Iran-Venezuela, l'asse interrotto. Hezbollah ora è più debole
Hezbollah, il movimento terrorista emanazione della rivoluzione islamica iraniana, aveva nel Venezuela una delle sue principali basi,mediatore nel giro d'affari illecito del traffico di droga. Venendo a mancare Maduro, è saltata la copertura politica.
Il collegamento tra Venezuela e Hezbollah non è un’alleanza ufficiale né una semplice suggestione geopolitica. È una relazione informale, costruita nel tempo su traffici illeciti, coperture politiche e interessi convergenti, che oggi contribuisce a spiegare perché Hezbollah appaia più vulnerabile anche lontano dal Medio Oriente. Un rapporto che si inserisce nella strategia regionale dell’Iran, sostenitore sia a livello economico che militare del movimento libanese sin dalla sua creazione negli anni ’80. Studi dell’Atlantic Council e dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) indicano il Venezuela come uno snodo centrale per le attività extra mediorientali di Hezbollah.
Il Venezuela, come si è ripetuto più volte nelle ultime settimane, non è un Paese produttore di droga, ma un crocevia strategico per il transito della cocaina sudamericana, soprattutto quella proveniente dalla Colombia. Il collasso economico, la corruzione diffusa e l’indebolimento delle istituzioni hanno trasformato porti, aeroporti e confini in punti di passaggio privilegiati per reti criminali internazionali. In questo contesto, secondo rapporti dell’Atlantic Council e dell’IISS, settori dell’apparato statale venezuelano sarebbero stati accusati di garantire protezione e facilitazioni in cambio di rendite.
È in questo spazio grigio che si inserisce Hezbollah. L’organizzazione libanese non agisce come un cartello, ma come un intermediario. Il suo ruolo è soprattutto finanziario e logistico per riciclaggio di denaro, trasferimenti di fondi, utilizzo di rotte commerciali e canali informali per trasformare profitti illeciti in risorse spendibili, facendone uno dei principali proxy del regime iraniano nella regione. L’organizzazione ha radici ideologiche comuni con Teheran e condivide strategie politiche e militari, pur mantenendo una certa autonomia politica all’interno del Libano. L’America Latina, e il Venezuela in particolare, hanno rappresentato per anni una retrovia utile, lontana dai teatri di conflitto tradizionali e meno esposta ai controlli diretti. La droga è solo una parte del sistema. Accanto al narcotraffico si muovono traffici di armi, contrabbando di oro, attività commerciali di facciata e circuiti finanziari paralleli, utili a eludere sanzioni e sorveglianza internazionale, oltre ad alleanze operative con organizzazioni criminali locali. Un’economia ibrida, flessibile, capace di adattarsi alla chiusura di una rotta aprendone rapidamente un’altra.
Secondo analisi di think tank internazionali, l’economia criminale in cui si inseriscono reti collegate a Hezbollah in America Latina genera flussi illeciti per miliardi di dollari all’anno. In particolare, nella zona della Triplice Frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay si stimano circa 5 miliardi di dollari di transazioni illecite annue, mentre studi sugli ecosistemi criminali collegati indicano che fra Paraguay, Venezuela e Colombia si generano tra i 500 e i 700 milioni di dollari l’anno, un ordine di grandezza che mostra la portata dell’economia ibrida sfruttata anche dal gruppo libanese.
Il legame politico tra Caracas e Teheran ha rafforzato questo quadro. Non servivano direttive esplicite, né accordi formali. Bastava un governo ostile agli Stati Uniti e poco incline alla cooperazione internazionale per creare una retrovia sicura fatta di coperture diplomatiche e persino di emissione di passaporti venezuelani a membri di Hezbollah per facilitarne gli spostamenti, come riportato in audizioni di intelligence e inchieste giornalistiche internazionali di Alhurra e Cnn.
Oggi però questo sistema mostra segni di cedimento. La cattura di Nicolás Maduro ha rimosso il perno politico che garantiva l'impunità a questo schema. Quando uno snodo come il Venezuela viene messo sotto scacco, l’impatto non è immediato ma strutturale. Dalla riduzione dei flussi di denaro alla perdita di protezioni, il quadro si complica e non poco, costringendo l'organizzazione a cercare alternative in mercati ancora più frammentati.
Per questo l’indebolimento di Hezbollah non si gioca solo sul fronte mediorientale. Passa anche da luoghi apparentemente periferici come Caracas, dove per anni geopolitica e criminalità si sono intrecciate. Ed è proprio lì che oggi una parte di quel sistema sembra incrinarsi irrimediabilmente.


