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In Toscana

Il macchinario della morte, il CNR asservito all’eutanasia

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Su ordine del Tribunale di Firenze, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha messo a punto un congegno per permettere a una donna affetta da sclerosi multipla con tetraparesi spastica di uccidersi tramite suicidio assistito. Un nuovo, paradossale, baratro.

Vita e bioetica 23_03_2026

Nel luglio del 2025 la Corte costituzionale si era pronunciata sulla incostituzionalità del reato di omicidio del consenziente ex art. 579 Cp (sentenza n. 132/2025). Il caso finito sulla scrivania dei giudici riguardava una donna toscana, M.S., affetta da sclerosi multipla con tetraparesi spastica, che voleva morire, ma dato che per le sue condizioni fisiche era impossibilitata a suicidarsi, chiedeva al servizio sanitario che qualche medico la potesse uccidere. La Consulta in quell’occasione dichiarò «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 579 del codice penale sollevate […] dal Tribunale ordinario di Firenze». Inoltre bacchettò il Tribunale perché non si era dato abbastanza da fare per trovare una pompa infusionale, che avrebbe iniettato un preparato letale nel corpo della donna, attivabile da quest’ultima con comando vocale ovvero tramite la bocca e gli occhi. In tal modo la donna, invece di chiedere a qualcuno di ucciderla, facendo così correre il rischio a quest’ultimo di essere incriminato per omicidio del consenziente, avrebbe potuto ricorrere alla pratica del suicidio assistito, pratica legittimata proprio dalla Consulta stessa.

E alla fine questo macchinario è arrivato. Infatti il Tribunale fiorentino ha ordinato al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di metterlo a punto e questi ha obbedito, evidentemente persuaso dal fatto che una delle finalità della ricerca scientifica è anche quella di contribuire all’eutanasia. Ora finalmente M.S, grazie ad un sistema di puntamento oculare, potrà attivare da sola la pompa infusionale che la farà morire.

A proposito di questo espediente per far morire la povera M.S, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio formalismo giuridico. Avranno infatti facile gioco i Radicali, che al pari di altre volte hanno assistito legalmente la donna, ad argomentare che sarebbe stata più facile una iniezione da parte di un medico piuttosto che far intervenire addirittura il CNR per costruire una macchina ad hoc che ad oggi nemmeno esiste. Se il risultato è quello di porre fine alla propria esistenza, perché compiere un triplo salto carpiato quando invece esistono mezzi molto più semplici per uccidere? Dunque, dal suicidio assistito all’omicidio del consenziente il passo (fatale) sarà brevissimo.

Naturalmente i Radicali hanno spinto per arrivare a questa situazione paradossale. Infatti la richiesta della donna di farla finita poteva essere soddisfatta tramite sedazione profonda senza mettere di mezzo l’ASL, senza andare in tribunale, senza adire la Consulta e senza chiedere al CNR di mettere a punto un nuovo macchinario. Non sono nostre supposizioni, ma ciò che racconta la stessa M.S. al Corriere della Sera: «La mia vicenda mostra l'ipocrisia di un sistema che considera legittimo accompagnare una persona alla morte attraverso giorni di sedazione profonda, ma impedisce a un medico di rispondere alla richiesta consapevole di una persona paralizzata che possiede tutti i requisiti per l'accesso al suicidio medicalmente assistito indicati dalla sentenza Cappato e chiede la somministrazione di un farmaco che ponga fine subito alla sofferenza». Passaggio interessante perché, come accennavamo poco prima, sovrappone perfettamente il suicidio assistito all’omicidio del consenziente a motivo della sentenza n. 242/2019 della Consulta che ha legittimato l’aiuto al suicidio: se è lecito togliersi la vita, così argomenta M.S., perché non dovrebbe essere anche lecito venire uccisi con il proprio consenso? Domanda a cui la Consulta ha risposto in modo negativo, ma a cui in futuro, dobbiamo purtroppo starne certi, risponderà in modo affermativo. Accettato il principio che esiste il diritto a morire, che poi sia io a darmi la morte o un altro con il mio consenso alla fine poco o nulla cambia.

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Appuntamento con la morte, di Tommaso Scandroglio



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La sentenza

Omicidio del consenziente, la Consulta dice no (almeno per ora)

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Con l’approvazione da parte del Consiglio regionale, la Toscana diventa la prima regione con una legge sul suicidio assistito. Possibile un conflitto davanti alla Corte costituzionale, se lo Stato farà valere le proprie competenze. Ma intanto c’è un grave vulnus per i fragili, avallato dai cattolici del Pd nonostante il richiamo dei vescovi.