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VIAGGIO APOSTOLICO

Bagno di folla per il Papa a Kinshasa

Le testimonianze dei sopravvissuti ai massacri dei miliziani, l'incontro con i catechisti e una Messa affollatissima per il Pontefice, che ricambia il calore dei congolesi con parole d'amore per l'Africa. I primi due giorni in Congo stanno ridando ossigeno a un pontificato che "in casa" sembrava in affanno.

AFRICA SEMPRE MENO SICURA di A. Bono

Ecclesia 02_02_2023

Nella Repubblica del Congo, secondo l'Onu, ci sono stati 4600 casi di violenza sulle donne nel 2021. Violenze commesse soprattutto nell'est dove semina il terrore tra i villaggi il gruppo armato M23.

Ieri Francesco ha incontrato alcune sopravvissuti e sopravvissute ai massacri dei miliziani ribelli ed ha ascoltato le loro terribili storie in nunziatura apostolica, a Kinshasa.  Al termine delle testimonianze, il Papa ha detto di pregare «perché la donna, ogni donna, sia rispettata, protetta e valorizzata» ricordando che «commettere violenza nei confronti di una donna e di una madre è farla a Dio stesso che da una donna, da una Madre, ha preso la condizione umana».

Non era facile parlare di riconciliazione di fronte a chi aveva appena raccontato di soprusi e sevizie indicibili, ma Francesco lo ha fatto spiegando che «il male che ciascuno ha sofferto ha bisogno di essere convertito in bene per tutti» al grido di «mai più violenza, mai più rancore, mai più rassegnazione». In un gesto simbolico di perdono, le vittime hanno deposto alcuni strumenti di violenza – machete, asce, coltelli – ai piedi di un crocifisso. «Anche la croce – ha detto loro il Papa – era uno strumento di dolore e di morte, il più terribile ai tempi di Gesù, ma, attraversato dal suo amore, è divenuto strumento universale di riconciliazione, albero di vita».

Grande entusiasmo tra i congolesi per l'arrivo del Papa che sempre ieri ha celebrato sulla spianata dell'aeroporto di Ndolo a Kinshasa quella che è stata tra le Messe più affollate del suo pontificato. Più di un milione di persone grazie anche alla decisione del governo di chiudere le scuole della capitale e concedere la mattinata libera ai lavoratori per facilitare la partecipazione. Nella Repubblica Democratica del Congo, d'altra parte, si contano ben 52 milioni di fedeli cattolici ed è tra i Paesi africani con il più alto numero di vocazioni sacerdotali. Il futuro della Chiesa passa inevitabilmente da qui.

Nell'omelia pronunciata durante la Messa, il Papa ha esortato i fedeli a non aver paura di «togliere il Crocifisso dal collo e dalle tasche, di prenderlo tra le mani e di portarlo vicino al cuore per condividere le [...] ferite con quelle di Gesù». In una terra straziata dai conflitti, Bergoglio ha parlato del «coraggio di compiere una grande amnistia del cuore». Poi ha esaltato la comunità senza la quale «non c'è cristianesimo», così come «non c’è pace senza fraternità». Il Papa ha detto che i cristiani devono essere «coscienza di pace del mondo» nel senso soprattutto di «testimoni di amore». 

La tappa africana ha fatto bene finora alla popolarità del Pontefice. Francesco ha "ripagato" i bagni di folla con parole d'amore per l'Africa e l'auspicio che i media diano più spazio alla Repubblica del Congo e all'intero continente. Lo ha fatto nel corso dell'incontro in nunziatura con i rappresentanti di alcune opere caritative, scagliandosi contro quelle forme di colonizzazione ideologica – così l'ha più volte definita in passato parlando proprio dell'Africa – che ha bollato come scandalose: «mi ha rattristato – ha detto Bergoglio – sentire che anche qui, come in molte parti del mondo, bambini e anziani vengono scartati». «Questo – ha aggiunto il Papa – è nocivo per l’intera società, che si costruisce proprio a partire dalla cura per gli anziani e per i bambini, per le radici e per l’avvenire».

Oggi, per il suo terzo giorno in Congo, Francesco incontra i catechisti nello stadio dei martiri prima della preghiera nella cattedrale di Kinshasa con sacerdoti, religiosi e seminaristi. La formazione dei catechisti nella repubblica africana era stata materia a cui aveva dedicato attenzione anche Benedetto XVI che in occasione della visita ad limina apostolorum dei vescovi locali del 2006, li aveva invitati a «vegliare con estrema attenzione sulla qualità della formazione permanente dei responsabili di queste comunità» accertandosi che dispongano delle condizioni spirituali, intellettuali e materiali senza le quali non possono compiere la loro missione.

Così come, papa Ratzinger si era preoccupato della formazione dei futuri sacerdoti, specialmente alla luce del gran numero di vocazioni nel Paese, chiedendo ai vescovi che la Chiesa «eserciti sempre più la sua grave responsabilità nell'accompagnamento e nel discernimento». Vedremo oggi se il suo successore ritornerà su queste preoccupazioni relative alla formazione incontrando il clero ed i seminaristi congolesi nella nuova giornata di un viaggio apostolico che sta dando ossigeno ad un pontificato che "in casa" sembrava essere in affanno per via delle critiche pubbliche scaturite dopo la morte di Benedetto XVI e l'esplosione del caso Rupnik.