La Mediatrice, chiarificazione dei termini – Il testo del video
Solo Cristo, in virtù dell’unione ipostatica e dell’offerta della sua vita per noi, è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini. Ma l’unicità della sua mediazione non esclude bensì fonda altre mediazioni, in primis quella di Maria Santissima, che è dipendente da quella di Cristo stesso. Analogie e differenze.
Come promesso domenica scorsa, oggi iniziamo il capitolo sulla Mediazione di Maria Santissima. È un tema che, dal punto di vista della sua maturazione nella trattazione teologica e nella sensibilità della Chiesa e dei suoi santi, stiamo ripercorrendo domenica dopo domenica nei supplementi. Oggi invece iniziamo la parte di vera e propria trattazione e andiamo subito a capire qual è la mediazione fondativa di ogni altra mediazione e cioè la mediazione di Cristo. Ne avevamo già parlato a proposito del sacerdozio di Cristo: si trattava delle quæstiones 25-26 della terza parte della Summa di san Tommaso d’Aquino.
Oggi riprendiamo, in modo sintetico, la quæstio 26, perché ci serve come aggancio per parlare della mediazione di Maria Santissima. Questa quæstio ha due articoli: il primo riflette sul fatto se Cristo sia l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, quindi tratta l’esclusività della mediazione di Cristo; il secondo si chiede se Cristo sia mediatore in quanto uomo. Sul primo versante, san Tommaso afferma chiaramente qual è la natura del mediatore. Il mediatore è tale perché media tra due estremi che sono tra loro separati, divisi. San Tommaso afferma: «Solo Cristo è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini in quanto con la sua morte ha riconciliato con Dio il genere umano» (III, q. 26, a. 1). Il fondamento di questa mediazione, di questa riunificazione degli estremi sta nella passione e morte di Cristo, mediante la quale la rottura, cioè il peccato, che ha separato i due estremi – Dio e gli uomini – viene ricucita, e questi due estremi sono nuovamente riuniti.
Ma attenzione a quanto san Tommaso dice nell’art. 2: «Nel mediatore si possono considerare due aspetti: la posizione intermedia rispetto agli estremi e la funzione di unirli tra loro» (III, q. 26, a. 2). Dunque, se manca uno di questi due aspetti non abbiamo una mediazione. Se uno è “tutto da una parte” dei due estremi, non sta mediando, e se uno è in mezzo, ma non unisce gli estremi, non sta mediando. Continua san Tommaso: «Egli, in quanto uomo, dista da Dio per la natura, e dagli uomini per la dignità della grazia e della gloria. Così pure, in quanto uomo, unisce tra loro Dio e gli uomini, comunicando a questi i precetti e i doni di Dio e offrendo a Dio per gli uomini espiazioni e suppliche. Perciò si dice con tutta verità che egli è mediatore in quanto uomo» (ibidem).
Qui san Tommaso ci sta dicendo due cose importantissime. La prima: solo Cristo è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini, perché Lui ha offerto la sua vita, Lui ha patito e ha sofferto per riconciliarci con Dio. La seconda: Cristo è mediatore in quanto ha assunto l’umanità, tant’è vero che san Tommaso spiega, nella risposta alla terza obiezione dell’art.1, che lo Spirito Santo non può essere propriamente mediatore. Perché? Perché è in tutto uguale a Dio, cioè gli manca l’assunzione della natura umana. E dunque «in quanto uomo, [Cristo] dista da Dio», ma dista anche dagli uomini in virtù di quella «dignità della grazia e della gloria» che gli proviene dall’unione ipostatica. Ricordate che abbiamo parlato di questo: la grazia di Cristo uomo fluisce dall’unione con la natura divina, che lo pone per grazia e per gloria al di sopra di ogni uomo. Come uomo Cristo si pone al di sotto di Dio; come uomo pieno di ogni grazia e di verità in virtù dell’unione ipostatica (in quanto Dio stesso) Cristo è distante anche dagli uomini, eppure appartiene a entrambe le sfere. Questo è il fondamento.
San Tommaso nell’art. 1 aggiunge un altro aspetto. Intanto ricordiamo che afferma che solo Cristo è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini, sia perché solo Lui ha questa caratteristica di essere vero Dio e vero uomo (e quindi, per usare il linguaggio di Tommaso, distante da Dio per la natura umana, ma anche distante dagli uomini per la grazia e per la gloria), sia perché solo Lui ci ha riconciliato con la sua morte. Ma attenzione: oltre a dire questo, san Tommaso chiarisce: «Nulla proibisce però che altri possano essere detti mediatori tra Dio e gli uomini sotto un certo aspetto in quanto cioè cooperano a tale unione in modo dispositivo o ministeriale» (III, q. 26, a. 1). Dunque, l’affermazione di Cristo come unico mediatore perfetto tra Dio e gli uomini non esclude, nell’ottica di Tommaso, altre mediazioni, semmai le fonda: mediazioni che Tommaso ritiene dispositive o ministeriali. Pensiamo ai sacramenti, al sacerdozio: la mediazione di Cristo non li esclude, ma li fonda.
Ora, questa è la struttura cristologica su cui adesso andiamo a innestare il senso della mediazione di Maria SS. Se affermiamo che Maria è mediatrice – e vedremo perché questo non scalza l’affermazione dell’unicità della mediazione di Cristo – dobbiamo verificare che ella abbia la funzione di mediare tra due estremi e di congiungere questi due estremi. E verrebbe da dire di no, perché in Maria non c’è l’unione ipostatica e non è morta per noi, non sono la sua passione e la sua morte che hanno redento l’umanità, bensì la passione e morte di Cristo. Queste potrebbero essere le due “classiche” obiezioni che si muovono all’affermazione della mediazione di Maria Santissima nel suo essere e nella sua opera.
Ma se guardiamo più attentamente notiamo che: 1) Maria media tra due estremi, non allo stesso modo di Cristo, ma in modo analogo e in virtù di Cristo stesso. Per quale ragione? Noi possiamo dire che Maria sta in mezzo tra il Creatore e la creatura, ma distante dal Creatore e dalla creatura. È una donna, è una creatura e ciò la pone distante da Dio, analogamente a Cristo, che è mediatore in quanto uomo, il che non lo pone solo sul versante di Dio, ma su un versante “distante” da Dio. Dall’altra parte, però, sappiamo che Cristo ha assunto la natura umana e questa sua natura umana è piena di grazia e di gloria, dunque da questo punto di vista è distante anche dalla creatura. Ha “l’aggancio” su entrambe le polarità, entrambe le sponde, che in mezzo hanno come un baratro, un burrone che le tiene distanti, ma poggia su entrambe, le unisce in Sé stesso, eppure non è né solo su un lato né solo sull’altro.
Possiamo dire qualcosa di analogo per Maria Santissima? La risposta è sì, anzitutto perché Maria è Madre di Dio. Dunque, come abbiamo già avuto modo di vedere quando abbiamo parlato della maternità divina, Maria entra nell’ordine ipostatico, pur non avendo l’unione ipostatica. Ciò la pone distante dalla creatura, che pure lei è. Distante non per la sua natura, essendo una creatura, una donna, un essere umano, ma in virtù di quella pienezza di grazia che Dio le ha dato per la divina maternità e per il ruolo che dovrà svolgere nella redenzione. Intanto teniamo questo aspetto: la sua qualità di Madre di Dio, del Creatore, la avvicina al Creatore, in modo unico. Lo abbiamo visto: la maternità divina termina sulla persona del Verbo, cioè di Dio, non semplicemente di un uomo. La avvicina al Creatore e la distanzia dalle creature, anche in forza di quella pienezza di grazia che le è data e che le viene rivelata dall’Arcangelo Gabriele (cf. Lc 1, 28). Ma in quanto creatura, è vicina agli uomini e distante da Dio. E dunque in modo analogo, non identico, a quello di Cristo, ha il ruolo di medio.
Ma c’è anche un altro aspetto: lei svolge anche l’ufficio di congiungere. Uno potrebbe dire: in che senso? Anzitutto, il primo senso è che nella divina maternità Maria riceve Dio e dà Dio all’uomo. Quindi in questo senso lei dona Dio all’uomo, ma allo stesso tempo ridona l’uomo a Dio. Per quale ragione? Perché le Scritture ci rivelano (e qui vi rimando alla catechesi dell’altra volta dove abbiamo trattato questo testo del Vangelo di Giovanni) la consegna che Cristo dà sulla croce – «donna, ecco tuo figlio; figlio, ecco tua madre» – e che manifesta la partecipazione di Maria Santissima non solo nel dare Dio all’umanità, ma anche nel riportare l’uomo a Dio. E qui c’è tutto il senso (ne parleremo quando affronteremo la corredenzione come aspetto della mediazione), della sua partecipazione e unione al sacrificio di Cristo e alla distribuzione delle grazie. Questa è la struttura su cui andiamo a poggiare la mediazione.
Qual è l’estensione della mediazione di Maria Santissima? La sua mediazione, analogamente a quella di Cristo, abbraccia due fasi. La prima è quella dell’acquisizione della grazia: Cristo ci ha acquistato la grazia con il suo sacrificio redentore; e poi, la seconda è che questa stessa grazia viene distribuita, c’è un’applicazione delle grazie della redenzione.
In Maria Santissima troviamo qualcosa non di identico, ma di analogo, perché da un lato abbiamo la cooperazione alla redenzione di Cristo e quindi all’acquisto delle grazie; dall’altro, abbiamo la distribuzione della grazia, ossia la cooperazione alla distribuzione delle grazie a ciascuno di noi. Quindi, quando parliamo di estensione della mediazione, stiamo dicendo che due sono i momenti della mediazione: quello che chiamiamo corredenzione e quello che chiamiamo distribuzione delle grazie.
A volte si parla di corredenzione e di mediazione, ,separatamente,: non è un errore clamoroso, ma è un po’ fuorviante perché nella mediazione entrano i due momenti di acquisto e distribuzione delle grazie. Dunque, potremmo dire che la corredenzione è la fase A della mediazione di Maria Santissima, non è separata da essa. Questo è il quadro concettuale.
Adesso andiamo a vedere in che senso possiamo affermare che Maria è mediatrice senza andare a contraddire l’affermazione dogmatica che Cristo è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini. Quando parliamo della mediazione di Cristo immediatamente possiamo attribuire a questa mediazione unica quattro aggettivi anch’essi unici:
1) assolutamente necessaria. Cioè, la mediazione di Cristo non è facoltativa, la riunificazione dei due estremi passa necessariamente da Cristo, non è qualcosa che può essere bypassato. Posto il nostro ordine delle cose, Dio ha stabilito come mediazione necessaria quella di Cristo;
2) è una mediazione che è per sé stessa sufficiente. Essendo Gesù Cristo vero Dio e vero uomo, la sua mediazione è di per sé sufficiente, non ha bisogno di altro;
3) è una mediazione indipendente, cioè non dipende da altre mediazioni per “funzionare”. Quindi Cristo come mediatore non dipende da altri;
4) è la mediazione principale. Principale vuol dire fondamentale, strutturale, primaria. Non c’è qualcosa che la precede, che anteriormente la fonda in quanto mediazione.
Se noi intendiamo così la mediazione – assolutamente necessaria, sufficiente, indipendente, principale – allora Cristo è l’unico mediatore. Non ce ne sono altri, neanche Maria Santissima entra in questa mediazione. Ma come ci diceva san Tommaso, la mediazione di Cristo non esclude altri tipi di mediazione. Questa mediazione esclude che possano esserci altri mediatori come Cristo. Cioè, se noi affermassimo che esiste un’altra mediazione, oltre a quella di Cristo, assolutamente necessaria, sufficiente per sé stessa, indipendente, principale, allora ci staremmo contraddicendo e staremmo certamente negando che Cristo è l’unico mediatore. Se invece noi comprendiamo che queste altre mediazioni si giocano su un’altra modalità e si fondano sulla mediazione di Cristo, cioè come partecipazione di questa prima mediazione, e vi partecipano secondo modalità proprie – nel caso di Maria secondo una modalità unica e singolare non trasmissibile ad altre –, allora il discorso cambia. Questo è il punto fondamentale, innanzitutto, per evitare equivoci, e secondariamente per rimuovere quelle reiterate obiezioni che si continuano a riportare su questo punto, che prima erano fondamentalmente di pertinenza del mondo protestante, mentre da un po’ di tempo le troviamo, per così dire, “ubiquitarie”, anche nel mondo cattolico.
Dunque, quella di Maria non è una mediazione principale, è una mediazione secondaria; il che non significa che non conti niente: “secondaria” vuol dire che dipende da qualcosa di primario. È una mediazione dipendente. Maria Santissima non è mediatrice in modo indipendente da Cristo, ma la sua mediazione è veramente tale in quanto dipende da quella di Cristo. Terzo aspetto: non è una mediazione per sé stessa sufficiente, ma per sé stessa insufficiente, perché ancora una volta trae il suo valore da quella di Cristo. Infine, non è una mediazione assolutamente necessaria, ma ipoteticamente necessaria. Cosa vuol dire? Diventa necessaria solo perché Dio l’ha stabilita. Non perché di per sé era assolutamente necessario che Maria fosse mediatrice per la salvezza degli uomini, ma nel momento in cui Dio ha disposto un certo ordine delle cose, è necessaria (non in senso assoluto ma in senso ipotetico) anche la mediazione di Maria.
Ripartiamo da capo, con un riassunto. Solo Gesù Cristo è colui che ci ha redento ed è il nostro mediatore secondo quella caratterizzazione che abbiamo detto: principale, indipendente, per sé stesso sufficiente, assolutamente necessario. Quando parliamo della mediazione di Maria non abbiamo nessuna di queste quattro caratteristiche, abbiamo invece una mediazione che è: secondaria, dipendente, insufficiente per sé stessa, solo ipoteticamente necessaria. Perciò affermare che Maria è mediatrice in questo modo non entra in contraddizione con il fatto che Cristo è mediatore nell’altro modo. La contraddizione si dà quando affermiamo due cose sotto la stessa angolatura, cioè se con il termine mediatore stiamo indicando esattamente la stessa cosa; dunque non c’è contraddizione con la Rivelazione ad affermare che Maria è mediatrice e che Cristo è l’unico mediatore.
Ora, fatta questa distinzione, il percorso finisce e inizia qui. Quello che ci interessa andare ad approfondire adesso è che la mediazione di Cristo, come abbiamo detto, è assolutamente necessaria, mentre quella di Maria è ipoteticamente necessaria. Perché? In quanto Dio l’ha stabilita: andremo a vedere questo preciso aspetto, anche se già lo abbiamo in qualche modo trattato nelle catechesi precedenti. Andremo a vedere Maria mediatrice in atto primo o nella mediazione oggettiva (si usano entrambe queste espressioni per indicare la cooperazione di Maria nell’acquisto delle grazie, cioè la sua cooperazione ai piedi della croce). E poi andremo a vedere la sua mediazione in atto secondo o mediazione soggettiva, cioè la sua mediazione nella distribuzione delle grazie acquisite. Questi sono i due binari che abbiamo davanti e che in qualche modo rendono questa idea nel senso pieno della mediazione di Maria.
Riassumendo, per oggi ci interessa tenere a mente due cose. La prima: si può dire che Maria, quanto al suo essere, è mediatrice, perché appartiene alle due estremità da unire, Dio e l’uomo, ma nello stesso tempo ne è distante; e questo significano l’affermazione che Maria appartiene all’ordine ipostatico e la sua pienezza di grazia. Questo è il punto fondamentale. Ricordate che abbiamo visto, domenica scorsa, che la maternità divina è il riferimento di base della mediazione, anche se non è sufficiente per spiegare la mediazione. Dovremmo spiegare come questa avviene sia nell’atto di acquisire le grazie sia nell’atto di distribuirle. Ma quanto al suo essere, ontologicamente, Maria è collocata come mediatrice tra queste due polarità che devono essere ricongiunte. La seconda cosa è di sgombrare il campo dall’equivoco, talvolta volutamente reiterato, secondo cui “siccome Cristo è l’unico mediatore togliamo l’idea che Maria sia mediatrice”. Non funziona così nella teologia, perché la teologia procede con una explicatio terminorum, cioè spiegare che cosa si intende con i termini; la teologia non si basa sul togliere sia il termine che la verità resa da quel termine. È importante questo, perché altrimenti dovremmo eliminare anche l’idea del sacerdozio come mediazione, cosa che peraltro si fa nel mondo protestante. Dovremmo cancellare anche l’idea dei sacramenti come strumenti e mediazioni, sotto un certo aspetto, della grazia. Dovremmo cancellare qualsiasi cosa che possa minimamente farci pensare che sminuisca Cristo. Questa è la sterilità dello sviluppo teologico, non è la sua fecondità. Sarebbe un po’ come dire – è un esempio per capirci– che per ovviare al pericolo di entrare in contatto con un agente patogeno io vivo sotto una campana di vetro, sterile. In realtà sappiamo benissimo che chi nasce e cresce in campo sterile non sviluppa meglio la sua vita, ma muore in tempo brevissimo. La teologia è un po’ così: se io la voglio mettere “in campo sterile” non cresce più, rimane sempre a girare su due-tre concetti, non prende mai il volo, per così dire. Invece la chiarificazione dei termini è assolutamente importante, e poi si prosegue nella comprensione del mistero di Dio alla luce della fede.
La Mediatrice, chiarificazione dei termini
Solo Cristo, in virtù dell’unione ipostatica e dell’offerta della sua vita per noi, è mediatore perfetto tra Dio e gli uomini. Ma l’unicità della sua mediazione non esclude bensì fonda altre mediazioni, in primis quella di Maria Santissima, che è dipendente da quella di Cristo stesso. Analogie e differenze.
Maria Corredentrice, i cinque principi insegnati dal Magistero
Il principio di associazione, la Madonna come nuova Eva, l’estensione a tutta l’opera della redenzione, l’acquisto delle grazie, frutto a sua volta della soddisfazione e dei meriti di Gesù e Maria. Vediamo come il Magistero, da Leone XIII alla Lumen Gentium, fonda la corredenzione mariana.
La maternità spirituale di Maria (II parte) – Il testo del video
Nel mondo cattolico si è diffusa una concezione minimalista – tipica di gran parte dei protestanti – della maternità spirituale di Maria, ridotta a una mera intercessione. Ma le Scritture ci dicono molto di più, perché lei è madre della nostra rigenerazione soprannaturale. Una maternità reale.
