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Africa

Nigeria. Nuovi attacchi a villaggi cristiani

Due villaggi cristiani sono stati attaccati da bande armate Fulani a distanza di pochi giorni in due stati

 

In Nigeria delinquenza comune, criminalità organizzata e terrorismo islamico sono responsabili di attentati, rapimenti e stragi che coinvolgono persino centinaia di persone. Ma è lo stillicidio degli episodi di violenza minori per numero di vittime, e l’evidente incapacità e negligenza delle forze dell’ordine, a determinare il clima di paura, rabbia e demoralizzazione che si respira in gran parte del paese. Il 16 giugno degli uomini armati hanno fatto irruzione nel villaggio cristiano di Ungwan Magaji, nello stato di Kaduna. Sono arrivati verso sera, dopo che la maggior parte degli abitanti erano rientrati dal lavoro nei campi. Sono andati di casa in casa sparando e hanno ucciso nove persone inclusi quattro bambini. I responsabili non sono stati identificati, ma testimoni assicurano che si trattava di Fulani, una delle bande di giovani Fulani, una tribù tradizionalmente dedita alla pastorizia e in gran parte di fede islamica, che da anni ormai compiono azioni del genere a scopo di razzia e per indurre le popolazioni agricole per lo più cristiane a trasferirsi e lasciare liberi pascoli e terre fertili. Cinque giorni dopo, il 21 giugno, a essere attaccato è stato il villaggio cristiano di Kawell, una comunità agricola dello stato di Plateau. I Fulani sono arrivati a mezzanotte. L’attacco è durato tre ore ed è stato metodico. Sono entrati in una casa dopo l’altra. Facevano luce con una torcia e dapprima la gente ha pensato che si trattasse di una pattuglia di sorveglianza e ha risposto facendo luce. Poi si sono sentiti i primi spari e tutti hanno capito che si trattava di un attacco. In tutto sono state uccise 22 persone. Tra le vittime ci sono il parroco del villaggio, ucciso in chiesa, un operatore sanitario raggiunto in ospedale dove era stato chiamato ad assistere una partoriente, una inserviente dell’ospedale e un motociclista che ce l’aveva portata. Testimoni dicono che il contingente dell’esercito, di stanza a meno di un chilometro, è arrivato solo due o tre ore dopo che gli aggressori se ne erano andati.