• ESPOSTO DEI PARLAMENTARI

Contro l’utero in affitto e il giudice che lo legittima

Sconfessare la sentenza che ha permesso a due uomini di adottare un bimbo ottenuto con l'utero in affitto e sanzionare il giudice estensore della sentenza, Melita Cavallo, per abuso di diritto. Sono questi gli obiettivi dell’esposto e dell’istanza presentati da venti parlamentari di vari gruppi.

Esposto di 20 parlamentari contro l'utero in affito

Sconfessare la sentenza che ha permesso a due uomini di adottare un bambino ottenuto con l'utero in affitto, in modo tale che il pronunciamento del Tribunale dei minori di Roma non faccia giurisprudenza legittimando, de facto, la barbara pratica della maternità surrogata. Sanzionare l’atteggiamento contra legem del giudice estensore della sentenza, Melita Cavallo, per abuso di diritto. Sono questi gli obiettivi dichiarati dell’esposto e dell’istanza presentati alle Procure competenti da venti parlamentari di vari gruppi, con primo firmatario il senatore Carlo Giovanardi. 

Nel mirino dei 20 parlamentari appartenenti a Idea, FI, Lega, Ncd, Gal e Cor, c'è la sentenza del 14 dicembre 2015 che ha consentito l'adozione da parte di due uomini di un bambino nato in Canada attraverso la pratica dell' utero in affitto, vietata in Italia, così come è vietata l' eterologa tra persone non sposate e dello stesso sesso, anch'essa usata per far nascere il bimbo. La sentenza non è stata impugnata dal Procuratore del Tribunale dei minori che pure aveva dato parere contrario all' adozione, e così il 7 marzo scorso la sentenza é divenuta irrevocabile. In pratica, l’istanza chiede al procuratore generale presso la corte suprema di Cassazione di richiedere alle sezioni unite della Corte di Cassazione di pronunciarsi nell’interesse della legge sulla sentenza dei Tribunale di Roma che ha concesso un’adozione ottenuta con pratiche illegali, cioè la fecondazione eterologa fra persone dello stesso sesso e la surrogazione della maternità.

L’esposto al Procuratore della Repubblica di Roma e Perugia chiede, invece, di verificare se nel comportamento del estensore della sentenza, il presidente del Tribunale dei Minori, Melita Cavallo, e dei giudici del tribunale non siano ravvisabili estremi di reato per abuso di diritto, considerato che l’esercizio della giurisdizione deve essere sempre compiuto nel rispetto della legge. Si chiede inoltre di verificare la condotta della procura che non ha voluto impugnare una pronuncia palesemente illegittima. 

L’iniziativa dei 20 parlamentari è stata presentata venerdì dai parlamentari del gruppo Idea, Carlo Giovanardi, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella e dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, i quali hanno spiegato che le “due azioni forti” sono tese a riaffermare e difendere il ruolo del Parlamento e la sovranità popolare. Secondo Giovanardì è, infatti, arrivato il momento di chiedere un intervento della magistratura perché dopo mesi e mesi di discussioni in Parlamento e nelle piazze su questa materia e dopo una trattativa estenuante all’interno della maggioranza che ha portato alla cancellazione della stepchild adoption «ci ritroviamo i tribunali che invece di applicare la legge fanno passare questa pratiche aberranti», facendo appello a quella che viene definita una interpretazione evolutiva del diritto. 

Dunque, l'istanza alla Corte di Cassazione ha lo scopo non di riformare la sentenza, che è definitiva, bensì di far dichiarare alle Sezioni Unite della Suprema Corte che essa non costituisce un precedente e non fa giurisprudenza. «La nostra», ha poi spiegato Gaetano Quagliariello, «è un’iniziativa di estremisti che difendono lo Stato di diritto. Siamo un sistema in cui il potere giudiziario è controbilanciato dalla sua sottoposizione alle leggi che vengono fatte dal Parlamento. Se il magistrato non applica la legge rimane solo la sua opinione che viene imposta, e che non viene nemmeno controbilanciata dal secondo grado di giudizio». Quindi l’iniziativa dei 20 senatori, ha ribadito Quagliariello «è a difesa della sovranità popolare». 

E sull’arbitrarietà delle decisioni dei giudici è tornata anche Eugenia Roccella: «Queste è altre sentenze legittimano ciò che legittimo non è, vale a dire l' utero in affitto, una pratica aberrante che è perseguita in Italia in base alla legge 40». Tuttavia, «di fatto finora nessuno che è ricorso a questa pratica è stato mai sanzionato, benché sia possibile». Eugenia Roccella ha quindi denunciato l’aspetto «razzistico» delle adozioni fatte all'estero dov'è consentita la maternità surrogata, fatto, anche questo, che contrasta con la legislazione italiana: «Ci sono Paesi in cui è ammesso non solo scegliere il colore della pelle del nascituro, ma si possono avere garanzie sull'aspetto estetico e sul quoziente di intelligenza della madre biologica... Con la sentenza del Tribunale dei minorenni si legittima tutto questo». 

Ancor più duro è stato l’intervento di Maurizio Gasparri che, senza mezzi termini, ha parlato di «uso politico della giustizia» che mira a un sovvertimento dell'antropologia e dell'ordine naturale. Per Gasparri «c’è un preciso gruppo di persone che blocca le adozioni internazionali e favorisce la pratica dell'utero in affitto».Secondo l’ex colonnello di Alleanza nazionale ci sono le stesse persone che, cambiando di ruolo, fanno le leggi, fanno le sentenze e fanno propaganda politica per le adozioni gay. In effetti, forse è solo un caso, ma sta di fatto che la Commissione per le adozioni internazionali (Cai), che è sotto il controllo diretto della presidenza del Consiglio, è bloccata da circa un anno e mezzo (periodo nel quale non è mai stata convocata) e a presiederla è Silvia Della Monica, già senatrice Pd. E allo stesso tempo il Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, ha guidato la Cai dal 2001 al 2005.

E anche Giovanardi, che è stato presidente della Cai tra il 2008 e il 2011, ha puntato il dito contro il crollo delle adozioni di questi ultimi due anni documentato anche da diverse inchieste giornalistiche relative allo stallo dell’azione della Commissione governativa e confermato dalle associazioni che gestiscono le pratiche delle coppie che fanno richiesta di adozione. «Non possiamo pensare che non ci sia un disegno», afferma Giovanardi, «per spingere le coppie ad andare all’estero e a rivolgersi alle strutture che forniscono programmi di maternità surrogata». Detto in altri termini, si favorisce la programmazione eugenetica di un bambino che sarà orfano di madre o di padre piuttosto che dare una famiglia a un bambino già nato e che vive in condizioni di disagio; tutte iniziative propedeutiche per poi arrivare a legittimare le proposte parlamentari che intendono mettere mano alla legge sulle adozioni, con lo scopo evidente di dare il diritto alla filiazione alle coppie gay.

Insomma, la strategia è chiara, ma altrettanto chiara dovrà essere la risposta della Cassazione alla istanza dei 20 parlamentari. La speranza è che arrivi un giudizio netto su quella visione evolutiva del diritto che ha stravolto l’ordinamento italiano. 

 

 

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