Sull'Iran, Trump perde la maggioranza alla Camera
Alla Camera del Congresso Usa, quattro deputati repubblicani votano con i colleghi democratici e fanno passare una risoluzione che limita il potere presidenziale di ricominciare la guerra in Iran.
Quattro voti repubblicani si sono uniti alla minoranza democratica per far passare alla Camera un nuovo War Power Resolution, una nuova legge che limita il potere presidenziale di fare la guerra e chiede il ritiro delle forze Usa dall’Iran. Trump perde la maggioranza, insomma. E non la prende affatto bene.
I quattro dissidenti sono poco noti al pubblico italiano e sono quanto di più eterogeneo si possa concepire fra le varie correnti del Partito Repubblicano: Thomas Massie (libertario), Brian Fitzpatrick (sinistra del partito), Tom Barrett (moderato e veterano dell’Iraq), Warren Davidson (isolazionista). Ciascuno di loro ha avuto la sua motivazione per votare contro il presidente.
Thomas Massie è il più celebre e anche il più coerente: da un anno sta sfidando il presidente, votando contro gli aumenti di spesa, gli interventi polizieschi contro i diritti degli Stati, gli interventi in politica estera e militare. Trump lo ha già punito, nelle primarie del Kentucky, dove ha sostenuto il suo avversario Ed Gallrein, un fedelissimo del presidente. Massie ha perso le primarie. Dunque non ha più nulla da perdere. Warren Davidson è un conservatore isolazionista, un America Firster come all’origine si presentava anche lo stesso Trump. Non ha digerito il cambio di direzione dell’amministrazione, né in politica interna (ha votato contro il Big Beautiful Bill, la “finanziaria” di Trump), né in politica estera. Fitzpatrick è un ex agente dell’Fbi, con una grande esperienza all’estero, anche in zone di guerra. Non è un isolazionista, né un conservatore, è uno dei moderati dell’ala sinistra del partito, incline al compromesso anche sui principi non negoziabili (aperturista anche sull’aborto). Vanta una lunga tradizione di voti comuni con i Democratici, piazzandosi come uno dei deputati più “bipartisan” della Camera. Infine la sorpresa maggiore è di Tom Barrett, veterano dell’esercito, con una storia di voti sempre fedeli a Trump, a favore della guerra in Iran al momento dello scoppio.
I deputati che hanno votato contro Trump lo hanno fatto, con tutta probabilità, anche per motivi elettorali. “Tradire” questo presidente non ha mai portato bene a nessun repubblicano dissenziente, in termini di voti. Ma a parte Massie, che comunque non potrà ricandidarsi, tutti gli altri tengono un occhio sui sondaggi, soprattutto quelli dei loro collegi. In Pennsylvania (lo Stato di Fitzpatrick), in Michigan (Barrett) e in Ohio (Davidson) più del 50% degli elettori, in media, si dice contraria all’intervento in Iran.
La reazione del presidente non si è fatta attendere. “Proprio nel bel mezzo delle mie trattative finali per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran – ha scritto Trump sul suo social network Truth - Chi farebbe una cosa così antipatriottica?”. Si scaglia soprattutto contro i Democratici, ma cita anche i dissidenti interni alla sua maggioranza. «I quattro repubblicani, quella è tutta un’altra storia: sono dei VANAGLORIOSI! Dovrebbero vergognarsi», ha scritto Trump. Ha inoltre liquidato la risoluzione di mercoledì definendola «priva di significato».
E in effetti non ha ancora la forza di legge e difficilmente l’acquisirà. Deve essere infatti approvata anche dal Senato (sempre maggioranza repubblicana) e Trump ha comunque il diritto di veto. Però è un segnale e Trump, se è veramente un animale politico, lo ha capito. Il segnale è che, se prima di questo mese il conflitto in Iran era divisivo nel paese, ma sostenuto dai Repubblicani, oggi inizia ad essere divisivo anche fra gli stessi Repubblicani. I fattori interni, come l’aumento dei prezzi del carburante, sono quelli che contano di più. Fra gli americani, infatti, l’Iran resta uno dei paesi più detestati e temuti in assoluto. Ma veder aumentare il prezzo al gallone per una guerra di cui non si vede ancora la fine (nonostante i numerosissimi annunci di Trump) non piace al 61% degli americani (secondo un recente sondaggio del Pew Research Center). Secondo lo stesso sondaggio, il 90% degli elettori democratici (o potenzialmente democratici) è contrario a questa guerra, ma anche il 30% di quelli repubblicani. Secondo un sondaggio Reuters, due americani su tre ritengono che Trump non abbia spiegato le ragioni del conflitto.


