San Francesco e l’onore da dare all’Eucaristia
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Dagli scritti del Poverello d’Assisi emerge l’amore che egli nutriva verso il corpo e sangue di Cristo. Il santo raccomandava a tutti, in primis ai sacerdoti, di trattare l’Eucaristia – segno del sacrificio sulla Croce – con il massimo onore.
Troppe volte è stata edulcorata la sua immagine. Un ragazzo, un guerriero, con tanto di cimiero che sembra uscito da una chanson de geste degna dei racconti della mitica tavola rotonda, che a un certo punto della vita lascia tutto per seguire il Signore. Un ritratto vero, sia chiaro: e non è questa certamente un’idea così lontana dalla biografia di san Francesco d’Assisi, del quale domani celebreremo la festa liturgica, a 800 anni dal suo transito. Ma dietro quel ragazzo si nasconde qualcosa che non sempre viene ricordato: una sapienza teologica e spirituale non certo minore a quella di tanti dottori della Chiesa. Francesco d’Assisi è anche questo. Ed è doveroso ricordarlo.
Il nucleo principale della sua sapienza potrebbe essere ricondotto alle pagine che ci sono pervenute sull’enorme considerazione che aveva dell’Eucaristia, dono di Cristo per l’umanità, segno tangibile del sacrificio della Croce per tutti e incrollabile segno di speranza per il mondo. «Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l'altare nelle mani del sacerdote». Così scrive frate Francesco nelle pagine delle Ammonizioni. Scrive dell’Eucaristia. Sottolinea, prima di tutto, l’umiltà: un’umiltà in apparenza, ma regale al contempo. Davanti a questa sublimità, davanti a un prodigio simile, nella sua Lettera a tutto l'Ordine, Francesco scrive una pagina altrettanto sublime che ha il sapore, il candore e la profondità di una vera e propria poesia: «O ammirabile altezza e stupenda condiscendenza! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché interamente vi accolga colui che interamente si dà a voi». Un invito davvero forte che è esortazione vera e propria soprattutto in quel passaggio in cui quasi si può ascoltare la sua stessa voce: «Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori». Il silenzio davanti all’Eucaristia apre i cuori dei fedeli, ma ancora una volta il santo d’Assisi fa riferimento all’umiltà che viene indicata da Francesco come la grande “strada” per raggiungere la pienezza dell’Eucaristia.
Ma un altro punto rimane fondamentale per il santo d’Assisi: l’importanza dell’altare del sacrificio, il “luogo” sopra il quale viene spezzato il pane eucaristico. E in questo discorso se ne inserisce inevitabilmente un altro, quello che riguarda i ministri di Dio che «consacrano sull’altare e ricevono e distribuiscono agli altri» il Corpo di Cristo. Così scrive nella Lettera ai Fedeli il Poverello d’Assisi. Ed è in questo sacro mistero che il sacerdote ricopre un ruolo prezioso, indispensabile. Nella Lettera a tutto l’Ordine, san Francesco esorta così i sacri pastori: «Compiano con purità il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e con riverenza poiché egli stesso disse: “Fate questo in memoria di me”. Se uno farà diversamente, diventa un Giuda traditore». Non sono parole docili, certo. Parole che stridono con l’immagine sdolcinata con cui spesso è stato presentato Francesco, che in questo caso è severo, rigoroso, non incline davvero ad alcun compromesso. Questa radicalità non può che provenire dal suo amore per Cristo, fatto Pane di vita: parole che nascono dal suo essere tutto in Cristo, lui, l’alter Christus.
Ma l’annuncio si amplia, si fa più grande. L’avvertimento su quanto sia preziosa l’Eucaristia non è solo rivolto ai frati e ai fedeli. San Francesco d’Assisi, comprendendo questa importanza, rivolge un monito anche ai governanti. Ed è in ciò che risiede la saggezza e anche la perspicacia del santo assisiate. Ma non solo. C’è ben altro: si tratta di una profetica visione che abbraccia anche le sfere del potere e che risuona ancora più forte nel nostro oggi. Leggiamo ciò che scrive nella Lettera ai Reggitori dei popoli, ossia ai podestà e ai capi di Stato del suo tempo. Francesco raccomanda loro di promuovere la devozione tra il popolo e di garantire massima attenzione al sacrificio dell’altare: «Ascoltate, miei signori, podestà, consoli, giudici e reggitori di ogni luogo: fate rendere tale onore al Signore in mezzo al popolo a voi affidato, che ogni sera si faccia un annuncio tramite un banditore o un altro segno, affinché siano rese lodi e grazie all'onnipotente Dio da tutto il popolo. E se non fate questo, sappiate che dovrete renderne conto davanti al Signore Dio vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio. E a coloro che custodiscono gli scritti e le parole del Signore o lo vedono consacrare sopra gli altari, raccomando che li trattino con la massima riverenza e onore». San Francesco d’Assisi mostra che la semplicità del Vangelo non ha nulla a che fare con la trascuratezza. In merito al corredo d’altare, ha idee ben precise. E se le ha, è soprattutto per quell’amore che nutre per l’Eucaristia. La preziosità del “Contenuto” inevitabilmente suggerisce la preziosità del “contenitore”: «I calici, i corporali, gli ornamenti dell'altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere di valore pregevole. E se in qualche luogo il santissimo corpo del Signore fosse collocato in modo troppo misero, sia da essi posto in un luogo prezioso e custodito sotto chiave, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione», così scrive nella Lettera ai Custodi.
Amore per l’Eucaristia, amore per il Signore. Dedizione completa, quella di san Francesco, a quell’essere con noi del Signore, ogni giorno, sull’altare. Francesco ci lascia nel suo Testamento parole che riescono a incarnare l’essenza della sua spiritualità eucaristica, con tratti mistici: «Dello stesso altissimo Figlio di Dio, nient’altro vedo corporalmente in questo mondo se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi (i sacerdoti, ndr) soli ricevono ed essi soli ad altri amministrano. E questi santissimi misteri voglio che siano sopra ogni cosa onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi». E uno di quei luoghi più preziosi per il santo d’Assisi è senza dubbio il cuore.
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