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Il caso

Commissione Covid: Conte chiarisca sulle mascherine

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Gli acquisti massicci di mascherine nel 2020 tornano al centro del dibattito pubblico grazie al lavoro della Commissione sulla gestione del Covid. Esponenti di Fratelli d’Italia chiedono chiarimenti approfonditi e puntano il dito contro l’allora premier Giuseppe Conte.

Politica 15_04_2026
Giuseppe Conte, 13 aprile 2026 (LaPresse)

Le audizioni della Commissione parlamentare sulla gestione dell’emergenza Covid continuano a riportare al centro del dibattito pubblico una delle pagine più controverse di quei mesi drammatici, ovvero quella relativa agli acquisti massicci di dispositivi di protezione individuale, in particolare le mascherine, effettuati nel 2020, nel pieno della pandemia.

Dalle testimonianze raccolte emergono ricostruzioni complesse, ancora tutte da verificare nelle sedi competenti, ma che delineano un quadro caratterizzato da opacità nei criteri di assegnazione delle commesse e da possibili tentativi di intermediazione discutibili. Al centro di diverse audizioni vi sono i racconti di imprenditori come Giovanni Buini e Dario Bianchi, i quali hanno riferito di presunte richieste di compensi percentuali su contratti milionari in cambio di facilitazioni nei rapporti con la struttura commissariale guidata all’epoca da Domenico Arcuri. In particolare, viene citato il nome dell’avvocato Luca Di Donna, che secondo tali testimonianze avrebbe prospettato forme di mediazione ritenute inaccettabili dagli imprenditori coinvolti; circostanze che restano oggetto di valutazione e che, allo stato attuale, rappresentano versioni unilaterali da accertare.

Le analogie tra i racconti di diversi operatori economici hanno tuttavia suscitato interrogativi tra i membri della Commissione, alimentando il sospetto dell’esistenza di meccanismi ricorrenti nella gestione di alcune forniture, in un contesto già reso estremamente critico dall’urgenza sanitaria e dalla necessità di reperire rapidamente materiali essenziali. Parallelamente, il tema ha assunto una rilevanza politica crescente, con un duro scontro tra maggioranza e opposizione. Esponenti di Fratelli d’Italia chiedono chiarimenti approfonditi e puntano il dito contro l’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accusandolo di non aver collaborato pienamente con i lavori della Commissione e di sottrarsi a nuove audizioni, mentre lo stesso Conte ha più volte sostenuto di aver già fornito tutte le spiegazioni necessarie nelle sedi istituzionali e ha anche negato di essere stato mai in società o in affari con l’avvocato Di Donna. Le dichiarazioni di rappresentanti politici come Galeazzo Bignami e Alice Buonguerrieri riflettono una linea particolarmente critica, che insiste sulla necessità di fare luce su eventuali sprechi di risorse pubbliche e su possibili responsabilità politiche nella gestione dell’emergenza, pur distinguendo tali profili da quelli penali, che spettano eventualmente alla magistratura.

In questo quadro si inseriscono anche valutazioni retrospettive sull’operato dell’allora ministro della Salute, Roberto Speranza, ricordato per la pubblicazione del libro Perché guariremo proprio durante la fase più acuta della pandemia, poi ritirato dalla circolazione e successivamente riproposto in una versione aggiornata, episodio che è stato oggetto di critiche politiche e mediatiche per la sua tempistica e opportunità. Dall’altra parte, le forze di opposizione difendono l’operato del governo di allora, sottolineando il contesto eccezionale in cui furono prese decisioni rapide e spesso difficili, in una situazione di grave carenza di dispositivi e di forte pressione internazionale. In questo clima di tensione, si inserisce anche la scelta di Conte di proseguire la propria attività politica e pubblica, tra cui la presentazione di un nuovo libro e la partecipazione al dibattito politico nazionale, mentre prosegue il confronto sulla sua eventuale audizione in Commissione. Il contrasto tra queste attività e le richieste di chiarimento avanzate da alcuni esponenti politici contribuisce ad alimentare ulteriormente la polemica.

Sullo sfondo resta una questione di fondo che va oltre le singole responsabilità: comprendere se e in quale misura l’emergenza abbia favorito pratiche amministrative meno rigorose, aprendo spazi a comportamenti opportunistici da parte di soggetti privati. Le audizioni in corso rappresentano dunque un passaggio importante per ricostruire i fatti e valutare criticamente quanto accaduto, con l’obiettivo dichiarato di evitare che simili criticità possano ripetersi in futuro. Allo stesso tempo, il dibattito politico tende a sovrapporsi al lavoro di accertamento, con il rischio di trasformare una necessaria operazione di trasparenza in un terreno di scontro tra opposte narrazioni, in cui le responsabilità vengono rivendicate o respinte prima ancora che i fatti siano definitivamente chiariti.

In definitiva, la vicenda delle mascherine durante il Covid resta un nodo irrisolto della recente storia italiana, che intreccia emergenza sanitaria, gestione delle risorse pubbliche e conflitto politico, e che solo un lavoro rigoroso e imparziale potrà contribuire a definire in modo completo.

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Libri consigliati:
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 di Andrea Zambrano
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