Due consacrazioni “politiche” a Maria Santissima
La neopresidente della Costa Rica consacra il proprio mandato alla Madonna. In Colombia mons. Múnera consacra a Maria SS. l’intero Paese. Due fatti clamorosi, che fanno incontrare le esigenze della fede cattolica e quelle della politica rettamente intesa.
In Costa Rica e in Colombia sono accaduti nei giorni scorsi due fatti clamorosi che riguardano la Dottrina sociale della Chiesa. Nel primo dei due Paesi, la neopresidente Laura Fernández Delgado, 39 anni, insediatasi l’8 maggio 2026, ha iniziato il mandato con una Messa nel santuario di Cartago, durante la quale ha deposto la fascia presidenziale davanti alla statua della Vergine, a cui ha consacrato il proprio mandato. Nel secondo, l’arcivescovo Francisco Javier Múnera ha consacrato la Colombia al Cuore Immacolato di Maria nel giorno della festa della Madonna di Fatima, il 13 maggio scorso.
Secondo la dottrina politica dell’Occidente liberale i due fatti sono incomprensibili e da condannare come ingerenza indebita della religione nella sfera pubblica della politica e come attentato contro la laicità. Secondo la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa, invece, essi fanno incontrare tra loro le esigenze della fede cattolica e quelle della politica correttamente intesa, vale a dire come arte e scienza del bene comune.
La fede cattolica esclude di essere solo un sentimento o un fatto di coscienza, ma pretende di fondarsi su un Corpo che vive nella storia e anima la cultura e la civiltà, riconoscendo ai vari ambiti della vita umana la propria legittima autonomia. Garantendo il rispetto del diritto naturale e purificando gli ambiti naturali della vita politica, la fede cattolica conferma, sostiene e corregge le dimensioni della politica. A sua volta la politica, come arte e scienza del bene comune, sa di godere di una propria autonomia, ma di non essere assoluta e capace di fondarsi da sé. Essa ha i propri fini, ma sa che non sono i fini ultimi. Sa di non avere la capacità di stabilire il bene, ma di dipendere dalla morale per questo, e sa che anche la morale non è in grado di fornire all’azione politica il fondamento ultimo, ma ha bisogno di Dio. È un bisogno di verticalità non personale della presidente della Costa Rica, è piuttosto un bisogno pubblico, della politica stessa. Nel suo atto religioso, la presidente Fernández ha compiuto anche un atto politico. Ha cioè reso ragione sia alla sua fede che alla sua vocazione politica.
Nei due casi che stiamo esaminando si è parlato di unire la nazione, superare le contrapposizioni, stabilire la pace, lottare contro il narcotraffico… e di altre finalità economiche e politiche. Non si è trattato però di una finalizzazione orizzontale della fede, perché erano chiari gli appelli al trascendente. Non si è trattato di una laicizzazione della religione, perché quest’ultima rende alla politica il proprio aiuto migliore quando rimane se stessa. Non tanto quando parla dell’uomo, ma quando parla di Dio.
Dal nostro punto di vista europeo, viene da chiedersi perché qui da noi non avvengano simili eventi. Un motivo riguarda certamente la politica, molto caratterizzata da un laicismo esasperato e ideologico. Un altro motivo riguarda però anche la Chiesa delle nazioni europee, la quale spesso è più solerte della politica stessa nell’omertà circa il trascendente e nell’appiattire il proprio messaggio alle problematiche orizzontali. La prima a guardarsi bene dal parlare di Dio nella pubblica piazza, ma solo dell’uomo.
Stefano Fontana


