Sì alla Riforma, meno "se" e più realtà. Lo dice anche l'IA
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Abbiamo provato a sottoporre il quesito all'intelligenza artificiale. Dalle fonti risulta che nessun articolo riformato introdurrebbe poteri di nomina, controllo o indirizzo politico dell’esecutivo sui magistrati. Provare per credere.
Meno “se”, più realtà. Parola di Max Verstappen.
Quando si mettono troppi «se» in un ragionamento si rischia di finire come l'intervista a Verstappen che, oltre ad essere un gran pilota, concede anche perle di saggezza: gli chiedono di scenari ipotetici in una gara appena terminata e lui liquida la domanda con un elegantissimo «se mia mamma avesse le palle, sarebbe mio padre!». Traduzione: restiamo nella realtà.
In questi giorni si sentono pareri di esperti (ce ne sono equamente e di pari valore sia a favore che contro) o illazioni e ragionamenti ipotetici basati su affermazioni di vari politici ove la critica che spesso emerge è che tale riforma aumenterebbe il controllo del Governo sulla Magistratura. Leggendo il testo della riforma, non mi pare emerga alcun elemento a sostegno di questa critica, ma ho voluto provare a porre la seguente domanda ad una delle tante IA: “Mi interessa una tua valutazione basata esclusivamente sul testo della riforma (non su quello che dicono i favorevoli o i contrari) se e come eventualmente il Governo avrebbe più o meno potere sulla Magistratura”.
Questa la risposta:
«Di seguito trovi una valutazione tecnica, neutrale e basata esclusivamente sul contenuto della riforma, così come ricostruibile dalle fonti che descrivono che cosa cambia nel testo costituzionale — non su opinioni di favorevoli o contrari.
Parlerò quindi solo delle modifiche oggettive:
• separazione delle carriere,
• sdoppiamento del CSM,
• istituzione dell’Alta Corte disciplinare,
• introduzione del sorteggio,
• modifica degli articoli costituzionali 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110.
La risposta, basata solo sulle modifiche testuali, è: formalmente, la riforma NON attribuisce nuovi poteri diretti al Governo sulla Magistratura.
Dalle fonti risulta che nessun articolo riformato introdurrebbe poteri di nomina, controllo o indirizzo politico dell’esecutivo sui magistrati, né nei CSM né nell’Alta Corte disciplinare. La Presidenza della Repubblica rimane presidente dei CSM — sia quello dei giudici sia quello dei PM. Il governo, in senso formale e costituzionale, non ottiene nuove leve dirette.”
Per sciogliere ogni dubbio, provate!
Nessuno vuole la politica nella Magistratura: su questo, mi auguro, non ci sono dubbi ma vi è un dato che non sembra supportare che le elezioni vadano, al momento, in tale direzione.
Dei circa 10000 magistrati italiani solo circa il 20% appartiene ad una corrente, ma nel CSM attuale ben 18 togati, dei 20 eletti, appartengono ad una corrente. La probabilità che in una elezione “pulita” ciò possa accadere è circa di 1 su mille miliardi …praticamente impossibile. Nel CSM precedente (2018-2022) pure peggio: 16 togati eletti su 16 appartenevano ad una corrente. A meno che non vogliamo raccontarci che tutti e soli i magistrati migliori appartengono ad una qualche corrente, non trovate un minimo “sospetto” tale dato?
La Magistratura svolge una funzione troppo importante per permettere anche il solo sospetto di avere persone politicizzate nei ruoli chiave.

