Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Agnese di Boemia a cura di Ermes Dovico
ISRAELE-USA

Iran sotto attacco, la Terza guerra del Golfo apre scenari imprevedibili

Ascolta la versione audio dell'articolo

L'uccisione dell'ayatollah Khamenei e la decapitazione dei vertici militari iraniani nell'attacco congiunto israelo-americano mettono a nudo la crisi della Repubblica islamica, ma perplessità sulla strategia ci sono anche negli USA, per le analogie con il gli errori della guerra in Iraq del 2003. La nuova guerra segna anche il fallimento della diplomazia e delle istituzioni internazionali.

- La mossa di Trump di Eugenio Capozzi
- Israele trascina gli USA nella "sua" guerra, di Riccardo Cascioli

Esteri 02_03_2026

Un terremoto politico inferto al cuore della Repubblica Islamica dell’Iran e che ha lasciato la nazione sull’orlo del caos. Nella notte, tra sabato e domenica, si sono diffuse alcune voci, da una parte all’altra del Paese, che hanno alimentato un clima di allarme senza precedenti: un attacco, cosiddetto “chirurgico”, scatenato da Stati Uniti e Israele su Teheran, avrebbe ucciso la massima autorità religiosa e politica dell’Iran: l’ottantaseienne ayatollah Ali Khamenei, guida suprema e simbolo della rivoluzione islamica. I media iraniani hanno confermato la morte alle prime ore di ieri, domenica.

A comprovare l’uccisione è stata la dichiarazione del presidente Trump, che ha attribuito la responsabilità dell’attacco aereo ad un’azione coordinata tra Israele e Stati Uniti, sottolineando che l’operazione aveva come obiettivo l’eliminazione di Khamenei. «È stato annunciato al popolo iraniano che Sua Eminenza il Grande Ayatollah Imam Sayyid Ali Khamenei, Guida della Rivoluzione Islamica, è stato martirizzato nell’attacco congiunto lanciato dall’America e da Israele, la mattina di sabato 28 febbraio», ha riportato l’agenzia di stampa ufficiale iraniana (nella foto LaPresse la folla di sostenitori riunitasi a Teheran dopo l'annuncio della morte di Khamenei). Sarebbero state trenta bombe sganciate contemporaneamente dall’aviazione israeliana e statunitense con l’ausilio di missili provenienti da una portaerei americana, a distruggere il rifugio del leader iraniano.

Ma la furia dell’attacco non si è fermata al Capo supremo: secondo fonti iraniane, anche la figlia, il genero e il nipote di Khamenei hanno perso la vita. Smentita invece l'uccisione nel primo attacco dell'ex presidente, Mahmoud Ahmadinejad, insieme alle sue guardie del corpo. In ogni caso il messaggio alla nazione è stato chiaro: nessuno è intoccabile.

L’Iran ora si trova sull’orlo di una crisi senza precedenti, con il rischio di una risposta feroce che potrebbe incendiare l’intero Medio Oriente. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha affermato che giustizia è stata fatta, aggiungendo: «L'asse del male ha subito un colpo devastante. Chiunque abbia lavorato per distruggere Israele è stato distrutto».

La morte di Khamenei apre scenari imprevedibili: il regime è stato decapitato. Il mondo trattiene il fiato, mentre l’Iran promette vendetta e gli equilibri globali vacillano. Le strade della capitale sono avvolte in un silenzio surreale, mentre le forze di sicurezza presidiano i punti nevralgici e i canali ufficiali restano muti. Il vuoto di informazioni alimenta una sola certezza: qualcosa di grave è accaduto ai vertici del potere iraniano. In altre piazze dell’Iran, invece, si festeggia per la morte del tiranno. Il Paese si troverebbe ora di fronte al momento più delicato dalla rivoluzione del 1979. L’equilibrio già fragile del Medio Oriente potrebbe incrinarsi, con ripercussioni che andrebbero ben oltre i confini iraniani.

L’America è tornata a colpire la Repubblica Islamica, per la seconda volta, nel giro di un anno. Un attacco coordinato, portato avanti da Stati Uniti e Israele proprio nel momento in cui erano in corso delicati negoziati diplomatici. Ma questa volta l’obiettivo era diverso: non si trattava più di smantellare il programma nucleare iraniano, bensì di promuovere un cambio di regime. Non più una guerra nell’ombra, ma un attacco frontale, massiccio, destinato a cambiare gli equilibri del Medio Oriente. Aerei e missili delle forze armate di Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi strategici in territorio iraniano per tutta la giornata di ieri, aprendo una fase nuova e potenzialmente devastante nel confronto con l’Iran. Americani e israeliani hanno iniziato la Terza guerra del Golfo.

Ventitré anni dopo il fallimento della guerra con l’Iraq, gli Stati Uniti tentano un’operazione militare simile, questa volta contro una nazione ancora più vasta e densamente popolata. L’intervento, caratterizzato da bombardamenti aerei e compiuto in condizioni di significativa carenza di munizioni, solleva interrogativi sulla strategia adottata e sulle possibilità di successo, col rischio di riproporre errori del passato. L’intelligence israeliana, infatti, stima che gli americani possano terminare le bombe a disposizione in appena cinque giorni. Ma quello che crea preoccupazioni è che gli stessi generali americani sollevano dubbi sull’operazione definita da Israele “Ruggito del leone”. L’Iran ha risposto all’attacco con il lancio di missili contro Israele e contro i Paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi, innescando una nuova escalation tra le due potenze del Medio Oriente ma anche allargando il tiro.

Le sirene hanno suonato in diverse città israeliane e la popolazione è stata invitata a trovare riparo nei rifugi. Il suono delle sirene, che dal 7 ottobre 2023, è diventato una presenza costante nella quotidianità israeliana, è tornato improvvisamente a scandire il ritmo della vita sabato mattina. L’eco degli allarmi si è diffusa mentre la città si preparava allo Shabbat, costringendo molti cittadini ad interrompere le attività del giorno festivo per fuggire nei rifugi antiaerei. La tranquillità del Sabato, il giorno dedicato al riposo e alla santificazione, si è trasformata in una giornata di tensione e paura, con la popolazione che naturalmente spera che questo nuovo capitolo di crisi possa concludersi rapidamente. Il senso di vulnerabilità si mescola all’incertezza e alla paura, mentre Israele affronta ancora una volta la preoccupazione del presente, col suono ormai familiare delle sirene.

Quanto al contrattacco iraniano almeno un missile ha raggiunto la zona di Tel Aviv, causando la morte di una donna e ferendo una ventina di persone, secondo quanto riferito da funzionari israeliani. Anche Gerusalemme è stata coinvolta. Il luogo dell'impatto è il Sultan's Pool (la Piscina del Sultano), sede di eventi all'aperto, che si trova nelle vicinanze della Città Vecchia, a poco meno di un chilometro a ovest della Spianata delle moschee. Alcune schegge dei missili abbattuti dalla contraerea israeliana, sono cadute a Siloe e al Gallicantu (la chiesa di San Pietro in Gallicantu) sempre a Gerusalemme. Sarebbero nove, invece, le vittime dell’attacco missilistico iraniano sulla città di Beit Shemesh, a ovest della Città Santa, e che ha anche provocato il ferimento di oltre 20 persone. Il missile si è abbattuto su un quartiere residenziale, demolendo una sinagoga e provocando gravi danni sia a un rifugio antiaereo pubblico che alle abitazioni vicine.

La recente crisi che ha travolto la Repubblica islamica rappresenta l’evidente debolezza della diplomazia internazionale. Le principali istituzioni e i leader globali, pur coinvolti in molteplici tentativi di mediazione, non sono riusciti a prevenire lo scontro armato. Questo scenario mette in discussione il ruolo tradizionale della diplomazia, oggi percepita come insufficiente e incapace di offrire soluzioni efficaci. Il fallimento non riguarda soltanto Teheran, ma investe l’intera comunità internazionale, inadeguata a instaurare un dialogo credibile tra le parti. Gli sforzi negoziali si sono arenati su divergenze profonde, in particolare sul dossier nucleare e sulla sicurezza dell’area.

Lo stallo diplomatico ha messo in luce l’impossibilità degli organismi internazionali di superare rivalità storiche e interessi nazionali, contribuendo in un clima di crescente sfiducia verso le istituzioni, all’allargamento dell’instabilità in Medio Oriente. I ripetuti appelli al dialogo da parte delle organizzazioni mondiali sono rimasti inascoltati, sacrificati sull’altare delle logiche di potenza. L’attuale crisi iraniana evidenzia l’urgente necessità di ridefinire la diplomazia internazionale: senza strumenti concreti di cooperazione e mediazione il rischio è di un mondo sempre più ostaggio di conflitti fuori controllo. La diplomazia, oggi soffocata da veti incrociati e strategie contraddittorie, si trova a dover affrontare una grave crisi di credibilità.



MEDIO ORIENTE

Il tintinnar di sciabole nel Golfo contro l'Iran

13_02_2026 Stefano Magni

Non si conosce l'esito dei colloqui sull'Iran fra Netanyahu e Trump. Ma una seconda portaerei americana potrebbe presto partire per il Golfo. E nel frattempo l'amministrazione Usa aiuta i ribelli iraniani dando loro i terminali Starlink.

REGIME ISLAMICO

In Iran è una mattanza senza fine, ma interessa a pochi

28_01_2026 Stefano Magni

Nel blackout informativo dell'Iran, il regime islamico sta compiendo un massacro di proporzioni immani. Le stime parlano di migliaia di morti, probabilmente un bilancio finale supererà i 10 mila. Eppure la solidarietà internazionale è scarsa.

MEDIO ORIENTE

Attacco all'Iran, Israele trascina gli Usa nella "sua" guerra

28_02_2026 Riccardo Cascioli

All'alba di oggi bombardate diverse città iraniane, oltre alla capitale Teheran. L'obiettivo vero è la caduta del regime degli ayatollah, una pericolosa illusione di ottenere in questo modo la sicurezza di Israele e l'equilibrio del Medio Oriente.