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Proposta controversa

Il patentino antifascista e le ricadute sulla libertà di pensiero

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La fiera Più Libri Più Liberi propone che gli editori sottoscrivano una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e di ripudio del fascismo e di ogni forma di totalitarismo e si impegnino a non commercializzare materiali di incitamento all'odio e alla discriminazione. Una proposta che ha acceso il confronto politico-culturale e che sarà rivista.

Politica 16_06_2026
Più liberi più libri - Roma, 2025 (ImagoEconomica)

Fa discutere la decisione degli organizzatori di Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria promossa dall'Associazione Italiana Editori (AIE), di introdurre per la prossima edizione, in programma a Roma nel mese di dicembre, l'obbligo per gli editori espositori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e di ripudio del fascismo e di ogni forma di totalitarismo.

La misura ha immediatamente acceso il confronto politico e culturale, dividendo il mondo dell'editoria e la politica nazionale. Da una parte c'è chi considera la sottoscrizione un passaggio coerente con i valori fondamentali della Repubblica italiana; dall'altra chi la giudica una forma di selezione ideologica incompatibile con il pluralismo che dovrebbe caratterizzare una manifestazione dedicata ai libri.

A sollevare il caso è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha definito la richiesta una forma di censura mascherata da lotta antifascista. In un messaggio pubblicato sui social, la premier ha sostenuto che la libertà di pensiero non può essere subordinata all'adesione preventiva a una determinata visione culturale o politica. Secondo Meloni, il rischio è quello di creare una distinzione tra idee considerate accettabili e idee ritenute non conformi, introducendo un filtro che mal si concilierebbe con i principi di una società democratica. A gettare benzina sul fuoco anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini», ha chiosato il Guardasigilli. Sulla stessa linea si è espresso il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha accolto con favore la disponibilità dell'AIE a svolgere un ulteriore approfondimento sulla questione. Per Giuli, la richiesta di una sorta di professione di fede antifascista rappresenta un equivoco che rischia di prestarsi a strumentalizzazioni e che merita di essere riesaminato con attenzione.

Al centro della polemica vi è il contenuto dell'autocertificazione richiesta agli editori. Il documento prevede l'adesione ai valori costituzionali della Repubblica italiana, il rifiuto dell'ideologia fascista e di qualsiasi forma di totalitarismo, oltre all'impegno a non esporre o commercializzare materiali che possano configurare apologia del fascismo o incitamento all'odio e alla discriminazione. Senza l'accettazione di queste clausole non è possibile completare la procedura di iscrizione alla manifestazione.

Gli organizzatori respingono tuttavia ogni accusa di censura. In una nota, Più Libri Più Liberi ha precisato che la dichiarazione non nasce dalla volontà di limitare il confronto delle idee, ma dall'esigenza di garantire chiarezza e condivisione di principi democratici considerati inderogabili. La fiera ha inoltre espresso rammarico per le polemiche scoppiate attorno all'iniziativa, annunciando ulteriori valutazioni alla luce del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane.

Per comprendere l'origine della decisione bisogna guardare a quanto accaduto durante l'edizione dello scorso anno. Allora la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco aveva provocato forti contestazioni da parte di scrittori, intellettuali, giornalisti e operatori culturali. Ottantanove firmatari avevano sottoscritto un appello denunciando la partecipazione di una realtà editoriale accusata di valorizzare nel proprio catalogo figure e riferimenti riconducibili all'universo nazifascista e antisemita. In quell'occasione il presidente dell'AIE, Innocenzo Cipolletta, aveva difeso il principio secondo cui gli editori non vengono ammessi sulla base del loro orientamento culturale o politico, ma della sottoscrizione di un contratto che richiama i valori della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Durante la manifestazione si svolsero proteste e iniziative simboliche, culminate nel canto collettivo di "Bella Ciao" davanti allo stand dell'editore contestato. È proprio alla luce di quel precedente che molti osservatori interpretano la nuova autocertificazione come un tentativo di evitare il ripetersi di tensioni analoghe. Tuttavia resta aperta una questione più ampia che riguarda il ruolo stesso di una fiera del libro.

Una manifestazione culturale deve limitarsi a garantire il rispetto delle leggi vigenti oppure può richiedere ai partecipanti una dichiarazione preventiva di adesione a determinati valori? È sufficiente che eventuali comportamenti illeciti vengano perseguiti dalle autorità competenti oppure gli organizzatori hanno il diritto di fissare criteri ulteriori per tutelare l'identità della manifestazione? Sono interrogativi che non riguardano soltanto questa vicenda. Da anni il mondo culturale è attraversato da un confronto sul confine tra inclusione, responsabilità e libertà di espressione. I sostenitori della nuova misura ricordano che l'antifascismo rappresenta uno dei pilastri storici e costituzionali della Repubblica italiana e che una fiera culturale può legittimamente chiedere ai propri partecipanti di riconoscersi in quei principi. I critici, invece, ritengono che la cultura debba rimanere uno spazio aperto al confronto, senza certificazioni ideologiche preventive.

Al di là delle contrapposizioni politiche, la vicenda riporta al centro una domanda fondamentale: quale deve essere il rapporto tra cultura e ideologia? Per molti, una fiera del libro dovrebbe rappresentare anzitutto un luogo di incontro tra idee diverse, dove il pluralismo prevale sulle appartenenze e il confronto sostituisce l'esclusione. In questa prospettiva, la forza della cultura risiede proprio nella sua capacità di mettere in dialogo posizioni differenti, senza trasformarsi in uno spazio di selezione ideologica. Il dibattito aperto da Più Libri Più Liberi dimostra quanto il tema resti sensibile. Da una parte la tutela dei valori democratici, dall'altra la difesa della più ampia libertà di espressione. Due principi che, almeno nelle intenzioni dichiarate da tutti i protagonisti della vicenda, non dovrebbero essere in contraddizione ma che, in questo caso, sembrano essere entrati in tensione.

Sarà ora l'approfondimento annunciato dall'AIE a chiarire se la nuova procedura verrà confermata, modificata o superata. Nel frattempo, la discussione continua ben oltre i confini della fiera e coinvolge una questione destinata a rimanere centrale nel dibattito pubblico: come conciliare i valori fondanti della democrazia con la massima apertura possibile al pluralismo delle idee.