• ORA DI DOTTRINA / 29 - LA TRASCRIZIONE

L'adorazione - Il testo del video

L'adorazione è un atto proprio della virtù di religione, ed è esclusivamente rivolto a Dio. Gli atteggiamenti del corpo devono accompagnare l'adorazione in spirito. Ed è conveniente che si adori in un luogo determinato, che aiuti e susciti la devozione interiore di chi vi entra.

Nelle ultime lezioni stiamo approfondendo la VIRTÙ DI RELIGIONE, così importante e così dimenticata nei nostri tempi. Lo scorso incontro era focalizzato sugli ATTI INTERNI della virtù di religione: LA PREGHIERA E LA DEVOZIONE.

Nella lezione odierna ci dedicheremo invece agli ATTI ESTERNI della virtù di religione, che è forse la parte più in pericolo della fede nel nostro tempo. Dobbiamo, perciò, addentrarci nella crisi attuale e comprendere quali siano le cause di questo funesto secolarismo che sta cancellando completamente le tracce di Dio dal mondo.

San Tommaso dedica agli ATTI ESTERNI, diverse quaestiones.

- La quaestio 84, che parla dell’ADORAZIONE, di cui ci occuperemo in questa lezione.

-Dalla quaestiones 85 alla 88, che riguardano le offerte di beni esterni: il SACRIFICIO, le OBLAZIONI, le DECIME e i VOTI.

- Dalla quaestio 89 in poi, si tratta dell'uso delle cose di Dio ed in particolare sull’USO DEL NOME DI DIO.

A. Nel primo articolo della quaestio 84 san Tommaso esordisce dicendo che l'adorazione è un atto proprio della virtù di religione. Perché?

Poiché "l'adorazione è ordinata a onorare la persona che viene adorata" e poiché la specificità della virtù di Religione, come sappiamo, è quella di rendere onore alla maestà di Dio, attraverso atti interni ed esterni, ne consegue che l’adorazione è un atto proprio della virtù di religione.

- L'adorazione è un atto specificatamente ed esclusivamente rivolto a Dio; non si può adorare nessun altro al di fuori di Dio. Se sparisce l'adorazione, sparisce il senso di Dio in quanto quell'atto è offerto a Dio, in quanto Dio e solo a Dio.

B. Il secondo articolo pone il focus sugli ATTEGGIAMENTI DEL CORPO tipici dell’adorazione. San Tommaso si chiede se l'adorazione implichi un atteggiamento del corpo.

OBIEZIONE 1 - San Tommaso cita Giovanni 4,23: "I veri adoratori, adoreranno il Padre in spirito e verità". Questa affermazione esclude gli atteggiamenti del corpo? Potrebbe sembrare di sì.

OBIEZIONE 2 - Il termine ad-orazione deriva dal termine orazione ed essendo l'orazione un atto interno, così anche l'adorazione.

OBIEZIONE 3 - Gli atti del corpo appartengono alla conoscenza sensitiva; ma siccome Dio non si può raggiungere con i sensi, bensì con la mens (intesa come nucleo spirituale dell'uomo), allora l'adorazione NON implica anche un atteggiamento del corpo.

- Come risponde San Tommaso a queste obiezioni in generale?

Partendo da una citazione tratta da La fede ortodossa di san Giovanni Damasceno, che constata che noi siamo “composti di una duplice natura, cioè intellettiva e sensitiva”, Tommaso conclude che “dobbiamo offrire a Dio una duplice adorazione: quella spirituale, che consiste nell'interna devozione dell'anima; e quella corporale, che consiste nell'esterna umiliazione del corpo".

Essendo l'uomo un unicum, se l'uomo tutto intero deve offrire la propria adorazione a Dio, questa non può che comprendere lo spirito e il corpo. Se manca una di queste due, non è tutto l’uomo che adora. Infatti,

"E poiché in tutti gli atti di religione ciò che è esterno si riallaccia al sentimento interno come all'elemento principale, anche l'adorazione esterna vien fatta per quella interiore: in modo che i segni esterni di umiltà siano fatti per eccitare il nostro affetto a sottomettersi a Dio; essendo connaturale per noi raggiungere le cose intelligibili attraverso quelle sensibili".

L'uomo - spiega san Tommaso - è fatto così: accede alla realtà intellegibile, spirituale, attraverso quella sensibile. La conoscenza stessa funziona così: l'astrazione parte dai sensi, dalla conoscenza sensibile.

La prostrazione del corpo - per esempio - eccita il sentimento di umiliazione, di sottomissione, di rispetto, di riverenza. Ma non si può fare solo interiormente? Se io ho una impossibilità reale ad utilizzare il mio corpo è chiaro che si può, altrimenti io non lo devo lasciare fuori dall'esperienza di adorazione. Alle varie obiezioni san Tommaso risponde sostanzialmente che l'adorazione del corpo non si contrappone a quella in spirito: al contrario, è ad essa ordinata. E parimenti, se è vero che non possiamo raggiungere Dio con i sensi, “tuttavia con i segni sensibili la nostra mente è invitata a tendere a Lui".

C. Il terzo articolo della quaestio 84, si domanda se l'adorazione richieda un LUOGO DETERMINATO. Oggi che siamo abituati ad avere una mentalità un po' gnostica, ci verrebbe da dire che non serve un luogo per adorare Dio. Vediamo appunto le obiezioni alla tesi che ritiene che ci debba essere un luogo adeguato per l'adorazione

1- "Viene l'ora in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre". Dunque per adorare non si richiede un luogo determinato.

2- L'adorazione esterna è ordinata a quella interiore. Ma l'adorazione interna è rivolta a Dio che si trova dovunque. Perciò anche l'adorazione esterna non richiede un luogo determinato.

3- Nel vecchio Testamento si adorava verso occidente: infatti la porta del tabernacolo guardava a oriente, come si legge nell'Esodo. Dunque per lo stesso motivo anche oggi, bisogna adorare verso occidente.

Vediamo invece come Tommaso argomenti sulla necessità di adorare in un luogo ben preciso.

"Ora, l'anima concepisce Dio come non coartabile a un luogo determinato: ma i segni esterni corporei devono necessariamente concretarsi in luoghi e posizioni determinati. Perciò la determinazione di luogo non è richiesta all'adorazione come elemento principale e necessario: ma come un elemento di convenienza, cioè al pari degli altri segni corporei".

Convenienza significa che è conforme alla natura dell’uomo; non Dio, ma noi, in ragione del nostro essere spirito, anima e corpo, abbiamo bisogno di questi luoghi.

1- Il brano di Giovanni non indica che si debba abolire qualunque luogo, ma preannuncia la fine dell'adorazione secondo il rito dei giudei e dei samaritani. Non l'adorazione in un luogo preciso tout court.

2- La scelta di un luogo determinato per adorare non viene fatta in rapporto a Dio, come se Egli vi fosse racchiuso, ma in rapporto a coloro che Lo adorano. Anzitutto “per la consacrazione del luogo, che fa concepire agli oranti la devozione spirituale, per cui più facilmente vengono esauditi: e questo è evidente nella celebre adorazione di Salomone”. San Tommaso si riferisce al Primo libro dei Re, capitolo 8, quando l'Arca dell'alleanza viene trasferita e posta nel nuovo tempio costruito da Salomone. Quest'ultimo fa un discorso al popolo ed una preghiera a Dio. Salomone ringrazia Dio di aver mantenuto la promessa fatta al padre Davide:

"Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo".

Cosa significa questa preghiera? Che la consacrazione di un luogo e le caratteristiche che un luogo consacrato deve avere, aiutano e suscitano la devozione interiore di chi vi entra. In questo senso, Dio esaudisce la preghiera di coloro che vi entrano. La consacrazione di un luogo indica la dedicazione di quel luogo totalmente a Dio e tutto in quel luogo è orientato a Lui. Si capisce dunque che la seconda ragione che Tommaso offre sta nel fatto che il luogo sacro aiuta l’adorazione per i misteri sacri e per gli altri segni di santità che là si concentrano”.

Nella risposta alla terza obiezione san Tommaso spiega un aspetto oggi molto contestato, ma che l’orante cristiano di tutti i tempi era assodato, ossia perché noi adoriamo verso oriente:

"Noi adoriamo verso oriente per ragioni di convenienza. Primo, perché nel moto dei cieli che parte dall'oriente abbiamo un indizio, o manifestazione della maestà divina. - Secondo, perché il Paradiso terrestre, stando al testo dei Settanta, era collocato ad oriente: e noi quasi cerchiamo di rientrarvi (con la preghiera). - Terzo, a motivo di Cristo che è "la luce del mondo" e da Zaccaria è chiamato "Oriente"; egli è colui "che è salito al cielo dei cieli verso oriente"; e dall'oriente è attesa la sua venuta, stando alle parole di S. Matteo: "Come il lampo esce dall'oriente e giunge fino all'occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo".

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