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Gasdotto ed elezioni, Zelensky minaccia Orbán

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Spalleggiato dai vertici europei, il leader ucraino replica con minacce al veto di Budapest sugli aiuti europei a Kiev a causa del mancato ripristino dell'oleodotto Druzhba. Sale la tensione tra i due Paesi in attesa del voto per il parlamento ungherese.

Esteri 10_03_2026
(Zoltan Mathe/MTI via AP) associated Press / LaPresse

Tensione alle stelle tra Ungheria e Ucraina. In vista del voto del prossimo 12 aprile, quando si rinnoverà il parlamento ungherese, lo scontro tra Orbán e Zelensky si fa incandescente a causa del mancato ripristino da parte di Kiev della funzionalità del gasdotto russo-ungherese-slovacco che consente ai due Paesi europei la sopravvivenza energetica,. L'Ungheria aveva bloccato il pacchetto di prestiti dell'UE da 90 miliardi di euro a favore dell'Ucraina lo scorso 20 febbraio, promettendo  di mantenere il veto (insuperabile) fino a quando Kiev avrebbe ripristinato il transito del petrolio russo verso l'Ungheria attraverso l'oleodotto Druzhba. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó aveva accusato Kiev di utilizzare la controversia come ricatto politico, per far aumentare i prezzi interni del carburante e stimolare malcontento elettorale.

Tre giorni dopo, il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e la rappresentante per gli Esteri Kaja Kallas si erano schierati apertamente con Kiev e contro Budapest, accusando Orbán di slealtà perchè «a nessuno Stato membro può essere consentito di minare la credibilità delle decisioni prese collettivamente dal Consiglio europeo». A riprova della buona fede di Budapest, il premier Orban ed il suo omologo slovacco Fico, il 27 febbraio scorso avevano dunque proposto una missione conoscitiva europea per ispezionare la sezione danneggiata dell'oleodotto Druzhba, proposta apprezzata dalla portavoce della Commissione per l'energia, Anna-Kaisa Itkonen, che non escludeva la partecipazione di rappresentanti della stessa Commissione. Nei giorni seguenti,  dopo che le immagini satellitari mostrate dal governo di Budapest avevano dimostrato che «non ci sono ostacoli tecnici alla ripresa» della linea del gasdotto e dopo che, secondo il Financial Times, Zelensky aveva «negato» la richiesta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo António Costa di accedere all'oleodotto Druzhba e di valutare in modo indipendente i presunti danni durante la visita di fine febbraio dei due leader europei a Kiev nella quale avevano giurato, «in ogni caso e in ogni modo» di fornire il prestito miliardario all'Ucraina. 

Forte dell’appoggio totale di Bruxelles nei propri confronti, in linea con la consolidata politica europea di penalizzare e condizionale le elezioni politiche ungheresi ed eliminare Orbán e la sua maggioranza per sempre dall’orizzonte europeo, Zelensky è passato alle minacce verso il premier ungherese. Così, il leader ucraino, intervenendo dopo una riunione di governo di Kiev il 5 marzo scorso, ha affermato di voler fornire i recapiti della persona  persona responsabile per il blocco dei prestiti europei (Viktor Orbán) ai soldati ucraini, in modo che potessero «chiamarlo e parlargli nella loro lingua». Una minaccia di morte bella e buona alla quale si è aggiunta l’affermazione che mai e poi prima delle lezioni ungheresi l’Ucraina ha intenzione di riparare l’oleodotto. Lo stesso giorno, Budapest non si è limitata a protestare e assicurare di non essere disposta a cedere ai ricatti dell’Ucraina, ma ha anche deciso misure più severe di controllo e protezione degli impianti energetici del Paese, a causa di possibili sabotaggi ucraini. Sempre il 5 marzo la polizia ungherese ha arrestato e successivamente espulso, sette cittadini ucraini già appartenenti ai servizi segreti e militari, dopo che le autorità avevano intercettato convogli che trasportavano 900 milioni di dollari, 420 milioni di euro e 146 chilogrammi d'oro sul territorio ungherese. Perché enormi quantità di denaro contante e oro vengono trasportate oltre confine, anziché attraverso i normali sistemi finanziari tra istituti di credito? 

Intanto il viceportavoce della Commissione Olof Gill, figura secondaria e non certo von der Leyen, Costa o Kallas, ha respinto le «inaccettabili» minacce di Zelensky, ricordando che «non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell'UE». L'assenza di dichiarazioni di solidarietà dei massimi vertici europei verso l’Ungheria e Orbán dimostra che Bruxelles predilige un Paese non membro come l’Ucraina rispetto a un Paese membro come l’Ungheria e che sta condizionando la politica ungherese e sostenendo ora, grazie a Kiev, il “popolare” nato in laboratorio, Péter Magyar che non a caso balbetta il refrain europeo di una Russia che starebbe interferendo nelle elezioni. In ogni caso, il primo ministro slovacco Fico ha dichiarato l’8 marzo che anche il suo Paese è pronto a bloccare l'erogazione del prestito di 90 miliardi di euro, qualora la posizione di Budapest dovesse cambiare dopo le prossime elezioni. 



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