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liturgia

Una proposta da Solesmes: il rito antico in quello nuovo

Inserire l'ordinario della Messa "tridentina" nel messale paolino per ritrovare l'unità: a proporlo al Papa in una lettera è l'abate dom Geoffroy Kemlin. Non è detto che incontri il favore degli uni e degli altri, ma di certo è un contributo alla riflessione innescata dalla querelle liturgica.

Borgo Pio 21_03_2026

Un solo messale con due ordinari della Messa, il Vetus e il Novus: la proposta è «audace», come ammette nella sua lettera a Leone XIV l'abate di Solesmes dom Geoffroy Kemlin, che sottopone al Papa alcune riflessioni «con l'obiettivo di porre fine alla disputa liturgica che sta turbando i fedeli in Francia, ma anche negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania e altrove». La lettera risale al 12 novembre ma è divenuta in questi giorni di dominio pubblico.

Dom Kemlin rievoca il suo predecessore, dom Prospero Gueranger: « il restauratore di Solesmes nel XIX secolo, fu uno dei principali artefici del ritorno delle diocesi francesi alla liturgia romana» ed espone al Papa la diversità liturgica all'interno della medesima congregazione: mentre a Solesmes la riforma liturgica fu accolta con gratitudine, «pur con la cura di rimanere ancorata alla tradizione, in particolare preservando l'uso del latino e del canto gregoriano»,  alcuni monasteri «in particolare l'abbazia di Fontgombault e le sue successive fondazioni, hanno scelto di tornare all'uso del vecchio messale» – differenze che dopo alcune tensioni iniziali «abbiamo gradualmente imparato a rispettare, e persino ad apprezzare».

L'abate, da «fervente difensore del rito di Paolo VI» confuta anche le ricorrenti accuse di strumentalizzazione rivolte a quanti sono legati all'antico rito: «Se tale comportamento esiste, è ben lungi dall'essere maggioritario», mentre «la maggior parte di coloro che sono legati al vecchio rito lo sono perché sperimentano in esso una forte e autentica connessione spirituale, che non riescono a trovare nel nuovo messale». E identifica il nodo principalmente nell'Ordo (ovvero nelle "parti fisse") dei due messali, che presenta profonde differenze.

La soluzione proposta da dom Kemlin «consisterebbe semplicemente nell'inserire il vecchio Ordo Missae nel Messale Romano (...), lasciando inalterato il nuovo Ordo Missae . I due Ordo Missae andrebbero così a far parte di un unico Messale Romano». In tal modo «l'intera Chiesa latina utilizzerebbe l'unico Messale Romano, con un unico calendario» e «i fedeli aderenti al Vetus Ordo sarebbero soddisfatti di una tale soluzione e trarrebbero beneficio da tutti gli innegabili contributi della riforma liturgica (nuovi prefazi e preghiere eucaristiche, preghiere riviste, il calendario dei santi, il ciclo delle letture, ecc.); allo stesso modo, i fedeli aderenti alla riforma liturgica non vedrebbero alcun cambiamento per sé stessi».

Non è detto che il "metodo Solesmes" incontri il favore degli uni o degli altri. Ma di sicuro costituisce un contributo autorevole e "vissuto" all'approfondimento provvidenzialmente innescato dalla querelle liturgica tra antico e nuovo.