L'incontro fra Trump e Xi, distensione ma solo da una parte
Entusiasmo di Donald Trump, avvertimenti duri su Taiwan da parte di Xi Jinping. Benché i contenuti del vertice fra i presidenti di Usa e Cina siano segreti, le dichiarazioni rivelano una forte asimmetria. I figli di Jimmy Lai sperano per la sua liberazione.
L’incontro al vertice fra il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping è stato al centro dell’attenzione mediatica mondiale. A torto o a ragione, la Cina è vista come la seconda potenza mondiale, quindi si è trattato di un incontro al vertice del mondo. Dalle dichiarazioni ufficiali si è capito veramente poco di cosa si siano detti realmente i due leader, nel loro incontro a porte chiuse. Ma è emersa una fondamentale differenza di predisposizione. Mentre Trump ha pubblicamente cercato la distensione, dopo un anno di guerra commerciale (con dazi che hanno superato talvolta il 100%), Xi Jinping ha posto precise condizioni per il dialogo. Una condizione, in particolare: il controllo di Taiwan, obiettivo finale della sua lunga presidenza.
Dopo due campagne elettorali dai forti toni anti-cinesi, e dopo una guerra commerciale senza esclusione di colpi, Trump ha iniziato improvvisamente a parlare in termini idilliaci della sua controparte. «Un Paese straordinario, con un leader, il presidente Xi, rispettato da tutti. Grandi cose accadranno per entrambi i Paesi!». Nel suo aereo presidenziale non ha portato tanti diplomatici quanto i migliori imprenditori del paese, almeno trenta amministratori delegati delle più grandi imprese americane. Fra questi anche Jensen Huang (Nvidia), Elon Musk (Tesla, SpaceX, ecc.), Tim Cook (Apple), Larry Fink (BlackRock), Kelly Ortberg (Boeing), Brian Sikes (Cargill), Jane Fraser (Citigroup), Larry Culp (GE Aerospace), David Solomon (Goldman Sachs), Sanjay Mehrotra (Micron Technology), Cristiano Amon (Qualcomm). Trump avrebbe chiesto a Xi “di ‘aprire’ la Cina in modo che “queste persone brillanti possano fare la loro magia e aiutare a portare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!”
Come è andato l’incontro, dal punto di vista imprenditoriale? Musk, Huang e Tim Cook, sono stati fermati dai giornalisti mentre uscivano dall’ingresso principale della Grande Sala del Popolo. A domanda su come stesse andando l’incontro, tutti sono stati molto positivi. «Meraviglioso», ha detto Musk. Ma è stato vago su quel che è stato ottenuto: «Molte cose positive». Huang ha detto: «Gli incontri sono andati bene», e ha aggiunto che i due leader sono «incredibili». Nella cena seguita al vertice, un esilarato Elon Musk è stato ripreso mentre si faceva selfie con suoi ammiratori cinesi.
Dall’altra parte, quella cinese, non si legge altrettanto entusiasmo. Nel discorso di Xi Jinping possiamo sentire più un avvertimento che un elogio. «Se gestite bene – dice il presidente cinese, così come viene riportato dal Ministero degli Esteri di Pechino - le relazioni tra i due Paesi possono mantenere una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi entreranno in conflitto o addirittura si scontreranno, mettendo l’intera relazione tra Stati Uniti e Cina in una situazione estremamente pericolosa». L’oggetto del contendere è ovviamente Taiwan, che Xi Jinping vorrebbe “riunificare” alla Cina continentale, con le buone o con le cattive. «L’‘indipendenza di Taiwan’ e la pace attraverso lo Stretto sono inconciliabili come il fuoco e l’acqua», ha detto Xi. «Salvaguardare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan è il più grande denominatore comune tra Cina e Stati Uniti». Questa dichiarazione, se letta nella giusta prospettiva, vuol dire: se Taiwan dichiara l’indipendenza, è la fine della pace nello Stretto che la separa dalla Cina. Leggasi: scoppia la guerra. Il leader cinese Xi Jinping ha inoltre avvertito il presidente Trump che qualsiasi gestione errata della questione di Taiwan potrebbe portare a “una situazione estremamente pericolosa” anche per gli Usa.
Così riassume il resoconto ufficiale di parte cinese: «Il presidente Xi ha sottolineato che la questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Taiwan è territorio cinese. La Cina deve salvaguardare la propria sovranità e integrità territoriale e non permetterà mai che Taiwan venga separata. Gli Stati Uniti devono gestire con prudenza la questione della vendita di armi a Taiwan. Il presidente Trump ha detto... Capisco come la Cina si senta riguardo alla questione di Taiwan».
Trump intendeva sollevare anche la questione del blocco dello Stretto di Hormuz, per l’altra guerra, quella ancora in corso (nonostante la fragile tregua) con il regime iraniano. Il presidente americano sa che non può permettersi di chiedere alla Cina di aiutarlo a riaprire la navigazione da e per il Golfo Persico. Sarebbe l’ammissione, se non di una sconfitta, per lo meno di una posizione di debolezza. Trump ha portato a casa un paio di dichiarazioni a suo favore da parte di Pechino. La Cina ha convenuto che lo Stretto di Hormuz debba rimanere una via navigabile libera e ha concordato sul fatto che l’Iran non debba possedere armi nucleari. Ma oltre alle parole, è difficile capire cosa la Cina possa fare con il suo alleato iraniano. La dichiarazione ufficiale di Pechino ha affermato solo che le due parti hanno “scambiato opinioni”. «È nel loro interesse risolvere la questione», ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio a Fox News prima del viaggio. «E speriamo di convincerli a svolgere un ruolo più attivo».
Ma davvero è ancora urgente, per la Cina, risolvere la questione? Il blocco dello stretto di Hormuz, che priva il mondo intero del 20% del commercio petrolifero, sta colpendo più duramente i paesi asiatici vicini alla Cina, i suoi rivali, che non la Cina stessa. Nel 2025, il Medio Oriente forniva circa la metà (52%) delle importazioni totali di greggio della Cina. Questa quota è scesa a meno di un terzo a maggio, poiché la Cina ha aumentato le importazioni di petrolio da Russia, Indonesia e Brasile.
Al momento in cui questo articolo va online, non è ancora noto se Trump abbia anche sollevato la questione dei prigionieri di coscienza, in particolare di Jimmy Lai, l’imprenditore ed editore cattolico di Hong Kong, condannato a 20 anni di carcere. Il presidente Trump ha detto ai giornalisti nella sua ultima conferenza stampa prima della partenza che avrebbe voluto vedere Jimmy Lai liberato dal carcere: «La gente vorrebbe che uscisse, e anch’io vorrei vederlo fuori. Ne parlerò di nuovo. Ne ho già parlato».
Sebastien Lai, figlio di Jimmy Lai, alla vigilia del vertice ha esortato pubblicamente Trump a sollevare il caso di suo padre con Xi Jinping durante il vertice, affermando che l’editore cattolico incarcerato “morirà in prigione” se non verrà rilasciato presto.
Mentre il vertice tra il presidente Trump e Xi Jinping volge al termine, Claire Lai dice di essere più speranzosa di quanto lo sia stata negli ultimi sei anni. «Se c’è qualcuno che può far sì che il presidente Xi mantenga una delle sue promesse, quello è sicuramente il presidente Trump e la sua amministrazione», ha detto su Instagram la figli di Jimmy Lai.
Salvare Jimmy Lai, non dimenticare Hong Kong
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- Qui il link alla versione cinese dell'articolo
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