'accordo con l'Iran» e confermando che il protocollo d'intesa è ormai «completamente firmato».
L’accordo, noto come "Memorandum di Islamabad", verrà confermato ufficialmente a Ginevra il 19 giugno anche se il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Ghribabadi, ha annunciato la fine immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari su più fronti, incluso il Libano; ma ha aggiunto che i negoziati per un accordo definitivo, soprattutto sulla delicata questione del programma nucleare iraniano, si svolgeranno nell'arco di 60 giorni.
«Con l'apertura dello Stretto di Hormuz alla firma dell'accordo venerdì per consentire le operazioni di sminamento, il petrolio tornerà a fluire liberamente, a beneficio della regione e del resto del mondo», ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth.«Questo grande accordo porterà pace e sicurezza a tutta la regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l'Iran, tutti hanno fallito prima di me. I leader della regione hanno, per la prima volta, trovato un presidente che possa aiutarli a raggiungere una vera pace».
Dopo l'annuncio dell'accordo raggiunto, il Comando Centrale delle Forze Armate iraniane ha affermato che la volontà della nazione iraniana è stata imposta con successo ai nemici. «Con la grazia di Dio Onnipotente e sotto il comando della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, il popolo iraniano e i suoi combattenti hanno dimostrato che i vili nemici americani e sionisti non hanno altra scelta che accettare la sconfitta e arrendersi», si legge in una dichiarazione diffusa da Press Tv.
L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha pubblicato i 14 punti dell’intesa:
1.Cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano;
2. Impegno degli Stati Uniti alla non interferenza negli affari interni dell'Iran e al rispetto della sovranità della Repubblica Islamica dell'Iran;
3. Completa revoca del blocco navale entro 30 giorni;
4. Impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dall’Iran;
5. Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo gli accordi iraniani;
6. Sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell'Iran alle sue risorse finanziarie;
7. La necessità per gli Stati Uniti e i loro alleati di presentare piani di ricostruzione per l’Iran per un ammontare di almeno 300 miliardi di dollari;
8. 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e la completa revoca delle sanzioni primarie, secondarie, statunitensi e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e del Consiglio dei Governatori dell'AIEA;
9. Reiterazione dell'impegno dell'Iran, ai sensi del trattato TNP, a non produrre armi nucleari;
10. Durante il periodo dei negoziati, gli Stati Uniti si sono impegnati a non aggiungere forze nella regione e a non imporre nuove sanzioni;
11. Sblocco di 24 miliardi di dollari dei fondi bloccati dell'Iran durante i 60 giorni dei negoziati finali. La metà di questa somma dovrà essere messa a disposizione dell'Iran prima dell'inizio dei negoziati;
12. Formazione di un meccanismo di supervisione per l'attuazione dell'accordo;
13. L'accordo finale sarà approvato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
14. I negoziati finali non inizieranno prima del rilascio della metà dei fondi bloccati dell’Iran, della sospensione delle sanzioni petrolifere iraniane e della revoca del blocco navale, e l’accordo finale riguarderà solo il destino dei materiali arricchiti e dell’arricchimento, la revoca delle sanzioni e il piano di ricostruzione economica dell’Iran. Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza vengono definitivamente rimosse dall'agenda.
Punti che differiscono in parte da quanto annunciato da Trump che include l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz «senza pedaggi» e la «rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, ha precisato che nello Stretto di Hormuz «abbiamo sempre detto che non intendiamo imporre pedaggi ma che in cambio dei servizi che forniremo, ovvero servizi di navigazione, protezione ambientale, eventualmente assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, i costi necessari saranno definiti e riscossi».
«Negli ultimi istanti dei negoziati, il testo del memorandum d'intesa è stato modificato, evidenziando in modo chiaro ed esplicito la questione della sovranità iraniano-omanita sullo Stretto di Hormuz», ha riferito l’agenzia di stampa Fars, citando una fonte anonima. «L'uso del termine 'servizi marittimi' significa che gli Stati Uniti hanno acconsentito al pagamento di una tariffa all'Iran». Escamotage che permetterebbe a Teheran di esercitare con l’Oman la sovranità sullo Stretto e di incassare fondi interpretati come riparazioni per i danni subiti nel conflitto dei 40 giorni scoppiato il 28 febbraio con l’attacco israelo-americano.
Sul nucleare Trump ha presentato l'intesa come un grande successo sostenendo che costituisce «un muro contro l'arma nucleare». Ha scritto che gli iraniani «non vogliono più un'arma nucleare» e che «non l’avranno».
Il trionfalismo di Trump non convince però media e osservatori, anche negli USA. Il Washington Post osserva che il presidente celebra il ritorno alla normalità esistente prima che Stati Uniti e Israele attaccassero l'Iran, un risultato ben lontano dagli obiettivi della guerra che puntava a cancellare il programma nucleare e missilistico di Teheran e abbattere il governo islamico.
L’Iran non solo ha resistito ma è uscito vincitore dalla Guerra dei 40 giorni acquisendo oggi il controllo dello Stretto di Hormuz mentre anche sul programma nucleare il successo di Trump appare effimero poiché l’Iran ha sempre sostenuto di non volersi dotare di armi atomiche.
I negoziatori dovranno ora discutere una moratoria sull'ulteriore arricchimento del combustibile nucleare, nonché il destino delle attuali scorte di uranio arricchito dell'Iran pari a 410 chili.
In ogni caso molti interrogativi restano aperti, soprattutto riguardo a Israele.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha reso noto che Israele non si ritirerà dal Libano e non si considera vincolato dalla clausola sul Libano contenuta nell'accordo con l'Iran. Il premier ha chiarito che le forze israeliane manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah, distruggendo le infrastrutture del gruppo armato e rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele.
«Israele non si ritirerà dai territori che ha conquistato in Libano e se l'Iran attaccherà Israele a causa degli avvenimenti in Libano, Israele risponderà», ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz. Per il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, l'accordo tra USA e Iran «non è vincolante» per Israele, che «non è subordinato agli Stati Uniti. Noi siamo una nazione indipendente e sovrana! Il nostro dovere è verso i cittadini di Israele, i militari delle Forze di difesa israeliane e il popolo ebraico. Il nostro dovere storico verso gli ebrei perseguitati e assassinati in migliaia di anni di esilio è quello di garantire la sicurezza nella terra d'Israele», ha affermato Ben Gvir.
Anche diversi media israeliani hanno criticato l’intesa tra USA e Iran sostenendo che Washington ha incassato ben poco mentre l’Iran ha ottenuto un successo senza precedenti. Le polemiche in Israele risultano amplificate dal fatto che l’intesa tra Washington e Teheran di fatto punta a legare le mani a Israele in Libano.
Molti interrogativi restano quindi aperti. Tra questi la CNN ha posto una domanda certo scomoda per la Casa Bianca e per Israele: al di là di un ridimensionamento delle capacità militari convenzionali dell'Iran, una guerra che la maggioranza degli americani non voleva e che ha scatenato enormi sofferenze a livello globale ha raggiunto risultati tali da giustificarne il costo?
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