Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Isidoro l’Agricoltore a cura di Ermes Dovico
salute

Hantavirus, la "profezia" di Gavi sulla prossima pandemia

Ascolta la versione audio dell'articolo

Ad oggi, nessuno ha contratto l'Hantavirus dai nove contagiati sulla nave Hondius. Però si sta procedendo con una macchina gigantesca di allerta e tracciamenti. Quella profezia del 2021 della Gavi Alliance che ipotizzava tra le prossime pandemie proprio il virus dei topi. 
-I venerdì della Bussola: voglia di emergenza

Editoriali 15_05_2026

Non è un’epidemia, non lo è ancora e probabilmente non lo sarà mai, ma l’Hantavirus si candida a diventare una nuova emergenza sanitaria per i prossimi mesi. A dirlo non sono i fatti riscontrati, ma l’insistenza con la quale da più parti, media, istituzioni sanitarie occidentali e il già ben nutrito stuolo di virostar a contratto televisivo, ne parlano con termini perentori e drastici.

Il Ministero della Salute italiano, ad esempio, ha già diramato una circolare di ben 27 pagine nella quale iniziare a dare un’allerta che, se da un lato viene spenta con il bassissimo rischio, dall’altro è amplificata dagli eventi. Come, ad esempio, l’isolamento coatto di un turista inglese che ha avuto la sventura di trovarsi a bordo del volo Sant’Elena-Johannesburg con la donna olandese, proveniente dalla nave da crociera Hondius, e poi morta due giorni dopo proprio a causa del virus dei topi.

L’uomo non c’entra nulla con il viaggio in Argentina dei protagonisti del focolaio, non ha avuto alcun rapporto con loro, ma ha avuto la sventura di trovarsi nel seggiolino in aereo di fianco a quello della donna deceduta. Da quel momento per lui è iniziato un vero e proprio calvario, se non un vero e proprio sequestro di persona. Rintracciato a Roma, ribattezzato plasticamente “il paziente inglese”, perché la narrativa, come sappiamo vuole la sua parte, è ora ricoverato all’ospedale Sacco di Milano ed è semplicemente monitorato.

Senza sintomi, senza nessuna avvisaglia che stia sviluppando la malattia, l’uomo è tenuto sotto stretta osservazione per una paura che ha dell’irrazionale, ma che si sposa bene con l’atteggiamento delle autorità sanitarie che è già ricco di avvertenze e di “parole chiave” quali tracciamento, mascherine FFP2, quarantena di sei settimane. In sostanza tutto l’armamentario che abbiamo visto all’opera con il Covid per un virus che, come abbiamo scritto intervistando uno dei massimi esperti di Hantavirus Andes, l’immunologo Juan Bertoglio, ha una bassissima carica virale e soprattutto non è affatto dimostrato che possa trasmettersi da persona a persona.

Ad oggi però, al di fuori dei 9 che hanno contratto il virus sulla nave, di cui tre deceduti, nessun altro dei tracciati conseguentemente è risultato positivo. E questo fa pensare ancora di più.

L’impressione è che si stia creando una paura artificiale che giustifichi futuri interventi. Come ad esempio il vaccino. Nei giorni scorsi è uscita una notizia secondo la quale il colosso farmaceutico Moderna, protagonista dell’ultima campagna vaccinale di massa anti covid, avesse un vaccino pronto proprio contro gli Hantavirus già dal 2024.

Ma a scavare un po’ di più, si scopre che l’argomento dei vaccini Hantavirus in relazione ad una prossima pandemia, non è affatto peregrino, anzi, è contemplato da chi promuove l’agenda vaccinista globale.

Nel maggio 2021 sul sito della Gavi Alliance, la potente rete pubblico-privata di promozione delle strategie vaccinali nel mondo, finanziata da quel Bill Gates che si sta occupando da dieci anni di vaccini e politiche sanitarie globali, ha pubblicato un articolo da un titolo eloquente o inquietante: La prossima pandemia: Hantavirus?.

Da notare, curiosamente la data: era il 10 maggio 2021, nel pieno della campagna vaccinale di massa contro il Covid 19, che pure vedeva Gavi protagonista e già si parlava della prossima pandemia. L’articolo, scritto in maniera molto semplice, si limitava a dire che quella dell’Hantavirus poteva essere una futura pandemia, almeno nel rischio, per il semplice fatto che uno studio del 2005, che veniva citato, ipotizzava una trasmissione da persona a persona. “La trasmissione da uomo a uomo dell'Hantavirus è molto rara, ma nonostante ciò, le epidemie rimangono una preoccupazione per la salute pubblica, soprattutto a causa del rischio di infezioni domestiche e di diffusione nosocomiale, quando la trasmissione avviene all'interno di ospedali e cliniche”, si poteva leggere.

Lo studio citato, però, condotto proprio su un caso argentino di diffusione di Hantavirus e pubblicato sulla National Library of Medicine americana, provava ad avanzare una risposta ad un sospetto di trasmissione interumana sulla quale però non ci si spingeva a definirla con certezza: “Saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio questo raro meccanismo di diffusione virale”, era la conclusione dell’articolo al quale, però ne seguirono altri, come spiegato da Bertoglio, che avanzavano l’ipotesi non di una trasmissione diretta uomo-uomo, ma di natura ambientale.

Però nel frattempo si dava già conto dei vaccini che si stavano iniziando a tentare, di matrice cinese, però e non fruttuosi. Almeno al momento. Ma ora che si è scoperto che è entrata in campo Moderna potrebbe cambiare tutto?

Una cosa è certa: mentre noi eravamo alle prese con il Covid, qualcuno, molto interessato, aveva già deciso che un possibile rischio poteva venire dal virus dei topi. Cosicché, una volta che si è presentata l’occasione, cioè un focolaio in una nave da crociera proveniente da una zona endemica e diretta in Occidente, ecco che le istituzioni si sono subito allertate, non per un rischio concreto, ma semplicemente perché il riflesso condizionato di chi decide di che cosa aver paura, ha portato fin lì.

Insomma, sul punto, la scienza non è ancora concorde, il materiale a disposizione per avanzare rischi di trasmissione tra uomini dell’Hantavirus è ancora insufficiente per potersi sbilanciare. Ma soprattutto non sono giustificati gli allarmi per quei pochi casi, che ad oggi si riescono a tracciare e a trattare medicalmente.

Tanto più che ad oggi non sappiamo ancora quali ipotesi epidemiologiche siano state fatte sugli altri sette componenti della crociera che hanno contratto il virus, ad eccezione della coppia olandese che, stando alle prime risultanze, sembrerebbe aver contratto il virus in ambiente esterno, in particolare visitando la discarica di Usuhaya, dove si erano recati per fare birdwatching.

E gli altri? Se non è provato scientificamente che il virus si trasmette da uomo a uomo, non è più plausibile che abbiano contratto il virus proprio in ambienti esterni alla nave oppure nell'imbarcazione stessa, ma non tramite gli uomini, bensì in circostanze che fanno pensare all'assenza di condizioni igienico sanitarie volte a scongiurare il rischio? Non sarebbe una pista da battere più plausibile questa, invece di iniziare a delineare scenari da panico come quelli ai quali stiamo assistendo?



salute

Hantavirus, virus "non umano", ma ci risiamo con l'emergenzialismo

12_05_2026 Paolo Bellavite

Non ci sono segni che il “nuovo” virus sia capace di diffusione interumana come il SARS-CoV-2. Preoccupa, piuttosto, che si stia rigenerando il meccanismo che vede le autorità sanitarie mondiali sfruttare l’occasione per rilanciare forme di controllo delle persone. E già si parla di vaccino. 

intervista esclusiva

Parla lo scopritore dell'Hantavirus: "Vaccino inutile, paura irrazionale"

13_05_2026 Andrea Zambrano

Bassissima carica virale, contagio tra uomo e uomo indimostrato, ma altissima patogenicità. E soprattutto con l'immunità naturale ricavata dagli anticorpi dell'alpaca un vaccino mRNA sarebbe inutile. La Bussola intervista Juan Bertoglio, l'internista immunologo che 40 anni fa trattò nel suo ospedale, il primo caso conosciuto di contagio con il ceppo Andes dell'Hantavirus. Per spiegare che ogni tentativo di instillare panico è "pura follia". 
- È scattato l'hanta-panico, quando l'emergenza diventa regoladi Daniele Trabucco

allarme

È scattato l'hanta-panico: quando l'emergenza diventa regola

13_05_2026 Daniele Trabucco

Con l'Hantavirus si riattiva la gestione della crisi come metodo ordinario di governo già visto nella lunga stagione del Sars-Cov2, segnata dall'eccezione permanente: ciò che era libertà diventa rischio, ciò che era dissenso diventa minaccia, in nome di una metafisica capovolta.