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LA STORIA

«Io, figlio di uno stupro, esalto l'eroismo di mia madre»

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Una giovane donna disabile mentale, rimasta incinta dopo uno stupro, per salvare la vita del figlio fugge dall'istituto in cui è tenuta, partorisce e lascia il neonato ai servizi sociali. Dopo 27 anni il figlio la ritrova e.... L'incredibile storia di Glenda Sue Holt e Steventhen Holland, oggi uno dei più noti attivisti pro-life americani.

Vita e bioetica 15_04_2024 English
L'incontro tra Steventhen e sua madre naturale

Da quando i pro-aborto sostengono il diritto legale di sopprimere la vita di un bambino, hanno sempre presentato dei casi estremi per convincere l'opinione pubblica che la loro preoccupazione era per le donne e quindi giustificare la loro causa. La morte immediata del bambino sarebbe indiscutibilmente migliore dell'angoscia prolungata di una gravidanza, sostengono. E se la gravidanza fosse stata il risultato di un barbaro stupro di gruppo ai danni di un'adolescente orfana e disabile con l'età mentale di un bambino di 11 anni, come è accaduto negli Stati Uniti a Glenda Holt, i pro-abortisti avrebbero gridato: «Vedete quanto è necessario e buono l'aborto». Che la morte del bambino elimini almeno le conseguenze di un crimine così orribile, anche se non potrà mai guarire il trauma psicologico.

Invece, Glenda Holt è fuggita dall'istituto statale che le aveva ordinato di abortire per salvare suo figlio, che oggi si chiama Steventhen Holland. Poi, con lo stesso amore disinteressato, ha dato il suo bambino in adozione perché non poteva prendersene cura da sola. La loro storia miracolosa e il loro ricongiungimento sono raccontati dallo stesso Steventhen nella sua autobiografia, The Journey: Brokeness to Wholeness (Il viaggio, dalla frantumazione alla pienezza). 

Oggi Steventhen Holland, 41 anni, è autore, cantautore, oratore motivazionale, attivista pro life e fondatore di Broken not Dead. È felicemente sposato e vive in Alabama, negli Stati Uniti, con sua moglie Rachel e le loro tre figlie. Ripensando alla sua vita (guarda il video qui), si meraviglia ancora dell'amore gratuito che ha ricevuto, a partire dal coraggio di sua madre di «scegliere la vita per lui». «Mia madre aveva problemi mentali, è stata violentata, era una senzatetto, tutte queste cose erano contro di noi o contro di me», ma lei conosceva il valore della vita. «Dio ha messo nel cuore di mia madre la forza di lottare per me» perché «Dio aveva uno scopo per la mia vita», dice Holland: «Ogni parte della mia storia, quella buona e quella cattiva, ha un ruolo da svolgere», aggiunge. 

Glenda Sue Holt, la madre naturale di Steventhen, è stata per tutta la vita a carico dei servizi sociali della Georgia. Holland sa poco della salute di sua madre, se non che «aveva le capacità mentali di una bambina di 11 anni». A 18 anni ha dovuto lasciare la casa famiglia in cui viveva e si è trasferita in una struttura psichiatrica dove è stata inserita in un programma di lavoro a poca distanza dal campus. «Una sera, mentre tornava da quel lavoro, fu violentata da cinque uomini di colore e da quell'aggressione, da quello stupro, rimase incinta di me», racconta Steventhen. Glenda decise di non raccontare a nessuno quello che le era successo e passarono mesi prima che la gravidanza cominciasse a manifestarsi. A quel punto però il personale la spinse immediatamente a interrompere la gravidanza. Ma Glenda voleva tenere il suo bambino e capiì che la sua unica opzione per salvargli la vita era la fuga. 

Scappò fino a Whitwell, nel Tennessee. Al nono mese di gravidanza un ragazzo di 16 anni che marinava la scuola la trovò che viveva in una scatola di cartone dietro a un vecchio negozio di alimentari. Il ragazzo, profondamente commosso dalla sua situazione, la portò a casa della sua famiglia che la ospitò fino a quando non diede alla luce suo figlio. «Sette giorni dopo mi ha lasciato ai servizi sociali», racconta ancora Holland: «Stavo prendendo lo stesso biberon di latte artificiale con cui avevo lasciato l'ospedale. Ero letteralmente malnutrito, le mie gambe erano rientrate nel corpo. Ero così debole che non riuscivo a succhiare il biberon. ... Lei non poteva prendersi cura di me, così mi ha lasciato lì, sperando di darmi una possibilità di vita».

Steventhen è stato preso in affidamento dalla famiglia Holland che si è data da fare giorno e notte per salvargli la vita, «spremendomi il latte in bocca e massaggiandomi le gambe», racconta. Solo all'età di 8 anni ha scoperto di essere stato adottato, quando i bambini a scuola hanno iniziato a prenderlo in giro per il colore della sua pelle, diverso da quello dei membri della sua famiglia. «Non me lo stavano nascondendo, stavano solo aspettando che me ne rendessi conto», ha detto Holland parlando dei suoi genitori adottivi a The Epoch Times. «Questa famiglia, anche se il mio colore era diverso dal loro, credeva che l'amore andasse oltre il DNA, il nostro colore o il nostro sangue; così mi hanno detto che, dal momento in cui a 7 giorni sono stato messo tra le loro braccia, ero loro figlio". 

Ma la domanda «Perché la mia madre naturale non mi ha voluto?» ha tormentato Steventhen da quel momento in poi. Quindi l'esperienza traumatica dell'aborto spontaneo del primo e del terzo figlio da parte di sua moglie Rachel lo ha portato a chiedersi se fosse colpa sua. Forse c'era un problema medico nella sua famiglia biologica. Ciò ha spinto Steventhen Holland a cercare la sua madre naturale. Sapeva che il suo nome era Glenda Sue Holt dal suo certificato di nascita, e conosceva quelli di altri membri della famiglia dai documenti che la sua mamma adottiva aveva conservato per lui.

Così già al terzo giorno di ricerca trovò il fratello maggiore della signora Holt, suo zio, Steve Holt, un mago e ventriloquo che vive nella Carolina del Sud. Due mesi dopo, i due si incontrarono. In quell'occasione Steventhen scoprì che sua madre era una di sei fratelli che avevano perso i genitori in tenera età ed erano entrati in affidamento o in case famiglia. Steve Holt è l'unico fratello senza disabilità. Holland scoprì così che sua madre era ancora viva, all'epoca aveva 46 anni, e viveva in una struttura residenziale in Georgia. E il giorno successivo Steventhen Holland, 27 anni, e suo zio Steve Holt, andarono insieme a farle visita.

«Decidemmo che mio zio avrebbe fatto uno spettacolo di magia per i residenti - ha raccontato Holland -. Sapevamo che sarebbe stato pesante e non sapevamo come avrebbe reagito, quindi volevamo alleggerire l'atmosfera. Il piano che avevamo era di svelarle la verità nella sua stanza, lontano da tutti, ma Dio aveva un piano diverso. Avevo una telecamera che girava... siamo riusciti a immortalare questa riunione». Steventhen Holland è salito sul palco e ha iniziato a cantare Amazing Grace (guarda il video qui) con la mamma al suo fianco. Quando ha esitato alla seconda strofa, sopraffatto dall'emozione, sua madre è intervenuta e ha terminato la canzone: «Piangevo, ero senza parole, non riuscivo a dire nulla, lei mi ha guardato e mi ha detto: "Figlio, ti amo. Ti ho sempre amato e ti amerò sempre, e non ti avrei mai abbandonato se avessi potuto tenerti"». Da quell'incontro, Holland ha sempre definito sua madre "la mia eroina" e lui e la sua famiglia hanno trascorso 11 anni preziosi con la signora Holt, prima che lei morisse la sera del Ringraziamento del 2020, all'età di 57 anni.

Da allora, Steventhen Holland si è dedicato al movimento per la vita e negli ultimi due anni è uno dei tre oratori pro-life più gettonati in America. Dice: «Se non fosse stato per il Signore, non credo che tutto questo sarebbe accaduto. Mi ha donato una storia che posso condividere con il mondo per portare speranza alle persone. Spero e prego che questo salvi altri bambini».



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