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IL RICORDO

Chi era Antonino Zichichi, l'eredità osteggiata di un uomo di fede e di scienza

Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico è morto il 9 febbraio. La sua visione della scienza, galileiana, consisteva nella scoperta di leggi razionali, stabilite dal Creatore, che governano l'universo.

Cultura 10_02_2026
Antonino Zichichi (La Presse)

Il 9 febbraio è morto, nel suo letto, il professor Antonino Zichichi, fisico e divulgatore scientifico, fra i più noti al pubblico italiano. Era diventato un nome scomodo quello di Zichichi, il Presidente della Federazione Mondiale degli Scienziati. Il suo è un nome che si può scrivere anche senza farlo precedere da titolo di “Fisico” e dal nome di battesimo, la sua notorietà è stata una di quelle che non avevano bisogno di presentazioni anche presso la gente comune.

Parliamo di un uomo che è stato in grado di avvicinare la grande fisica alle persone semplici e, questa, in un mondo in cui è nato la locuzione “lo dice la scienza”, è stata una caratteristica imperdonabile. In molti lo ricordano quando rispondeva alle domande sulla scienza nella trasmissione Mattina in famiglia, una collaborazione durata venti anni e terminata nel 2009. La gente amava quel fisico dai capelli bianchi che, per certi versi, ricordava Albert Einstein. Ma va detto che quel fisico, che tanta presa aveva presso l’opinione pubblica, nel 2007 aveva iniziato ad assumere posizioni critiche su un argomento che proprio in quegli anni stava diventando tabù: la questione del riscaldamento climatico causato dell’uomo (Agw). Sempre nel 2007 era iniziata una campagna mediatica a favore dell’Agw, quello era l’anno in cui l’ex vicepresidente degli Usa, Al Gore, vinceva sia il premio Oscar che il premio Nobel con il documentario An Unconvenient Truth. In quel contesto ad essere sconvenienti erano proprio le critiche di Zichichi.

Questa sua posizione scomoda andava a cozzare contro la tendenza opposta a porre la scienza come territorio dell’autorità indiscutibile, le affermazioni di Al Gore erano fatte in nome della scienza e niente doveva porle in dubbio. Per capire la differenza tra la scienza di Antonino Zichichi e quella che non ammetteva critiche bisogna andare indietro nel tempo. La scienza di Zichichi era quella galileiana, figlia della Rivoluzione scientifica iniziata nel Seicento da Galileo Galilei, colui che cercava nelle pietre le impronte del Creatore, come amava dire spesso Zichichi riferendosi al grande fisico pisano. Anche in questo Antonino Zichichi si poneva in disaccordo con la narrazione che voleva un contrasto tra fede e scienza. Quello stesso Galilei che, con la testimonianza della propria vita, aveva mostrato la non conflittualità tra fede e scienza, veniva usato da altri per dimostrare l’esatto contrario e cioè il conflitto insanabile tra fede e scienza.

Quest’ultima tesi si basa sulle note vicende del processo subito da Galilei per via del suo libro Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano dove prendeva le parti del sistema copernicano, una triste vicenda nella quale ad essere in questione non era in realtà la scienza, ma indirettamente la politica e in particolare delicate questioni legate alle sanguinose guerre tra Cattolici e Luterani che avevano devastato l’Europa per un secolo. Ma all’analisi storica dei fatti si è preferita la narrazione teatrale di Bertold Brecht in Vita di Galileo che mostra un confronto del pisano contro gente rozza e ignorante mentre invece si trattava delle migliori menti scientifiche dell’epoca che ponevano obiezioni legittime.

E proprio la visione galileiana di un universo governato da leggi razionali che rimandano ad un’intelligenza divina è stata per decenni la colpa principale attribuita a Zichichi, una colpa che gli venne rinfacciata già nel 2003 in un libro irridente dal titolo Zichicche a lui dedicato dal matematico Piergiorgio Odifreddi, un libro dal sottotitolo Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione. In sostanza nel libro si rimprovera a Zichichi di aver affermato più volte che tutto nell’universo è strutturato in modo razionale e logico, gli scienziati constatano che dalla realtà fisica emerge ovunque un ordine, cosa che fa dire al fisico di Erice «Perché credo in colui che ha fatto il mondo», titolo di un suo libro del 1999.

Zichichi dunque critico sulle affermazioni della “scienza” e perfino credente, ce n’era a sufficienza affinché venisse a sua volta criticato aspramente e osteggiato, nonostante un nome che nella considerazione delle persone era sinonimo di massima autorità di riferimento.

E qui è necessario evidenziare l’esistenza di due diversi modi di concepire la Scienza, quello di Zichichi, che come abbiamo visto si rifà a quella galileiana, e quello di coloro che hanno invece come riferimento il filosofo inglese, contemporaneo di Galilei, Francis Bacon. Quella che nei manuali di filosofia viene indicata con il termine “Rivoluzione scientifica” è legata al nome di Galilei che come abbiamo visto aveva come fine la scoperta delle leggi della natura e partiva dal presupposto che la natura fosse intellegibile proprio perché governata da regole stabilite dal Creatore, una scienza umile.

La scienza baconiana invece era riassunta dal motto “scientia potentia est”, nella visione del filosofo inglese la conoscenza della natura era uno strumento di potere che sarebbe servito al nascente impero britannico. Sulla visione di Bacon sarebbe stata istituita nel 1660 la Royal Society, una società al servizio della corona britannica, ancora esistente e punto di riferimento mondiale.

Per Antonino Zichichi la politica doveva essere al contrario al servizio della scienza, all’inizio degli anni ’80 il fisico di Erice fu determinante nell'ideazione e realizzazione del progetto dei laboratori nazionali di fisica sotto il Gran Sasso (Lngs), e la scienza con le sue scoperte sarebbe stata al servizio dell’uomo.

In un’epoca dove in nome di una scienza materialista e “non democratica” si decidono politiche energetiche, sanitarie ed infine economiche, dove si orienta la cultura e il senso comune verso il riduzionismo materialista, una figura come Antonino Zichichi non poteva che essere scomoda.

Qualcuno vorrebbe relegare Antonino Zichichi tra i residui di un passato ormai superato, ma la sua visione autenticamente scientifica si proietta nel futuro, in un tempo in cui la scienza non sarà al servizio della politica, ma tornerà a cercare le impronte del creatore nelle pietre.