Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II (II parte)
Tra il settembre 1995 e il novembre 1997 Wojtyła dedicò settanta catechesi alla Madonna. In particolare, il 9 aprile 1997, costruì l’intera catechesi per spiegare che Maria è Corredentrice, in quanto cooperatrice singolare, ossia unica e irripetibile, alla Redenzione.
Proseguiamo (e concludiamo) l’analisi, iniziata la scorsa domenica, del magistero di san Giovanni Paolo II sulla cooperazione di Maria all’opera della Redenzione. Si tratta di un insegnamento esteso, che il papa polacco non ha lesinato di elargire in encicliche, discorsi, catechesi. Per le catechesi bisogna ricordare le settanta dedicate alla Madonna dal settembre 1995 al novembre 1997, che contengono tutto l’insegnamento del papa sul mistero di Maria, all’interno delle quali se ne trovano alcune che si soffermano esplicitamente sul nostro tema.
Nell’udienza generale del 25 ottobre 1995, Wojtyła scelse di spiegare il «legame esistente tra la maternità di Maria e la Redenzione», riferendosi a Lumen Gentium 53, che accosta i titoli di Madre di Dio e Madre del Redentore. In questa importante udienza, Giovanni Paolo II mostrava il cammino storico della Chiesa nella comprensione sempre più piena del mistero di Maria. Dapprima concentrata sulla divina maternità e la verginità perpetua, l’attenzione della Chiesa, a partire dal Medioevo, si orienterà sempre di più verso «l’approfondimento della presenza di Maria nella storia della salvezza», facendo fruttificare pienamente l’orientamento cristologico della mariologia; è in relazione a Cristo che era maturata la riflessione teologica su Maria Madre di Dio (che porterà al dogma proclamato ad Efeso), ed è sempre in relazione a Cristo che nel secondo millennio fioriva quella relativa al ruolo da lei svolto nella Redenzione.
Il papa percorre lo sviluppo storico, lento ma costante, che passa da Giovanni Geometra, a Bernardo di Chiaravalle, al culto dell’Addolorata. Viene riproposto un testo del Mariale, che sottolinea il «“parto doloroso” del Calvario, con il quale [Maria] “è diventata madre spirituale di tutto il genere umano”; infatti “nelle sue caste viscere ella concepì, per compassione, i figli della Chiesa” (Q. 29, par. 3)». Maria ci genera alla vita della grazia, ed è così veramente nostra Madre, quando ci genera con dolore sul Calvario; un’idea che il papa tiene a sottolineare essere presente in LG 61, che correla Maria nostra «Madre nell’ordine della grazia» alla sua cooperazione «in modo tutto speciale all’opera del Salvatore».
Meno di un anno dopo, il 29 maggio 1996, il papa dedicava un’udienza all’Immacolata, come «l’inconciliabile nemica del serpente e della sua stirpe» annunciata in Gn 3, 15, e di nuovo mostrata nel segno della Donna vestita di sole (Ap 12, 1). Confermando la liceità di un’interpretazione individuale del testo dell’Apocalisse (senza per questo escludere quella collettiva), il papa collegava le «doglie e il travaglio del parto» (Ap 12, 2) al «parto della comunità dei discepoli», che Maria SS. visse ai piedi del Calvario, sottolineando ancora una volta che non vi è autentica maternità spirituale di Maria verso tutti gli uomini senza ammettere la corredenzione. L’udienza si concludeva con l’enfasi sul parallelo tra la caduta e la Redenzione: «Il parallelo, istituito da Paolo fra Adamo e Cristo, è completato da quello fra Eva e Maria: il ruolo della donna, rilevante nel dramma del peccato, lo è altresì nella redenzione dell’umanità […]. Era conveniente che come Cristo, nuovo Adamo, anche Maria, nuova Eva, non conoscesse il peccato e fosse così più atta a cooperare alla redenzione». La santità eminente di Maria appare, nel pensiero del papa, ordinata al suo ruolo di nuova Eva nella Redenzione, mantenendo ferma la «sostanziale differenza» tra lei e Cristo: «Cristo è tutto santo in virtù della grazia che nella sua umanità deriva dalla persona divina; Maria è tutta santa in virtù della grazia ricevuta per i meriti del Salvatore».
Il 2 aprile 1997, il papa commentava il testo di Gv 19, 25, alla luce di LG 57-58. La «compassione di Maria» non si ferma alla dimensione affettiva, ma esprime la sua «volontà di partecipare al sacrificio redentore e di unire la propria sofferenza materna all'offerta sacerdotale del Figlio». Il papa sottolineava anche che «il consenso da Lei dato all'immolazione di Gesù non costituisce una passiva accettazione, ma un autentico atto di amore, col quale Ella offre suo Figlio come “vittima” di espiazione per i peccati dell'intera umanità»; dunque una cooperazione immediata e attiva, che è precisamente quanto espresso dal titolo di Corredentrice, specificando «che nell'associarsi “al sacrificio di Lui”, Ella rimane subordinata al suo divin Figlio». Si può notare come il magistero dei papi, mentre afferma con chiarezza che Maria è veramente attiva nell’opera della Redenzione, lo è in quanto associata a Cristo e subordinata a Lui.
Appena una settimana dopo, il 9 aprile 1997, Giovanni Paolo II focalizzava la sua catechesi interamente sulla cooperazione singolare di Maria alla Redenzione; “singolare” per marcare la differenza tra la sua corredenzione e quella che ogni cristiano è chiamato a compiere. Il papa intendeva rispondere a chi «ha temuto che si volesse porre Maria sullo stesso piano di Cristo», sgombrando il campo da ogni equivoco, dal momento che «l'insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell'opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all'unico Redentore».
Ma un’altra differenza dev’essere marcata ed è quella tra la cooperazione di Maria alla salvezza e quella di tutti gli altri cristiani. «Applicato a Maria, il termine "cooperatrice" assume […] un significato specifico. La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo». Quella di Maria è dunque una cooperazione immediata durante l’evento del Calvario, e non dopo; e una cooperazione nell’acquisto stesso di tutte le grazie: «Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità».
Il papa non poteva esprimere meglio la cooperazione immediata e attiva alla Redenzione in atto primo, che è il contenuto preciso sotteso al titolo di Corredentrice. Un titolo che curiosamente però non si ritrova nel testo. Abbiamo però ricevuto la testimonianza di chi era presente di persona a tale udienza, e che ha confermato che Wojtyła pronunciò il termine “Corredentrice” per ben tre volte, termine che poi nella versione scritta venne modificato con quello più neutro di “cooperatrice”. In effetti, se si rileggono le due citazioni sopra riportate, ci si rende conto che questi paragrafi erano stati costruiti proprio per spiegare il termine “Corredentrice”.
Il terzo testo indiziato sembra essere il seguente: «Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità […]. Anche se la chiamata di Dio a collaborare all'opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell'umanità rappresenta un fatto unico e irripetibile». Anche in questo caso, la precisazione finale sul fatto «unico e irripetibile» della partecipazione di Maria alla Redenzione ha senso se deve precisare il suo particolare ruolo di Corredentrice, perché è proprio questo termine (e non quello di cooperatrice) ad indicare una specificità; oltre che richiedere di essere ampiamente spiegato dal papa, dal momento che era oggetto di contestazioni.
In effetti, le altre tre volte che compare il termine “cooperatrice” (di cui una nel titolo), esso è sempre accompagnato dalla specificazione “della Redenzione”. Dunque, il papa aveva costruito un’intera catechesi per spiegare che Maria è Corredentrice, in quanto cooperatrice singolare, ossia unica e irripetibile, alla Redenzione, perché solo lei è stata associata a Cristo nella Redenzione in atto primo, ossia sul Calvario, nell’acquisizione delle grazie, offrendo il Figlio in sacrificio per la salvezza di tutti gli uomini.
Magistero sulla Corredentrice (II parte) – Il testo del video
Pur non usando nel suo magistero il titolo esplicito di Corredentrice, Pio XII ha dato uno straordinario contributo alla stessa dottrina sulla corredenzione. Dalla bolla dogmatica Munificentissimus Deus alla Ad caeli Reginam, papa Pacelli lega i quattro dogmi mariani proprio alla realtà che Maria è Corredentrice.
Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II
Il senso della corredenzione di Maria, nel magistero di Wojtyła, è profondamente legato alla fecondità di ogni sofferenza vissuta con Cristo e per Lui. Più volte il papa polacco usò il termine Corredentrice, lasciandoci una dottrina ricchissima.
Maria Corredentrice, i cinque principi insegnati dal Magistero
Il principio di associazione, la Madonna come nuova Eva, l’estensione a tutta l’opera della redenzione, l’acquisto delle grazie, frutto a sua volta della soddisfazione e dei meriti di Gesù e Maria. Vediamo come il Magistero, da Leone XIII alla Lumen Gentium, fonda la corredenzione mariana.
