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25 aprile

Ricordare i preti martiri della Resistenza

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Oggi 25 aprile è necessario ricordare i sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti in odio alla fede che la Chiesa ha già beatificato o che sono in corso di beatificazione. 

Ecclesia 25_04_2026

La storia non è stata sempre raccontata bene. La storia, quella con la “S” maiuscola, s’intende. Sembra, infatti, che troppo spesso, le pagine dei libri siano state volutamente indirizzate verso un ideale, senza avere quel senso critico che la narrazione storiografica richiederebbe. Bisogna ricordare che Historia nella sua etimologia latina ha come significati “ricerca, indagine, cognizione”. Ricercare, dunque, potrebbe considerarsi la parola-cardine. E per le indagini sul 25 aprile 1945, giorno della liberazione dell’Italia dal regime nazi-fascista, non è stato sempre così, soprattutto per una buona parte di storici che hanno voluto consegnare una certa tipologia di racconto: un racconto vero a metà. Quando si affronta questa data sembra che il più delle volte l’opinione pubblica si divida, non ricordando così i valori e i simboli che in essa sono racchiusi. Ma, soprattutto, ci si dimentica troppo spesso di quella verità che è così preziosa per la storia. Eppure Cristo lo ha detto chiaramente: «La verità vi farà liberi» così nel Vangelo di Giovanni, al capitolo otto.

Ciò che accade è che ci sono storie, volti, biografie, personaggi che vengono dimenticati in questa data. La lista dei sacerdoti martiri del regime nazifascita è purtroppo assai vasta ed è la Capitale fondamentalmente ad essere stata scenario di questo tragico spargimento di sangue. Ma altrettanto vasto è stato l’elenco delle vesti talari insanguinate durante il periodo della Resistenza. E questo lo si dimentica assai spesso. Stiamo parlando del “triangolo della morte” o “triangolo rosso”: lo spazio geografico tra l’Emilia e la Romagna che, tra il settembre del 1943 e il 1949, vide l’uccisione di circa 130 sacerdoti per mano di gruppi di matrice comunista. Tanti uccisi dal regime nazi-fascita, altrettanti quelli uccisi dal regime rosso. In entrambi i casi, questi «delitti, dei quali spesso gli autori non sono mai stati individuati, sono ancora oggi taciuti, ignorati, sepolti sotto una coltre di silenzio omertoso» (O tutti o nessuno!, Alberto Leoni, Edizioni Ares, Milano, 2021). Cerchiamo allora di scoprire dalla polvere quei volti che hanno vissuto un vero e proprio martirio in odium fidei.

Certamente, il primo volto, forse il più tristemente famoso, è quello del giovanissimo Rolando Rivi, seminarista della diocesi di Reggio Emilia, nato il 7 gennaio 1931 a San Valentino di Castellarano da un’umile famiglia, dalle tradizioni fortemente cattoliche. Cresciuto al suono dell’Ave Maria e del Pater noster, fin da bambino sentiva il suo appartenere a Gesù: il suo motto, «Io sono di Gesù». Voleva diventare sacerdote. Una volta entrato in seminario disse: «È bello studiare da prete, sperando di diventare un buono e santo sacerdote».

Ma veniamo ai fatti. La seconda guerra mondiale stava volgendo a termine. In questo frangente delicato, era più che chiaro il progetto di alcune frange delle formazioni comuniste: prendere il potere catturando possidenti, industriali e sacerdoti, per poi ucciderli. Una data, il 10 aprile del 1945: il giovanissimo Rolando andò a messa insieme al padre nella pieve di San Valentino. Erano trascorsi nove giorni dalla Santa Pasqua. Dopo la celebrazione, decise di trascorrere nel bosco un po’ di tempo per leggere e studiare i suoi amati libri mentre il padre aveva fatto ritorno a casa. Il piccolo Rolando sarebbe tornato per pranzo. Ma nulla, Rolando non si presentò. Fu così che il papà andò a cercarlo, ma nel luogo dove lo aveva lasciato trovò solamente i suoi quaderni sparpagliati nel prato. E, tra questi fogli, uno recava la seguente frase: «Non cercatelo, viene un momento con  noi. Partigiani».

Da questo momento in poi cominciò il calvario del giovane seminarista. Torture, interrogatori disumani, uno strazio per il povero Rivi. Fino a quel 13 aprile 1945, quando, alle 3 del pomeriggio, ora della morte di Gesù in croce, Rolando venne trasportato in un luogo nascosto e messo in una buca del terreno. Il tempo di qualche preghiera e la vita del quattordicenne Rolando si spense: velocemente, così come la velocità del colpo di pistola che lo uccise.

Fra le tante biografie, vi è poi quella di don Luigi Lenzini, proclamato beato il 28 maggio 2022. Parroco di Crocette (vicino Modena), don Luigi cercava solamente di vivere fino in fondo il Vangelo: essere vicino a tutti, essere vicino persino ai partigiani, anche se era da sempre contrario all’ideologia comunista. Più volte era stato oggetto di minacce: volevano che non continuasse la sua missione, il suo servizio pastorale. Ma lui, imperterrito, non desisteva certamente dalla sua vocazione: «Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedek».  La notte del 21 luglio 1945, a guerra ormai terminata, un gruppo di partigiani venne a cercarlo in canonica: era una trappola. Gli dissero che doveva seguirli perché una persona malata aveva chiesto l’estrema unzione. Nulla di più falso. Venne portato in un campo, con violenza. Qui venne seviziato senza pietà fino ad arrivare alla sua uccisione. Poi c’è la storia di don Giuseppe Preci, sacerdote di Montalto di Zocca, sempre nel Modenese. Nella notte del 24 maggio 1945, gli tesero un agguato, lo stesso compiuto a Lenzini: gli fu chiesto di andare a trovare un ammalato. Non fece in tempo di uscire dalla chiesa che una scarica di mitra lo colpì in pieno petto. Altro volto, quello di don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli di Carpi. Don Venturelli era stato assistente spirituale degli internati del campo di concentramento da cui partivano i treni per Auschwitz.  Fu trovato ucciso il 14 gennaio 1946, pochi giorni dopo che un articolo su La Voce del Partigiano lo aveva accusato di aiutare i fascisti.

Altro martire dimenticato. Altra vita spenta, quella del giovane don Giuseppe Iemmi, anche lui della diocesi di Reggio Emilia: su don Giuseppe si è da poco aperta l’inchiesta diocesana sulla sua vita e sul martirio. Una biografia, la sua, segnata dal desiderio, dall’ardore per le missioni. A soli sedici anni, nel 1935, era entrato nel seminario maggiore ad Albinea, poi il noviziato presso i saveriani. Il 23 marzo 1945, i partigiani uccisero due padri di famiglia. Don Giuseppe fu colpito molto da questo episodio e, allora, l’8 aprile ( era domenica in Albis )  alla messa delle undici, dal pulpito della chiesa, tuonò contro le barbarie dei partigiani: qualcuno, poco dopo la Messa, lo minacciò. Doveva stare zitto. Il 19 aprile 1945 don Giuseppe era fuori dalla sua chiesa: si trovava a Poiago, a pochi chilometri dal suo paese per celebrare la messa per un funerale. Al ritorno gli fu detto che lo avevano cercato alcuni partigiani: non sapeva però se erano partigiani amici o nemici.

Prese la bicicletta, andò alla ricerca di chi lo avesse cercato. Fu così che i partigiani gli tennero un agguato: fu arrestato e portato a Monchio. Qui venne condannato a morte ma miracolosamente riuscì a scappare. Don Iemmi si rifugiò in una tana per conigli vicino a una casa della zona, ma invano: lo scovarono quasi subito.. Tuttavia riuscì a scappare nuovamente, per poi di nuovo essere ritrovato. Questa volta però ormai era tutto segnato: ucciso anche lui in odium fidei. La mattina del 20 aprile, i suoi due chierichetti, Raimondo e Meo, trovarono il suo corpo trucidato. E proprio su quel corpo giurarono di diventare sacerdoti. Un giuramento a cui prestarono fede: «Sanguis martyrum semen christianorum».



don iemmi presto beato

La Chiesa del coraggio indica un nuovo martire dei partigiani rossi

21_04_2026 Andrea Zambrano

Si apre il processo diocesano per il prete reggiano don Giuseppe Iemmi, ucciso dai partigiani comunisti in odium fidei sul finire della guerra. Sarebbe il terzo sacerdote proclamato beato perché martire della violenza rossa. 

IL LIBRO

Rolando Rivi: il martire bambino vittima delle ideologie

Un seminarista di soli 14 anni seviziato e ucciso da partigiani comunisti per avere "un prete in meno" un domani. Il volume di Andrea Zambrano ricostruisce la vicenda con un «doppio livello di lettura: storico-politico e religioso», come scrive nella Prefazione il presidente della Camera Lorenzo Fontana.

L'ANNIVERSARIO

Beato Rolando, il martire che ci parla oggi

13_04_2022 Maria Bigazzi

Il 13 aprile di 77 anni fa i partigiani rossi uccidevano il seminarista Rolando Rivi, martire e beato della Chiesa. Il suo sacrificio ci parla oggi. 

STORICO GESTO DI RICONCILIAZIONE

"Rolando mi ha guidato per far trovare la pace a mio padre"

16_04_2018 Andrea Zambrano

“Ognuno ha un compito nella vita, una missione: la mia era fare ritrovare la pace a mio padre". Parla Meris, la figlia di Giuseppe Corghi, il partigiano che nel 1945 uccise il seminarista martire Rolando Rivi, oggi beato. Un evento di riconciliazione storico e toccante quello vissuto ieri nel santuario di San Valentino (RE) dove il seminarista è sepolto. A 73 anni da quei fatti, la figlia dell'uomo che sparò a Rivi in odium fidei abbraccia la sorella del seminarista martire e chiede perdono per il padre invocando proprio l'intercessione del beato da lui ucciso. "Una stretta di mano tra le nostre due famiglie sia il simbolo della giusta espiazione per l’odio fraterno".

-LA LETTERA: UNA STRETTA DI MANO PER UNA GIUSTA ESPIAZIONE di Meris Corghi
-MISERICORDIA SOLO NELLA VERITA'
-LA FOTOGALLERY DELL'EVENTO

L'EVENTO STORICO

Rolando e il carnefice, misericordia nella verità

15_04_2018 Andrea Zambrano

Oggi nella Pieve di San Valentino, dove è sepolto il corpo del 14enne seminarista Beato Rolando Rivi, ucciso dai partigiani rossi, avverrà un evento di portata storica: la figlia del comandante che premette il grilletto chiederà perdono per quel fatto. Un gesto unico, che mostra come la riconciliazione vera sia possibile solo quando si conosce la verità. Quante morti però sono rimaste ancora sotto la cappa della vulgata. 

TEATRO

Rolando Rivi, la forza di un ragazzo normale

19_10_2015

Davide Giandrini ha portato sul palcoscenico la storia del Beato Rolando Rivi, narrata da Daniele Bentivegna: Come una quercia. Il martire emiliano, ucciso da un partigiano comunista, era un ragazzino gracile e "normale". Ma nel momento estremo si rivelò forte come una quercia. La NBQ intervista il regista.

REGGIO EMILIA

Censurano pure la mostra su Rolando Rivi

21_11_2013 Andrea Zambrano

Un altro esempio di come la scuola pubblica stia perdendo il suo ruolo e la sua identità: la scuola elementare Anna Frank, di Rio Saliceto (Regio Emilia), annulla la mostra su Rolando Rivi, martire cristiano del comunismo, recentemente beatificato da Papa Francesco. Esposizione censurata perché, secondo alcuni genitori, "infanga la Resistenza" .

RICONOSCIUTO IL MARTIRIO

Triangolo rosso, don Lenzini sarà il primo sacerdote beato

La Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgato ieri il decreto che riconosce il martirio «in odio alla Fede» di don Luigi Lenzini, ucciso da militanti comunisti la notte tra il 20 e il 21 luglio 1945. Un destino comune a quello del seminarista e beato Rolando Rivi e di un’altra ventina di religiosi e sacerdoti vittime nella rossa Emilia tra il ’44 e il ’46.