Verità sul Covid, ma noi non siamo mica gli americani
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Il caso di Morens, collaboratore di Fauci, è sconcertante perché evidenzia che sull'origine del Covid le verità ci sono state taciute. Ma negli Stati Uniti si sta procedendo, in Italia ancora non abbiamo avuto la possibilità di audire Draghi e Speranza.
Gli sconcertanti sviluppi emersi negli Stati Uniti con le ammissioni di David Morens, ex consigliere senior e principale collaboratore di Anthony Fauci presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), hanno fatto emergere chiaramente che sull’origine del Covid la verità è molto più complessa e inquietante rispetto alla narrazione rassicurante fornita da media e politica.
Morens ha patteggiato in un tribunale federale perché ha ammesso la sua colpevolezza per cospirazione finalizzata a frodare gli Stati Uniti. È stato accusato di aver nascosto, cancellato e distrutto documenti e scambi di e-mail istituzionali sui finanziamenti per la ricerca sui coronavirus (inclusi quelli legati alla controversa associazione EcoHealth Alliance) utilizzando la sua e-mail privata per aggirare le leggi sulla trasparenza pubblica (FOIA).
La sentenza arriverà in novembre, ma ora l’ex braccio destro di Fauci rischia almeno cinque anni di carcere.
Pesante la lunga lista dei capi di imputazione a suo carico: ha eluso le leggi sulla trasparenza; Ha nascosto dati sui fondi di ricerca cospirato con soggetti esterni tra cui Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance; Ha accettato favori personali per far recuperare i finanziamenti alla stessa EcoHealth Alliance e infine ha collaborato segretamente con scienziati esterni per preparare informazioni distorte da presentare ai vertici del NIAID.
Ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che un consulente così in vista del plenipotenziario del Covid, Fauci, considerata in pandemia la voce più autorevole e che ha condizionato le politiche sanitarie di mezzo mondo, abbia potuto svolgere questa serie di irregolarità praticamente tenendo all’oscuro il suo superiore, ma questo aspetto rischia di non portare a sbocchi dato che Fauci ha ottenuto una sorta di immunità dall’amministrazione Biden.
Quel che è importante sottolineare è che tanto nell’origine del Covid quando nella sua gestione sanitaria, a cominciare dai lockdown per finire con la diffusione del vaccino, la verità che in America si sta scoprendo è decisamente più grave di quanto anche il più ingenuo dei complottisti potesse immaginare allora.
E tutto questo ci porta a considerare un aspetto fondamentale: quanto questa verità che sta emergendo ormai in maniera incontrovertibile, avrà ricadute anche sulle sponde europee e in particolare italiane?
Se c’è un dato che abbiamo imparato a conoscere è che la verità sulla stagione del Covid, è che mentre negli Usa i tribunali federali e la commissione del Congresso, hanno mani libere per indagare a 360 gradi e lo hanno fatto, in Italia tutto è stato svolto con estrema difficoltà, con la pesante intromissione politica degli interessi di partito e il sostanziale disinteresse della classe mass mediatica, ancora ignara, o meglio volutamente ignara, delle sconcertanti verità che anche da noi stanno emergendo.
Per fare un esempio: è bastato che l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte venisse tirato in ballo dalla Commissione di indagine bicamerale per alcuni aspetti della sua gestione pandemica, e neanche tanto centrali come l’affaire mascherine, per scatenare una guerra politica, che ha rallentato i lavori e messo più di un bastone tra le ruote ai commissari che indagano sotto la presidenza di Marco Lisei.
Negli Usa, ad esempio, nessun esponente politico si sognerebbe – e si è sognato – di mettere in discussione l’agibilità politica della Commissione di indagine. Al contrario in Italia, da parte di esponenti dell’allora maggioranza di governo che si trovò a gestire la pandemia, sentiamo ancora pronunciare accuse assurde, come ad esempio quella che la Commissione altro non è che un tribunale del popolo che Fratelli d’Italia in particolare, vuole utilizzare per vendetta politica. Si tratta di accuse che non hanno fondamento, ma che continuano a far avanzare a scartamento ridotto i lavori di Palazzo San Macuto, in una permanente guerra di interessi e limitazioni.
Eppure, la sola audizione fiume di Conte ha rivelato a sufficienza la catena di errori e di sottovalutazioni del Covid che da sola costituirebbe un filone di indagine indipendente da approfondire, magari con l’apporto della magistratura, altro potere di Stato finora assente, a differenza di quanto sta accadendo negli Stati Uniti.
E molto altro dovrebbe essere tirato fuori: i danni del lockdown, inferto alla popolazione senza motivo e con ricadute economiche e sociali che ancora paghiamo, le morti in ospedale di pazienti curati male a domicilio o non curati affatto, l’odiosa imposizione del Green pass che ha discriminato i cittadini in buoni e cattivi. E poi ancora: l’obbligo surrettizio del vaccino, la montagna di effetti avversi registrati su una popolazione praticamente obbligata, pena la perdita del lavoro, a vaccinarsi. E l’abbandono dei danneggiati da vaccino, ancora oggi senza assistenza, ascolto e cure.
Anche sul fronte dei protagonisti auditi, il lavoro della Commissione è proceduto con una difficoltà enorme. Se si eccettua l’audizione di giugno di Conte, non sono saliti sullo scranno di Palazzo San Macuto per essere auditi gli altri due protagonisti della stagione pandemica: l’ex ministro Roberto Speranza, titolare della Salute in entrambi i governi pandemici e Mario Draghi, l’uomo che da presidente del Consiglio ha imposto il vaccino tramite il Green pass al motto – rivelatosi poi clamorosamente falso – di «non ti vaccini, ti ammali, muori o fai morire».
Le loro audizioni per quanto annunciate non sono ancora state rese note, né si saprà a questo punto se, prima della fine dei lavori della Commissione in vista del termine imminente della legislatura, si riuscirà ad ascoltarli. Ostacoli, questi, che ci allontanano dagli americani e che non possono essere imputati alla Commissione bicamerale, la quale ha fatto il possibile per arrivare ad una verità, ma lavorando in un contesto difficilissimo e limitata ab origine nel perimetro di indagine dall’invalicabile paletto imposto dal Quirinale sulla legittimità costituzionale dei provvedimenti presi, che non saranno comunque indagati.
Il timore è che al termine dei lavori, la Commissione possa presentare uno squarcio di verità importante, ma insufficiente a costringere alle proprie responsabilità i responsabili politici di allora.
Mai come in questo caso, parafrasando Vasco Rossi, giova ricordare che «non siamo mica gli americani».

