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COMUNISMO LATINO

Lula, mediatore non credibile per la libertà in Nicaragua

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Lula avrebbe ricevuto dal Papa (così dice) l'incarico di mediare con Daniel Ortega, presidente-dittatore del Nicaragua, per la liberazione del vescovo Alvarez e degli altri sacerdoti perseguitati. Ma Lula non è un mediatore credibile. Finora ha sostenuto la dittatura e lui stesso ha metodi autoritari.

Libertà religiosa 23_06_2023
Papa Francesco e Lula

Il comunista Lula mediatore tra il Vaticano e Ortega? Sgradevole sceneggiata. Le immagini delle spropositata cordialità tra il Papa e il Presidente comunista brasiliano Lula Ignacio da Silva hanno fatto il giro del mondo, lasciando esterrefatti tutti coloro che osservano l’avanzata del populismo comunista in America latina, il suo abbraccio mortale con lo strapotere di Russia e Cina e con le lobbies abortiste e LGBTI americane. La notizia di una mediazione di Lula per la liberazione del Vescovo Rolando Alvarez, della cui vicenda  La Bussola si è interessata più volte, ci ha lasciato però senza parole.

Riporta la Reuters del 22 giugno che, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, parlando ai giornalisti, dopo aver incontrato Papa Francesco, abbia detto che intende “parlare con Daniel Ortega per rilasciare il vescovo. Non c'è motivo di impedire al vescovo di esercitare la sua funzione nella Chiesa… L'unica cosa che la Chiesa vuole è che il Nicaragua li liberi", ha detto Lula, riferendosi ad Alvarez e ad alcuni sacerdoti detenuti.

La stessa agenzia di informazione internazionale non afferma esplicitamente che sia stato Papa Francesco a chiedere la mediazione di Lula e, anche se il presidente brasiliano lo ha lasciato intendere, noi preferiamo pensare che le udienze ravvicinate che il Papa Francesco ha concesso al Presidente di Cuba (20 giugno), descritta da La Bussola, e a quello del Brasile (21 giugno), siano state occasioni propizie per promuovere la pace in Ucraina, viste le tradizionali amicizie dei due Paesi e capi di Stato con Putin e la Russia. 

La credibilità di Lula è tutt’altro che assodata, non solo per le recenti misure intraprese, dal suo Governo, dalla sua coalizione e da una magistratura partigiana, che vogliono impedire la ricandidatura di Jair Bolsonaro alle prossime elezioni, punire una parte consistente di sostenitori delle formazioni politiche legate al conservatorismo cristiano e limitare (censurare) la libertà di espressione e comunicazione sui social network del paese. A queste azioni politiche ben poco democratiche e liberali, Lula ha aggiunto una ‘perla’ proprio a poche ore dalla visita al Presidente Mattarella e a Papa Francesco: l’elezione del suo giovanissimo avvocato personale Cristiano Zanin a giudice costituzionale del Paese sino al 2050.

Ciò non bastasse, Lula da Silva sin dalle prime settimane dall’entrata in carica come Presidente del Brasile, nell’aprile scorso, secondo quanto riportava il The Economist,  aveva paragonato “i 16 anni di governo di Ortega, consolidati dalla persecuzione dei rivali, al mandato democratico di Angela Merkel”, minimizzando gli effetti illiberali della dittatura nicaraguense.

Lula da Siva è in piena attività per proteggere la dittatura del Nicaragua anche alla 53ma Assemblea Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani che si tiene dal 21 al 23 giugno a Washington DC. L’impegno diplomatico del Brasile e del suo Presidente è tutto volto ad "ammorbidire una risoluzione critica che denuncia la repressione e le violazioni dei diritti umani da parte del regime di Daniel Ortega". Come riferisce l’agenzia di stampa latinoamericana Infobae del 15 e 18 giugno, il Brasile “ha inviato un testo alternativo che abbassa i toni, elimina alcune critiche alla dittatura”. Le molte riformulazioni e cancellazioni del testo in votazione, AG/doc. 5816/23, ne sono una prova certa. Dunque, questo splendido ‘democratico comunista’ che elimina l’opposizione democratica nel suo Paese e sostiene palesemente la dittatura di Ortega, come quelle cubana e venezuelana, sarebbe il ‘mediatore’ papalino per la liberazione di vescovi e sacerdoti in Nicaragua?

Siamo a questo punto nel discredito vaticano verso la propria prestigiosa, riservata ed efficace diplomazia bimillenaria? Dopo aver delegato a Sant’Egidio l'iniziativa sulla guerra ucraino-russa, ora si delega al comunista Lula il ripristino della libertà religiosa in Nicaragua?

Il Parlamento europeo (15 giugno) e Nazioni Unite (22 giugno), negli ultimi 20 giorni hanno invece durissimamente criticato e chiesto sanzioni esemplari contro il Nicaragua. E il Vice Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Nada al-Nashif nella sua relazione del 22 giugno davanti al Consiglio dei Diritti Umani, ha denunciato l'"erosione" delle libertà e dello stato di diritto in Nicaragua, ricordando come “ad aprile e maggio le autorità hanno effettuato 'ondate' di arresti di difensori dei diritti umani, oppositori, giornalisti e leader religiosi…negli ultimi mesi sei membri della Chiesa sono stati espulsi dal Paese e altri quattro sono stati detenuti…" Emblematico è il caso del vescovo Rolando Álvarez,  detenuto "in condizioni che violano le norme e gli standard dei diritti umani, senza poter ricevere visite e con condizioni igieniche precarie", cui si aggiunge che “almeno tre diocesi hanno subito il congelamento dei loro conti”.

Ebbene, Lula da Silva è a conoscenza del fatto che il Vescovo Rolando Alvarez ed i suoi compagni di prigionia sacerdoti hanno già rifiutato lo scorso febbraio la liberazione vincolata all’esilio negli Usa? Il problema in Nicaragua è il ‘comunismo pratico’, ai cui leader latino-americani si concedono troppe aperture in Vaticano.

Quel comunismo populista che imbavaglia la libertà religiosa, abolisce i diritti umani, limita quelli democratici e imprigiona oppositori politici, fedeli e religiosi cattolici. Nessuno dei sacerdoti, vescovi, fedeli accetterà una liberazione vincolata all’esilio o una libertà che imponga loro la censura del proprio essere ‘di e per Cristo’ e per la democrazia. Lula da Silva sarebbe un mediatore credibile? Auguri!