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Valditara-Concia, c'è un problema con il governo

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Sfumata la nomina dell'attivista Lgbt alla guida del progetto "Educare alle relazioni", resta il vero problema: la decisione di portare avanti questo programma per le scuole, condiviso dal governo. E si chiarisca il ruolo della Concia.

Editoriali 11_12_2023
I ministri Valditara, Roccella e sangiuliano alla presentazione del progetto "Educare alle relazioni" (LaPresse)

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che rinuncia al Comitato delle garanti per il progetto “Educare alle relazioni” è certamente una buona notizia. La nomina dell’attivista Lgbt Anna Paola Concia è stata ritirata a furor di popolo e con la sua anche quelle di suor Anna Monia Alfieri e di Paola Zerman. La reazione popolare e degli stessi partiti del centrodestra, presi in contropiede dall’iniziativa di Valditara e preoccupati soprattutto dai riflessi che poteva avere sulle prossime elezioni, ha avuto la meglio. E di questo si può essere soddisfatti.

Tutto bene allora? Neanche per niente. Perché il vero problema è il progetto stesso, tutto centrato sulla convinzione che ci sia un’emergenza chiamata “violenza sulle donne” provocata dal maschilismo e dal machismo, a loro volta conseguenza della cultura patriarcale che sarebbe presente in Italia. E Valditara è stato chiaro: non ci saranno le garanti, ma il progetto va avanti, con il coinvolgimento delle varie componenti della scuola.

La violenza purtroppo c’è, non solo sulle donne, e cresce di pari passo con la frammentazione sociale e con la disgregazione della famiglia. Il patriarcato non c’entra un bel nulla; come abbiamo già avuto modo di spiegare è un’istituzione di cui tutti parlano a sproposito, non avendo la minima idea di cosa si tratti.

Se un problema c’è, è nella cultura dell’individualismo che porta a vedere negli altri un limite alla nostra realizzazione personale, che ci porta alla solitudine più disperata; è nella cultura del gender, che ha distrutto l’identità di maschi e femmine; è nella cultura della contraccezione e del sesso liberato dalla responsabilità e dalla procreazione, che porta a vedere nell’altro solo uno strumento di piacere.
Se proprio si vuole favorire un cambiamento culturale, bisognerebbe anzitutto proporre la teologia del corpo di san Giovanni Paolo II, oltre a sostenere e rafforzare la famiglia naturale.

Invece il progetto “Educare alle relazioni” va proprio nella direzione opposta. E la cosa grave è che, mentre l’idea di creare un comitato di garanzia formato dalle tre donne di cui sopra è attribuibile al solo Valditara, l’iniziativa del progetto “Educare alle relazioni” è condivisa dal governo, visto che alla presentazione lo scorso 22 novembre erano presenti oltre a Valditara i ministri della Famiglia, Eugenia Roccella, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano.  È una iniziativa di chiara marca statalista, in cui lo Stato espropria la famiglia del suo diritto-dovere di educare i figli, riconosciuto anche dall’articolo 30 della Costituzione. In questo modo si dà un altro colpo alla famiglia, già massacrata da decenni di politiche radical-socialiste, e si trasforma la scuola in un agente etico chiamato a trasmettere l’educazione di Stato.

Inoltre, il metodo stesso è concepito come una forma di “rieducazione”, diretta ovviamente ai maschi.  Gruppi di discussione formati da studenti e professori, questi ultimi a loro volta formati da psicologi o altri formatori decisi dal ministero; e poi «progetti, percorsi educativi, attività pluridisciplinari e metodologie laboratoriali». Gli studenti, ha detto il ministro Valditara nella presentazione del progetto, saranno «invitati a prendere consapevolezza dei propri atteggiamenti e rappresentazioni e della possibilità di modificarli» e «saranno anche edotti delle conseguenze penali che comportamenti impropri possono generare». Possiamo solo immaginare che tipo di sane relazioni maschi-femmine può generare un’opera di rieducazione di questo tipo.

Il ministro ha anche voluto precisare che questo progetto non è una risposta emotiva all’omicidio di Giulia Cecchettin – anche se furbescamente ha voluto presentarlo pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere – ma un’idea nata dopo i tragici stupri della scorsa estate, a Palermo e Caivano. Fatti davvero gravissimi, siamo d’accordo: ma qualcuno pensa sul serio che quei ragazzi non avrebbero commesso quel crimine se avessero partecipato a ipotetici gruppi di discussione sul rispetto delle donne?

Dunque, il vero problema è il progetto del governo, la nomina di Paola Concia oltre che di suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman era solo la ciliegina sulla torta.

E a questo proposito c’è anche il rischio concreto che la Concia, uscita dalla porta rientri dalla finestra. In questi giorni, grazie al rumore che si è creato per la nomina, si è infatti anche scoperto che la Concia collabora attivamente con Valditara sin dalla nascita di questo governo (ma probabilmente anche con i suoi predecessori). Paola Concia è infatti coordinatrice in Italia di Didacta, organismo internazionale che si occupa di innovazione didattica e che ogni anno organizza una fiera nazionale a Firenze, con l’organizzazione di seminari, conferenze, workshop, eventi che riguardano i vari campi della didattica, dalle primarie alle superiori. Inutile dire che dietro alle grandi proposte innovative troviamo puntualmente leader della sinistra femminista, ecologista e così via. Possibile che a un ministro di centrodestra non sia neanche venuto in mente di verificare ed eventualmente mettere in discussione i progetti educativi veicolati da Didacta? Oppure, semplicemente, li condivide?

Questo però spiega come mai a Valditara sia venuto in mente proprio la Concia per coordinare il suo progetto di “Educare alle relazioni”. E vuoi che Didacta non abbia anche da indicare dei “formatori” per i docenti che dovranno gestire il progetto del governo? E poi, in cos’altro l’organizzazione diretta da Paola Concia influisce sui provvedimenti del ministero dell’Istruzione? Sarebbe interessante saperne di più.



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