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Pornografia per bambini, tra stop e pericolose spinte

L’Unicef ha ritirato, dopo le proteste, un documento che sottovalutava i rischi della pornografia. Una giornalista del Times propone su Twitter un porno soft per minori, scatenando un’ondata di critiche, mentre negli Usa una scrittrice si vanta di aver portato i suoi bambini al gay pride.

Dopo le proteste, che avevano già portato a maggio a parziali e insoddisfacenti modifiche (la Bussola ne aveva parlato qui), l’Unicef ha nuovamente ritirato un documento che si manteneva ambiguo sui rischi della pornografia per bambini e adolescenti e suggeriva che i tentativi di bloccare la visione di materiale pornografico per minori potessero essere una violazione dei loro diritti umani.

L’Unicef ha ritirato il rapporto a metà giugno solo dopo una lettera di protesta di ben 487 esperti in difesa dei bambini, riconoscendo più nettamente in una dichiarazione i rischi causati dalla pornografia. Forse, anche a New York ci si è accorti della consolidata letteratura di almeno 57 studi sull’uso della pornografia tra gli adolescenti e sugli effetti negativi in relazione alla loro dipendenza dalla  pornografia, tra cui violenze, abusi, aggressività, depressione, istinti suicidi, regressione dello sviluppo cerebrale etc.

L’industria del porno, comunque, non è solo pericolosa per i giovani utenti. Come dimostrano i resoconti del sito francese www.stopauporno.fr diverse attrici poco più che ventenni si sono suicidate negli ultimi 12 mesi. Tutto questo non è bastato al politically correct che governa i mass media nel Regno Unito, dove lo scorso 29 luglio la giornalista del Times, Flora Gill, ha suscitato forti reazioni per le sue dichiarazioni a favore di un porno entry level che sia specificamente dedicato ai bambini. “Qualcuno deve creare un porno per bambini”, ha scritto sul suo profilo Twitter, cercando di giustificarsi dopo le prime reazioni contrariate che aveva ricevuto, usando il solito approccio demagogico: “Qualcuno deve creare siti porno per i giovani. I giovani adolescenti guardano già il porno, ma trovano video hard core e aggressivi che danno una visione terribile del sesso. Hanno bisogno di un porno entry level! Un sito soft core dove tutti chiedono il consenso… bambini significa sotto i 18 anni. Sto parlando di ragazzi di 14/15/16 anni”.

Minorenni, dunque, la cui età di inizio visione/dipendenza dal mondo del porno, come abbiamo imparato dalle molte altre battaglie di ‘civiltà’ degli anni Settanta, diminuirà sino alle soglie dell’infanzia. Il tweet di Flora Gill e le giustificazioni seguenti hanno scatenato un uragano di reazioni contro la pericolosa proposta, tanto che la stessa Gill ha poi dovuto cancellare il proprio inno al porno infantile. Tutto ciò che il porno fa è incoraggiare atteggiamenti dannosi verso il sesso, ma la giornalista del Times, che è figlia dell’ex ministro per le Donne, Amber Rudd, voleva danneggiare i bambini nello stesso modo in cui il porno ha piagato tanti adulti.

Eppure, come già dimostrava il titolo del Daily Express che commentava le “aggressioni selvagge” subite dalla Gill nei giorni seguenti, emergono tanti indizi a favore della pornografia infantile nel Regno Unito. Il 4 agosto è stata la Bbc a riprendere la proposta di promuovere la pornografia ai bambini, durante la trasmissione Woman's Hour, nella quale si è chiesto ai radioascoltatori di inviare opinioni sul “modo migliore per informare gli adolescenti sul porno” e se debba esserci “un porno adatto all’età, come è stato suggerito, in modo che possano imparare ciò che è rispettoso e ciò che non lo è? Cosa ne pensate? Mandateci le vostre opinioni via e-mail”. Anche in questo caso, la quasi totalità dei 2700 commenti social sono stati di protesta e sconcerto contro la decisione dell’emittente pubblica inglese di mettere a tema una questione così chiaramente contraria al benessere e alla crescita equilibrata dei bambini.

Questa tendenza di distruggere il pudore dei bambini, e spingerli alla sessualità precoce e violenta, non è un’idea che prende piede solo in Inghilterra. A giugno, sul Washington Post, la scrittrice americana Lauren Rowello si era vantata di aver portato i propri figli piccoli al gay pride e aver spiegato loro il significato delle festose scene di sesso violento che venivano mimate sui carri Lgbt. L’introduzione dei bambini alla pornografia e alle progressive depravazioni, in questa ottica fuorviante, non sarebbe altro che un aiuto all’‘autoliberazione’ del bambino… Nulla di nuovo, tutto già scritto da Marx ed Engels e sperimentato da Lenin e dai suoi successori nei loro tentativi di distruzione della famiglia, della morale e della tradizione cristiane. Oggi sono anche i trafficanti di esseri umani a fare affidamento sulla diffusione del materiale pornografico per bambini e ragazzi, così da indurre il genere umano alla tolleranza verso gli abusi, creare dipendenze violente e menti pigre e malate.

Tuttavia, alla nuova ‘pedagogia’ pornografica infantile si oppongono i cittadini di molti paesi e molteplici organizzazioni in difesa dei bambini ma non solo. In questi giorni, due segnali importanti. Primo: la Commissione Federale Tedesca per la Tutela dei Minori ha deciso di bloccare l’accesso su tutto il territorio nazionale ai siti dei due giganti della distribuzione pornografica online (Pornhub e XHamster) colpevoli di non aver introdotto una credibile verifica sulla maggiore età degli utenti, per prevenire l’accesso dei minori (proposta simile è in discussione anche nel Regno Unito dal 2019). Secondo. Il gigante Apple ha deciso di introdurre una sorveglianza attiva su tutti i 780 milioni di telefoni iPhone (e i loro proprietari) per verificare se siano in possesso di immagini pedopornografiche.

C’è chi protesta per le violazioni della privacy; lo spettro del “grande fratello” è reale, ma le decisioni tedesche e di Apple sono un primo passo (da affinare) nella giusta direzione. Rilanciamo una proposta semplice ed efficace per tutelare i bambini: vietare l’accesso al porno online gratuito.

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