Libano, l'accordo con Israele è solo a metà
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La Bussola ha letto l'accordo quadro siglato tra Israele e Libano. Del ritiro completo delle forze israeliane dal Paese e di un reale cessate il fuoco non si parla da nessuna parte. Ma la popoloazione si accontenta sperando che basti.
Pronubi gli USA, il 26 giugno scorso Libano e Israele hanno firmato a Washington un “accordo quadro trilaterale” per la “normalizzazione” dei rapporti tra i due Paesi con il supporto degli Stati Uniti, la “sicurezza” reciproca e una “pace duratura”, come ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio.
Nell'accordo, frutto del quinto round di negoziazioni dirette tra i due Paesi ospitate dall'amministrazione Trump, Libano e Israele riconoscono il diritto reciproco «di vivere in pace» e in sicurezza come Stati sovrani, manifestando l'intenzione «di porre fine permanentemente al conflitto tra di loro, affrontarne le cause alla radice e terminare formalmente ogni stato di guerra» (art.1). Gli Stati Uniti, da parte loro, si impegnano a «mobilitare partner internazionali che aiutino il Libano a ricostruire le infrastrutture distrutte, risollevare l'economia e creare occasioni di prosperità, tra cui aiuti umanitari, piani di ristrutturazione economica e iniziative di investimento» (art. 10).
Per il Paese dei Cedri, oggetto dal 2 marzo di un'aggressione israeliana senza precedenti che ha provocato 4247 vittime (e 12195 feriti) in quasi quattro mesi, questa sarebbe una buona notizia. Ricordiamo che lo Stato Ebraico ha mosso guerra al Libano quando Hezbollah ha deciso di unirsi alla controffensiva iraniana in seguito agli attacchi di USA e Israele su Teheran del 28 febbraio. La realtà delle cose, però, è molto diversa, e la popolazione libanese ha accolto la firma dell'accordo con “l'entità nemica” in maniera meno favorevole di quanto abbiano fatto le diplomazie occidentali.
«Il nostro governo ha venduto la sua gente, decidendo di firmare un accordo che dà agli USA e a Israele il diritto di fare ciò che vogliono nel Paese non appena ne sentono la necessità» ci dicono le nostre fonti al telefono. «Ha letto il testo? Da non crederci».
Lo abbiamo letto: l'articolo 3 del documento recita che «l'esercito libanese assumerà il controllo di alcune aree pilota - al momento due – da cui l'esercito israeliano dovrebbe ritirarsi, senza dettagli sul come e sul quando. Una volta che «le entità non statali (Hezbollah, ndr) saranno disarmate e le loro infrastrutture distrutte, inizierà la ricostruzione del Paese e i civili potranno tornare ai loro villaggi», attualmente occupati da IDF. «Gli USA supporteranno da vicino questo processo», si conclude.
Insomma, del ritiro completo delle forze israeliane dal Paese e di un reale cessate il fuoco non si parla da nessuna parte, tanto che lo stesso Premier dello Stato Ebraico Benjamin Netanyahu ha ribadito come, a parte le due “zone pilota”, IDF resterà dov'è: Stati Uniti e Libano hanno acconsentito a una «presenza militare israeliana continuativa» nella cosiddetta «zona di difesa avanzata» stabilita unilateralmente da Israele nel sud del Paese dei Cedri. Netanyahu ha aggiunto anche di «essersi opposto a qualunque tentativo di forzare il ritiro israeliano» dal Libano. «La missione israeliana non è ancora finita», ha concluso.
Nell'articolo 7 del documento Libano e Israele affermano che «nessun punto dell'accordo quadro» può limitare il loro «diritto all'autodifesa», nell'alveo della Carta delle Nazioni Unite e delle leggi internazionali “applicabili”, e che «nessuna terza parte può esercitare tale diritto» a nome dei due Paesi. Sapendo – come è risultato tragicamente chiaro negli ultimi mesi - che l'esercito libanese è imbelle al punto da non poter, nonché offendere, nemmeno difendersi, appare chiaro che la postilla è stata inserita a tutto vantaggio di Israele.
Non per niente i simpatizzanti di Hezbollah – mai chiamato al tavolo delle trattative di Washington in quanto «entità terrorista» - hanno protestato in varie parti del Paese, compresa la Capitale, alla notizia dell'avvenuto accordo; il governo libanese ha inviato l'esercito per contenere le centinaia di motociclisti scesi in piazza, chiaro segno dell'adesione dei vertici delle istituzioni all'accordo quadro.
L'anziano leader della milizia sciita, Naim Qassem, ha definito l'accordo «nullo e invalido», accusando il governo libanese di «legittimare l'occupazione israeliana del territorio libanese», occupazione che potrebbe secondo Qassem condurre ad un'annessione delle aree in oggetto da parte dell'«Entità sionista», nonostante nell'accordo quadro si asserisca il contrario (articolo 5).
In Libano, però, non tutte le voci sono allineate a quella del Partito di Dio, anche se tutta la popolazione civile sta continuando a pagare carissimo il prezzo del conflitto. «Israele vuole il disarmo di Hezbollah, come la maggior parte dei libanesi, che però vogliono anche il ritiro completo di Israele dal territorio» risponde alle nostre domande sul tema Georges (nome di fantasia), giovane beirutino. «Realisticamente non credo che il Libano sarà mai del tutto indipendente dalle interferenze iraniane - né libero dalle mire di Israele - ma questo è meglio di niente. Se non c'è altra scelta l'unica opzione che resta è scegliere il male minore, anche se il male minore non è certo la strada per portare benefici al Libano, aiutare il Paese a progredire e a mantenere la sovranità dello Stato».
Non c'è dubbio che l'accordo sia sbilanciato a favore di Israele, che peraltro mentre scriviamo continua ad uccidere in Libano. L'articolo 13 stabilisce addirittura la cessazione reciproca di «tutte le azioni ostili e negative» davanti alle corti internazionali (il Libano si è appellato più volte in questi ultimi mesi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU denunciando le violazioni di Israele, senza nessun risultato).
Se Israele è il grande vincitore delle negoziazioni di Washington l'amministrazione USA, accondiscendendo alle richieste dell'alleato, potrebbe compromettere il recente accordo con l'Iran, ancora in fase di implementazione e già fragile per diversi altri motivi. Nel memorandum di intesa (MOU) firmato il 18 giugno scorso da USA e Repubblica Islamica (ma non da Israele, che se ne è chiamato fuori) Teheran ha chiesto e ottenuto «l'immediata e permanente cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano” e il rispetto dell'“integrità territoriale e della sovranità del Libano».
E' presto per dire se l'inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti e Iran ha origine anche nell'accordo di Washington. Si attendono sviluppi.
