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L'omaggio del Governo a Messori: «L'Italia gli riconosca un posto»

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Alle esequie dello scrittore in rappresentanza del Governo, il neo ministro del turismo Mazzi: «Affascinato dai suoi libri, ha avuto il coraggio della libertà in un mondo dominato dal materialismo e dalle mode. Il Paese gli riconosca un posto adeguato perché è stato "sale della terra" nel dibattito culturale sul ruolo del cristianesimo nella società». 

Cultura 13_04_2026

«Messori aveva il coraggio della libertà in un mondo dominato dal materialismo e dal progressismo». Sull’altare della chiesa dell’abbazia di Maguzzano campeggia una grossa corona di fiori: porta il nome della Presidenza del Consiglio dei ministri. Eppure, Vittorio Messori non aveva fatto attività politica, né si ricordano particolari legami col governo in carica e neppure con quelli precedenti. Il suo lavoro di studioso esulava dalle contingenze politiche del momento.

Ai tanti che sabato mattina si sono chiesti il perché di questo insolito omaggio, ha risposto con la sua presenza Gianmarco Mazzi, fresco di nomina a Ministro del turismo, unico tra le autorità al funerale, oltre al Prefetto di Verona.

Ed è proprio Mazzi a spiegare alla Bussola subito dopo la Messa il perché della sua presenza: «Sono venuto in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, del presidente Giorgia Meloni che lo stimava e del Sottosegretario Alfredo Mantovano, che a Messori si sentiva particolarmente legato», ha spiegato Mazzi aggiungendo anche la sua vicinanza personale allo scrittore morto il Venerdì Santo a 85 anni. Una «vicinanza intellettuale», precisa Mazzi, con un passato da importante impresario nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento e oggi, dopo l’esperienza di sottosegretario alla Cultura, chiamato a ricoprire l’importante incarico di Governo: «Lo avevo conosciuto una ventina di anni fa in occasione di un evento e ne rimasi molto affascinato, ma la mia conoscenza di Messori risale alla lettura dei suoi libri, in particolare, Ipotesi su Gesù e Varcare la soglia della speranza», il libro di San Giovanni Paolo II curato proprio dal più grande apologeta dell’epoca moderna.

«Libri che mi hanno dato un grande beneficio spirituale e culturale – ha aggiunto il ministro in questa intervista con la Bussola – e che lo rendono un protagonista indiscusso della cultura italiana e non solo».

Perché? Chiediamo: «Perché ho ammirato il suo coraggio nell’accendere il dibattito sui grandi temi della religione e in particolare sul ruolo del Cristianesimo nella società. Aveva una posizione a mio avviso più che giusta contro il materialismo e contro l’eccesso di progressismo, che ha portato ad una deriva nichilista. Vede, io vengo dal mondo dello spettacolo e nel ripensare a Messori faccio mia l’espressione che ho letto su un giornale e che mi pare la miglior definizione del suo lavoro culturale: ha assunto il ruolo di “sale della terra”, che poi è l’espressione che il Vangelo riserva a ogni cristiano. Ecco penso che Messori abbia interpretato perfettamente questo ruolo, quasi incarnandolo e credo che lasci ora un’eredità molto importante per tutti».

Nonostante la sua lontananza dal dibattito politico, dunque, Messori ha parlato anche a chi oggi ha il ruolo di guida del paese, che gli riconosce un ruolo di primo piano nel panorama culturale italiano: «Sarebbe opportuno che questo Paese trovi il modo di tributargli questo merito – ha aggiunto – anzi, le posso dire che io stesso mi adopererò affinché questo possa avvenire nelle forme che meglio si possono individuare. Penso che l’Italia dovrebbe riconoscergli un momento, uno spazio adeguato, un posto di rilievo tra le figure più importanti del Paese perché Messori ha avuto il coraggio della libertà di fronte alle mode del momento, che ha saputo contrastare con la sua grande attività di ricerca e di studio. E questo lo rende ai miei occhi di cattolico e di uomo delle istituzioni ancora più autorevole».