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LA DOTTRINA IGNORATA

Omosessualità, i Focolarini confondono peccato e peccatore

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Anche i Focolarini chiedono un cambio di paradigma in tema di omosessualità. E lo fanno attraverso Avvenire parlando del gruppo “Nessuno solo”, pensato per accogliere figli gay e trans. Ma si dimentica la distinzione tra peccatore (da accogliere) e peccato (da abbandonare).

Vita e bioetica 24_05_2023

Appare ogni giorno sempre più evidente che all’interno della Chiesa cattolica c’è una strategia ben pianificata per sdoganare omosessualità e transessualità che per la dottrina cattolica rimangono e rimarranno per sempre condizioni intrinsecamente disordinate (clicca qui e qui).

In merito all’omosessualità i plurimi giudizi negativi, da parte del Magistero recente, su questa condizione e sui relativi atti si possono rinvenire in: Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2358; Congregazione per la Dottrina della Fede, Persona humana, n. 8, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 3; Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, n. 10; Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, n. 4.

In netta antitesi all’insegnamento limpido del Magistero ormai sono in molti - laici, uomini di Chiesa, istituzioni ecclesiali, movimenti religiosi, eccetera - a chiedere un cambio di paradigma, ossia di dottrina, su queste tematiche. Ultimi, in termini di tempo, sono i Focolarini, i quali giocano la solita carta dell’accoglienza delle persone omo e transessuali per accogliere in realtà omosessualità e transessualità. Ne parla Avvenire, che si guarda bene dal criticare simile scelta. Anzi Luciano Moia, penna di riferimento nel giornale per questi temi, verga un pezzo che incensa un simile approccio gay friendly.

I Focolarini hanno creato il gruppo “Nessuno solo”, formato da coppie di genitori provenienti da tutto il mondo, con lo scopo di accogliere i figli gay e trans dei membri del movimento. Più precisamente, come spiega Moia, «l’obiettivo non è quello di trovare una ricetta buona per tutte le situazioni o di esprimere valutazioni giudicanti sui diversi casi». Ovviamente si usa un linguaggio ambiguo per ingoiare il cammello e pure il moscerino. Chiariamoci bene: è doveroso giudicare negativamente omosessualità e transessualità e condotte conseguenti. Il giudizio è negativo perché omosessualità e transessualità non fanno il bene della persona. Da qui lo sforzo di accompagnare queste persone ad abbandonare queste condizioni. Irragionevole invece assecondarle nelle loro condotte che le renderebbero ancor più infelici. Parimenti è doveroso sospendere ogni giudizio sulla responsabilità individuale riguardo a chi assume queste condotte. Giudizio quest’ultimo che spetta a Dio. In sintesi: doveroso giudicare condizione e atti, vietato giudicare la responsabilità della persona.

Moia intervista Maria e Gianni Salerno, responsabili centrali di questo gruppo, i quali dichiarano: «Sentiamo l’importanza di essere vicini alle famiglie e ai loro figli e stiamo cercando di individuare come creare spazi di accoglienza e condivisione, perché tutti possano scoprire e sperimentare l’amore di Dio. Il riferimento rimane l’obiettivo espresso al n. 250 di Amoris laetitia perché tutti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale possano “realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita”. Sicuramente abbiamo compreso ancora di più che siamo tutti figli di un Dio che ci ama immensamente così come siamo e ha a cuore la felicità dei nostri figli e la nostra».

Questo è un altro topos tipico di chi vuole cattolicizzare l’omosessualità e la transessualità: Dio ci ama come siamo. Ribadiamo alcuni concetti già espressi in passato: Dio ama il peccatore, ma non il peccato. Più correttamente dovremmo dire che ama la persona che pecca nonostante i suoi peccati. Quindi non ama il peccatore in quanto peccatore, ma ama la persona nonostante sia anche peccatrice. La costituzione apostolica del Concilio Vaticano II Gaudium et spes a questo proposito appunta: «Occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è macchiato da false o insufficienti nozioni religiose» (n. 28). Parole che fanno eco a quelle di papa Giovanni XXIII: «Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L’errante è sempre e anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità» (Pacem in terris, n. 83).

Dio accoglie a braccia aperte il ladro, l’omicida, la prostituta, la persona omosessuale, l’adultero, ma non accoglie a braccia aperte il furto, l’omicidio, la prostituzione, l’omosessualità e l’adulterio. Così san Tommaso d’Aquino: «Nei peccatori si possono considerare due cose: la natura e la colpa. Per la natura, che essi hanno ricevuto da Dio, i peccatori sono capaci della beatitudine […]. Perciò per la loro natura essi devono essere amati con amore di carità. Invece la loro colpa è contraria a Dio, ed è un ostacolo alla beatitudine. Quindi per la colpa, con la quale si oppongono a Dio, tutti i peccatori devono essere odiati […]. Infatti nei peccatori dobbiamo odiare che siano peccatori, e amare il fatto che sono uomini capaci della beatitudine. E questo significa amarli veramente per Dio con amore di carità» (Summa Theologiae, II-II, q. 25, a. 6 c.).

Dio non può che amare il bene e quindi non può che amare le parti buone del nostro essere: ama la bontà che trova in noi, non la nostra malvagità. Il luogo comune “Dio ti ama per quello che sei” è accettabile se lo riferiamo solo alle parti migliori di noi, ossia alle azioni buone da noi compiute. Dio non potrebbe mai amare il lato omicida di una persona. Il Signore perciò non ama tutto ciò che siamo. Sotto altra prospettiva, ma giungendo alle medesime conclusioni, potremmo dire che Dio ci ama sempre come persone, ma siamo noi che con le nostre azioni ci allontaniamo dal suo amore. Per accogliere l’amore di Dio dunque dobbiamo essere degni del suo amore, cioè lo stato della nostra anima deve essere adeguato al suo amore. Dio scarica su di noi la pioggia del suo amore, della sua grazia, ma, se noi apriamo l’ombrello del peccato, non una goccia di quell’amore potrà toccarci. Infatti, Dio non obbliga nessuno ad amarlo e a ricevere il suo amore.

Il “Dio ti ama come sei”, inteso come qui abbiamo descritto, infine sfocia in un paradosso: se Dio ci ama per quello che siamo e Tizio ad esempio è un ladro, perché Tizio dovrebbe cessare di essere un ladro dato che comunque Dio lo ama anche se ladro? Non esisterebbe più il dovere di conversione, ciò a voler dire che non ci sarebbe l’obbligo di abbandonare il peccato perché, anche se pecchi, Dio ti ama ugualmente e sei salvo a prescindere dalle tue scelte.