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IL LIBRO

Voci dall’altrove, 13 racconti scritti da un benedettino

Una raccolta di racconti che presentano tra le righe sia la condizione dei cattolici inglesi ad inizio Novecento sia la volontà di fare apologetica. Ecco Voci dall’altrove, di Roger Pater, pseudonimo di dom Roger Hudleston.

Cultura 01_08_2023

È possibile svagarsi e divertirsi, vincendo i potenti mali – tipicamente estivi – della pigrizia e dell’accidia, restando però comodamente assisi sul proprio divano domestico? Sì, specie attraverso quelle letture che favoriscono l’introspezione, la riflessione e il confronto con altre epoche e contesti, da cui si impara sempre qualcosa di utile al presente.

Luca Fumagalli, esperto di letteratura inglese, ha curato il piacevole testo Voci dall’altrove. Racconti dell’orrore e del soprannaturale (Gondolin, 2022, pp. 226) che raccoglie 13 brevi racconti, collegati tra loro, di un autore totalmente sconosciuto in Italia: Roger Pater. Si tratta, come ci spiega Fumagalli nell’introduzione, dello pseudonimo artistico di un illustre monaco benedettino inglese, dom Roger Hudleston (1874-1936). Un sacerdote cattolico che fu, un po’ come mons. Robert H. Benson e il suo seguito, uno scrittore, un giornalista e un apologeta.

Padre Roger, nato Gilbert, nacque da una ricca famiglia di fede anglicana che annoverava tra i suoi avi più illustri il benedettino John Hudleston, «famoso per aver salvato la vita del re Carlo II e averlo in seguito convertito all’antica fede» (p. 6), cioè al cattolicesimo, rinnegato dalla corona britannica a seguito dello scisma di Enrico VIII. Nel 1896, il ventiduenne Gilbert si convertì e si recò a Roma, capitale del cattolicesimo, «dove ricevette la prima comunione direttamente dalle mani di Leone XIII» (p. 6). Dopo gli studi presso l’Ateneo Sant’Anselmo, e dopo aver emesso i voti monastici, fu ordinato sacerdote. Tornato nella madrepatria, svolse molti incarichi presso l’abbazia benedettina di Downside e altrove, tra cui quello di bibliotecario, maestro del coro, segretario dell’abate, preside di una scuola a Londra, parroco, formatore, eccetera. Ma soprattutto divenne collaboratore e anche direttore della famosa Downside Review, una rivista monastica fondata nel 1880 e tuttora esistente. Curò le traduzioni di tante opere di spiritualità e scrisse molte voci per la Catholic Encyclopedia.

In queste Voci dell’altrove (libro uscito nel 1923 con il titolo di Mystic Voices), dom Roger inventa un espediente narrativo per giustificare i cosiddetti racconti dell’orrore (che in verità non farebbero paura a un bambino). Racconta cioè di aver incontrato un cugino, anch’egli sacerdote cattolico oltre che aristocratico signorotto di campagna, il quale gli avrebbe narrato per filo e per segno una serie di esperienze paranormali o sovrannaturali, comunque «ai confini della realtà» e «al di là della scienza». Una sorta di locuzioni interiori, premonizioni, intuizioni e profezie che l’autore, evidentemente, non ha potuto tenere per sé. E che compongono le 13 graziose storielle del libro.

Quando il volume uscì, il giornale Church Times, lodò «il fascino, la grande erudizione, i molti ragionamenti acuti e le sagge osservazioni» (p. 9) presenti nei racconti, pur frutto della fantasia di un monaco scrittore. Come in Benson, anche qui è visibile, tra le righe della narrazione, da un lato la condizione di minoranza, di tensione e di discriminazione che, ancora ad inizio Novecento, vivevano i cattolici inglesi; ma dall’altro la volontà di fare apologetica, attraverso gli intrighi e i misteri che l’alta narrativa sa creare ex nihilo. «Le strane esperienze raccolte in questo volume – scrive dom Roger nell’incipit – mi sono state raccontate da un mio cugino, un anziano sacerdote, più grande di me di oltre 40 anni, nel corso di 2 o 3 anni trascorsi con lui, subito prima della sua morte» (p. 13).

Tutti i racconti ci insegnano qualcosa e alcuni sono toccanti e di vivida spiritualità. Per esempio quello intitolato Di questi è il Regno dei Cieli, la cui protagonista è una ragazza che ha delle visioni di Maria e vi reagisce come farebbe un’autentica mistica. Oppure il racconto intitolato Il Guardiano, in cui l’anziano sacerdote spiega e difende la virtù di san Benedetto Labre, il barbone santo, che dà fastidio e lo ha sempre dato ai “cristiani imborghesiti”.

Il lettore, che può tranquillamente avere dai 13 ai 130 anni, si trova immerso in un’atmosfera pia, criptica e cattolica, sebbene più ombrosa-scozzese-gotica, che solare, limpida e shakespeariana. Per lo svago, la riflessione estiva e la rottura della routine, si tratta di un vero toccasana.