Via libera ai centri di rimpatrio, la remigrazione non fa paura
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Il regolamento sui rimpatri è fondamentale per accelerare i rimpatri e costituisce il pilastro della strategia dell'Ue nella lotta contro l'immigrazione irregolare. Si comincia già il 12 giugno. Il modello Albania "italiano" verrà adottato.
Lunedì 1 giugno i paesi dell'UE e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulle nuove norme per accelerare il rimpatrio dei migranti (Return Regulation) privi di un diritto legale di soggiorno in Europa. L’intesa segna il cambiamento più radicale nella politica migratoria dell'Unione degli ultimi decenni ed è stata certamente ispirata e promossa dalle iniziative del governo di Giorgia Meloni in Italia e dai partiti e gruppi dei Conservatori, dei Patrioti e dei Sovranisti nel contesto continentale. I buoni auspici erano già tutti chiari sin dal voto favorevole del Parlamento dello scorso marzo, da noi descritto sulla Bussola.
Il nuovo regolamento stabilisce obblighi rigorosi per le persone che non hanno diritto di soggiornare nell'Ue, in particolare l'obbligo di lasciare lo Stato membro interessato e di cooperare con le autorità nazionali. Le stesse norme determinano inoltre le conseguenze per coloro che non rispettano l'obbligo di cooperazione, come la riduzione delle prestazioni e delle indennità concesse in conformità alla legislazione nazionale, o il rifiuto di concedere incentivi per promuovere il rimpatrio volontario.
Se la legislazione nazionale lo consente, gli Stati membri possono anche imporre sanzioni penali, compresa la reclusione. Le norme consentiranno agli Stati membri di istituire centri di rimpatrio in paesi terzi per le persone che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri; tali centri di rimpatrio potrebbero fungere sia da destinazione finale sia da centri di transito per agevolare il successivo rimpatrio nel paese di origine o in un altro paese “di ritorno”, cioè un paese terzo con il quale è stato concluso un accordo o una convenzione.
Il regolamento sui rimpatri è fondamentale per accelerare i rimpatri e costituisce il pilastro della strategia dell'UE nella lotta contro l'immigrazione irregolare. E’ giusto sottolineare che il fulcro della norma è quello di consentire ai paesi dell'Ue di istituire centri di rimpatrio al di fuori dell'Unione, noti come «hub di rimpatrio», a fronte di un accordo con un paese terzo. Alcuni paesi dell'Ue stanno già lavorando per individuare potenziali paesi partner per i futuri centri di rimpatrio: Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Grecia hanno avviato una collaborazione lo scorso marzo per attuare le nuove opportunità, mentre l'Italia sta già gestendo il programma in Albania, con due centri che ospitano complessivamente un centinaio di migranti.
La Commissione ha accolto con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio sul nuovo regolamento, considerando le nuove norme in materia di rimpatri «un risultato fondamentale nell’ambito degli orientamenti politici della presente Commissione e della strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione. Si tratta di un elemento centrale dell'approccio globale dell'UE in materia di migrazione, a complemento del Patto sulla migrazione e l'asilo».
Il regolamento sui rimpatri fornirà agli Stati membri dell'Ue gli strumenti necessari per rendere i rimpatri più efficienti, con procedure più rapide, semplici ed efficaci in tutta l'UE, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali. Il regolamento dovrà essere adottato formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore, cosa che avverrà 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Il calendario di applicazione è stato il punto più complesso nei negoziati tra il Consiglio e il Parlamento, nell'accordo trovato si è deciso che la maggior parte delle misure previste dal “Patto UE su migrazione e asilo” si applicheranno alle domande di protezione internazionale presentate a partire dalla mezzanotte del 12 giugno 2026, mentre altre misure entreranno in vigore a partire dal 1° luglio 2026. Ciò significa che per un certo periodo saranno in vigore due procedure di protezione internazionale parallele.
Ogni paese dovrebbe predisporre un proprio “Piano nazionale di attuazione” (NIP) che delinea la transizione al nuovo sistema di protezione internazionale previsto dal Patto Ue su migrazione e asilo ed include informazioni su: centri di accoglienza designati per i richiedenti asilo; screening dei richiedenti asilo e delle persone che entrano illegalmente; procedura di asilo; procedura di ricorso; espulsioni e rimpatri.


