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Caritas

L'omoeresia della Diocesi di Firenze

La Diocesi di Firenze appoggia una serie di iniziative targate Caritas volte a consolidare i giovani nel loro orientamento omosessuale. Plauso dall'Arcigay.

Gender Watch 20_03_2026

Ennesima iniziativa pro-LGBT da parte di una diocesi. Questa volta tocca a Firenze. La  Caritas diocesana del capoluogo toscano aveva lanciato Go Future, un piano triennale dedicato ai ragazzi e giovani. Il 2026 riguarda le tematiche LGBT. Il tutto rientra sotto il Coordinamento per la pastorale dell’inclusione che si avvale dei servizi della Fondazione Solidarietà Caritas ETS.

Don Andrea Bigalli, che fa parte del Coordinamento, spiega: «Da tempo stiamo facendo un cammino insieme a coppie, ragazzi omosessuali e ai loro genitori che spesso hanno bisogno di attenzione, di riferimenti, di strumenti per relazionarsi con figli che hanno fatto coming out. Il punto da cui partire è sempre la relazione. Accogliamo un desiderio di dialogo e bisogni spirituali da ascoltare. Questo progetto rappresenta un ulteriore atto concreto di vicinanza e di impegno della Chiesa che a tutti viene incontro e tutti accoglie nel segno dell’amore di Dio. È un servizio dove ragazzi e ragazze possono chiedere aiuto per costruire serenamente il proprio percorso di vita, per evitare isolamento o peggio discriminazione nel contesto sociale o familiare, un luogo dove possiamo occuparci della cura di lacerazioni e sofferenze personali». Appare chiaro da queste parole che il fine pastorale di questa iniziativa è consolidare nei giovani il loro orientamento sessuale e non proporre loro una via di uscita, rispondendo quindi alla chiamata di Dio che li vuole eterosessuali e non omosessuali. Va da sé che i genitori che giustamente non sono d’accordo con la scelta del figlio vengono derubricati a genitori che discriminano.

Non possono mancare anche uno sportello psicologico presso la Casa della Carità della Fondazione Solidarietà Caritas ETS e una casa di accoglienza temporanea – Casa Andrea –  al fine di togliere i ragazzi dai genitori che nella maggior parte dei casi sono distrutti a motivo della scelta dei loro figli. Marzio Mori, direttore di Caritas Firenze, così commenta: «Siamo molto orgogliosi di essere arrivati all’apertura di Casa Andrea e dei servizi di ascolto ed accompagnamento ad essa collegati. Casa Andrea vuol essere una piccola oasi dove poter trovare ristoro, ascolto, attenzione. La diocesi di Firenze è stata tra le prime diocesi in Italia a costruire un luogo dove ragazzi e ragazze possono ricevere aiuto per portare avanti il loro progetto di vita lontano da clamori e discriminazioni che ancora purtroppo esistono e sono forti, dove tutta la comunità è chiamata ad accompagnarli e sostenerli in un cammino di fraternità». Qui abbiamo conferma che la pastorale della Diocesi di Firenze è a favore dell’omosessualità e quindi contraria alla dottrina della Chiesa: l’intento di Casa Andrea è quello di portare avanti il progetto di vita di questi giovani lontano dalle discriminazioni. Ma le discriminazioni – giuste o ingiuste che siano – riguardano le condotte omosessuali. Quindi il dott. Mori si sta riferendo all’incoraggiamento di progetti di vita di carattere omosessuale.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Fondazione Solidarietà Caritas ETS, Marco Seracini: «Questo servizio nasce dal nostro impegno concreto per garantire uno spazio sicuro, inclusivo e rispettoso, dove ogni persona possa sentirsi accolta senza giudizio. Crediamo infatti fermamente che ogni identità meriti dignità, tutela e opportunità: per questo lavoriamo ogni giorno per costruire percorsi personalizzati di ascolto, accompagnamento e orientamento. Il nostro impegno è quello di trasformare un momento di fragilità in un’opportunità di crescita, mettendo al centro la persona, i suoi diritti e il suo futuro». Seracini esplicitamente afferma che ogni identità meriti dignità, tutela e opportunità. Quindi anche l’identità omosessuale e transessuale. Invece è la persona umana, al di là del suo orientamento sessuale, che merita rispetto, non ogni sua scelta o condizione.

Conferma che i nostri giudizi sono corretti viene, per paradosso, da Daniele Bonaiuti, presidente di Arcigay Firenze, il quale loda così l’iniziativa: «Portiamo il nostro sostegno a questo progetto in un momento in cui tante persone sentono oppressione. Non un dibattito, non una presa di posizione ideologica ma un gesto concreto e una porta aperta. Portiamo anche il nostro stupore per un’azione che non ci aspettavamo ed è una sorpresa positiva che la Chiesa sappia esprimersi in maniera così concreta. Tante persone arrivano da noi spaventare, avere più servizi ha un valore immenso. Proteggere le persone vulnerabili non è questione di appartenenza ma di umanità. Questa iniziativa apre un percorso di conoscenza e di incontro». Se un presidente di un Arcigay loda una certa iniziativa vuol dire che questa è orientata a favorire l’omosessualità, non a proporre il recupero delle persone omosessuali.

Bonaiuti si stupisce. Non dovrebbe. Evidentemente non sa che l’omoeresia è ormai dilagante in seno alla Chiesa.