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Myanmar

Ancora bloccati i rimpatri dei rifugiati Rohingya

Il ritorno in patria dei rifugiati Rohingya in Bangladesh avrebbe dovuto iniziare a febbraio, ma finora solo 374 sono stati ritenuti idonei al rimpatrio dalle autorità birmane

 

Migrazioni 10_04_2018

Sono ormai almeno 750.000 i Rohingya fuggiti in Bangladesh dal Myanmar, quasi mezzo milione dei quali espatriati negli ultimi sette mesi. I campi profughi allestiti oltre confine sono sovraffollati. Il piano di rientro in patria approvato a novembre avrebbe dovuto iniziare il 20 febbraio, ma non accenna a decollare. Al 15 marzo risultavano idonei al rimpatrio solo 374 persone su una lista di 8.032 presentata dal Bangladesh ai funzionari del Myanmar secondo i quali Dhaka non ha fornito informazioni corrette sui profughi selezionati per la prima tornata di rimpatri. Il governo bengalese ha avviato la ricollocazione di 200.000 persone. Inoltre proseguono i lavori per allestire dei campi nell’isola di Bashan Char dove dovrebbero essere ospitati 100.000 profughi. In questo modo le autorità bengalesi sperano di allentare la tensione nella popolazione preoccupata che le condizioni di vita già difficili siano aggravate dal continuo afflusso di persone bisognose di assistenza. Intanto sempre nuovi profughi varcano la frontiera in cerca di aiuto e si registra una crescente militarizzazione nei territori birmani di confine. Alle rimostranze del governo di Dacca, il governo del Myanmar ha replicato negando “ogni azione coercitiva, indicando che il pattugliamento alle frontiere vuole salvaguardare la sicurezza anche dei fuggiaschi davanti alla presenza di uomini armati. E che le notizie di uccisioni sommarie, torture, stupri, sepolture di massa roghi sono solo propaganda dei ribelli musulmani e un tentativo di screditare il paese”.